
Gli Stardog arrivano dalla Lombardia e si propongono con questo cd registrato live in studio. Le prime note di "Maņana you'll see " predispongono ad un favorevole giudizio. Ci troviamo finalmente dinanzi ad un disco che suona diverso, sia per la dimensione acustica prevalente sia per le atmosfere proposte. "Shiny days" è un brano per sola chitarra e disturbi elettronici con un cantato che ricorda il Cantrell degli Alice In Chains versione unplugged. Con la successiva "Way of the hobo" si evidenziano le maggiori influenze: quelle di un traditional rock rurale che rimanda a nomi ingombranti come Bob Dylan e Neil Young, senza per questo sfigurare nella mera scopiazzatura. E questo è un pregio che si sviluppa in tutto l'album, passando attraverso ballate sommesse ("Unkind" e "All my blues") e brani più energici ("Don't shoot on me"), mantenendo come tratto comune un'aurea roots più o meno evidente a seconda dei brani.
Un album derivativo ma in senso positivo questo degli Stardog, che mi ricorda una grande band italiana degli anni ottanta troppo presto dimenticata: Four By Art. Da segnalare infine una bella versione di "Don't forget me" che non si può certo paragonare a quella fornita da Mark Lanegan, la cui voce non ha paragoni, ma regge bene il confronto.
Che si apra in Italia anche un filone alternative-country? Non lo so, comunque dopo l'ottimo esordio dei varesini Midwest, questo degli Stardog promette bene per il futuro.
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