Maledetta Primavera
Caparezza - Habemus Capa

Caparezza

Habemus Capa

Virgin Music / EMI music (2006)

di avatar Nicola Bonardi Nicola Bonardi 06/05/2006


Parliamo di un disco in cui si parla.

Del più e soprattutto del meno, come quando si incontra una persona che non si vede da tempo e per superare l'imbarazzo si parla del tempo, poi della politica, delle mezze stagioni e della tivù, dei luoghi comuni che se sono luoghi e sono comuni un loro perchè ce l'avranno.

Parliamo della gente, analizzandola al microscopio: quello che non ha mai votato chè tanto non cambia un cazzo e poi, orgoglioso, vota Mascia al Grande Fratello; o lei che l'ha sposato perchè ha i soldi e lui ha l'amante e del resto è così che va il mondo.

Così va il mondo, tutti lo sanno, tutti lo fanno, qualcuno si prende la briga di dirlo, di provare a raccontarlo. C'è modo e modo e Michele Salvemini da Molfetta, nel mezzo del cammin di sua seconda vita, sceglie una via di mezzo tra il j'accuse e l'allegoria, un calderone grasso e grosso in cui ci si perde di continuo tra rime incredibili, giochi di parole degni di un Bartezzaghi e citazioni che proprio non te lo saresti aspettato.

Caparezza non sa nulla più del suo ascoltatore, non ha (più) verità supposte, ma riesce, come direbbe Luttazzi, a unire una buona memoria a un punto di vista e come lui ha una mitraglia al posto della lingua: non ne possiede la sottigliezza, questo è sicuro, ma quella è appannaggio degli intellettuali, la lascia volentieri a Frankie, lui si occupa della grana grossa, della materia grezza, delle macchie oleose che stanno in superficie e si mostrano in tutto il loro schifo untuoso. Potere alla parola anche quando l'uno e l'altra passano nelle mani sbagliate e ci si trova come tori possenti ma impotenti di fronte alla furbizia di matador senza scrupoli o potenziali merci nelle mire di astuti commercianti.

Parla con il senno di chi è già stato fregato, Caparezza, e con il narcisismo di chi ha capito che risorgere è possibile e che per togliere i sassi tanto vale cavarsi anche le scarpe.

Non sempre va a segno e forse la carne al fuoco è un po' troppa, ma stupisce, travolge e coinvolge con un impasto musicale sodo e assai piacevole all'ascolto: i suoni sono quelli dell'album precedente (la produzione è la stessa), ma qui si osa di più in atmosfere da Carmina Burana, rock cattivello, basi fantasiose e cori impertinenti.

Un disco che non fa sconti, che si guarda bene dalla ricerca del tormentone e che, sicuramente, piacerà a molti. Ma non a troppi.

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Tracce di Caparezza, Habemus Capa

01. Mors mea tacci tua (intro)
02. Annunciatemi al pubblico
03. Torna Catalessi
04. Gli insetti del podere
05. Dalla parte del toro
06. Ninna nanna di Mazzarò
07. Il silenzio dei colpevoli
08. Profilo psichico
09. La mia parte intollerante
10. Inno verdano
11. Epocalisse
12. Tii-yan
13. The auditels family
14. Ti giri
15. Titoli
16. Felici ma trimoni
17. SSSAASSS
18. Sono troppo stitico
19. Habemus Capa

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2010-03-20 04:26:46