Maledetta Primavera
Post Contemporary Corporation - Gerarchia Ordine Disciplina

Post Contemporary Corporation

Gerarchia Ordine Disciplina

Musica Di Un Certo Livello / Misty Circles (2006)

di avatar Monia Baldacci Balsamello Monia Baldacci Balsamello 24/07/2006


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Nell'era del "post", dove il "pre" è antecedente scomodo e urtica la schiena come un maglione infeltrito, sorge la Post Contemporary Corporation. Nucleo di volti e suoni che affidano la propria sostanza ad una voce imperiosa e cadenzata-muezzin, che spara testi-proiettile sulle nostre teste-bersaglio. I PCC hanno scelto il loro "dopo-cosa" già nell'autodefinirsi. Un rifiuto (se non pretenzioso o celebrato per moda) ha vari volti, in primis quello della conoscenza profonda di ciò che non si accetta.

Partono dal concreto reale e quotidiano e lo smembrano a morsi. Delle cose sanno gli odori, il sapore, le pieghe più turpi, non l'aspetto esteriore. La chiamano "letteratura da ballo". Per me è "parola da guerra", armata e senza scampo, mandata in circolo nel corpo, sussultoria, ruvida e vetrata, volutamente provocatoria nel suo eccedere in tono e perentorietà. Parola sostenuta da possenti ed enfatiche sonorità che mischiano pop, psichedelica ed industrial, degni del rock dei Devo ma anche Kraftwerk e Neu.

Mi piace questo album-reading arguto. Mi ricorda, certo, altre esperienze d'ascolto, ma mi colpisce per l'ironia non leggera, mai di facile presa, pesante come un macigno legato alla caviglia. Certamente efficaci dal vivo -posso immaginare-, sono qui costretti nelle spire di un cd, ma riescono comunque ad uscirne solidi. Il titolo del lavoro è già un rituale, da ripetere in una sorta di preghiera buddista al contrario. Se lo leggi come acronimo, piove dall'alto come divinità. E richiama, nel concetto, la prima traccia, che non è altro che la recitazione sonora del "Manifesto del Futurismo" di F. T. Marinetti, in tutta la sua enfasi letteraria. Si può imprecare elegantemente? Sì. Il front-man Valerio Zekkini lo fa, un tipo che – citandolo – è un pavone sonico adriatico che si fa cantore, lancia strali contro il benessere e ruota invettive attorno all'altare degli "-ismi". E' un provocatore mediterraneo che recita in un italiano accorto e, se non basta, anche in spagnolo. Il progetto, se i tempi avessero coinciso, sarebbe potuto uscire dritto dritto dal Consorzio Produttori Indipendenti. Ed un tocco concreto di quell'ispirazione in fondo c'è. Con Zekkini e gli altri è, infatti, anche l'ex chitarrista dei Disciplinatha, Dario Parisini. I PCC si muovono con sorprendente naturalezza tra gli inganni delle ideologie ed i lustrini del trendy a gogo, come fossero nel salotto trash di un Andy Warhol che coinvolge i Velvet Underground in uno dei suoi deliri creativi e fa recitare ad una Nico truculenta Morrissey e Pasolini.

PCC: figli di un dio del post minore, di grandezza inversamente proporzionale all'indifferenza.

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Tracce di Post Contemporary Corporation, Gerarchia Ordine Disciplina

01. Manifesto di fondazione del Futurismo
02. Mondi fluttuante
03. Streetwise (Angelo's catholic rap in ancient Bologna)
04. Tumulto finanziario
05. Apri la porticina e lasciami passare
06. Madre de Dios (Martinete)
07. Onnagata
08. Tra 40 anni (Elogio alla senilità)
09. Finitemi con un proiettile di platino (oppure con una supposta al cianuro)
10. Profilo impassibile
11. Corporate America, wake up and dance!

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2010-03-21 12:34:00