Maledetta Primavera
Hogwash - Half Untruths

Hogwash

Half Untruths PRIMASCELTA!

URTOVOX rec. / Audioglobe (2006)

di avatar Carlo Pastore Carlo Pastore 09/10/2006


Rilassatevi. Mettetevi giù. Chiamate un'amica a casa. Mettete su 'sto disco. Bevete roba fresca. Chiacchierate. Parlottate di cose inutili tipo i sogni fino a notte fonda. Dimenticatevi di tutto il grigiume attorno. E nel mezzo dei vostri ikearredamenti fate spazio alle cose ben fatte. Soffiate via la polvere dallo stereo. Per una sera, lasciate gli I-pod spenti riposti nella custodia. Puntate sull'atmosfera. Sull'insieme. Regola 1: non serve un disco che richieda troppa attenzione, sofisticato, intellettualeggiante. Regola 2: serve musica che colori di caldo e riempia le stanze vuote. Regola 3: c'è bisogno di belle canzoni. Fra biccheri sempre mezzi vuoti, lasciatevi andare alle mezze falsità.

Che cosa intendano gli Hogwash con "Half Untruths" è da lasciare agli eventi. Declinate come vi pare. Fate voi. Io dico: bentornati ragazzi. Uomini con figli, certo, mica più pischelli, ché l'età passa e si fa famiglia. Ma. Rimane lo spirito. Cresce la tecnica. E se resiste l'ispirazione si assiste a quella cosa che, per i dischi, i critici banalizzano sotto il concetto di "maturità". Perciò mi banalizzo anche io. Banalizziamo tutto. Cose semplici ed efficaci. Cose semplici e banali. Citazione facile.

Disco nel solco dell'approccio che li ha da sempre caratterizzati. Chitarristico. Rigorosamente registrato su nastro analogico da 2 pollici. Arpeggi e riff senza soluzione di continuità. Rock'n'roll ("Fools Do Pay") e ballate lunari ("Holes In My Maps", dove fanno capolino pure banjo, theremin, cori femminili e armonica). Giochini ad incastro mai troppo scolastici e mai pretenziosi. Abbandonati certi spunti bui, certe notti mal digerite, questa volta gli Hogwash si lasciano al fluire melodico come a dorso nudo poggiato sull'acqua corrente. Sentite l'estiva "Red Heart Shaped Petal", tanto per capire qual è il mood. Danno alle loro trame un sapore solare, non si vergognano d'essere sereni, raccontano una parte positiva di loro. Curioso che a dominare questo flusso in regia ci sia Alberto Ferrari, non certo noto per aver visto la luce (ma, piuttosto, per aver chiuso le tende). Il cantante-chitarrista dei Verdena dunque si mette da parte, e fornisce la sua esperienza al cospetto di questa band dal piglio classico, sia in senso rock (Neil Young & Crazy Horse, Echo & The Bunnymen, Dinosaur Jr) sia in senso indie (dEUS, Pavement). Inutile sforzarsi nel ricercare le citazioni e i rimandi. Ispirazione e mestiere qui se la giocano a metà. E le tredici tracce di "Half Untruths" sono pareti di una stanza soffice in cui è piacevole soggiornare. Accompagnati e non invasi. Sia mai che fra uno slide e un contrappunto acustico ci scappi il bacio.

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Tracce di Hogwash, Half Untruths

01. Bikeride
02. Crude
03. Red heart shaped petal
04. My dear December
05. Fools do pay
06. Holes in my maps
07. Weak brother
08. I see you
09. Mend my ways
10. Goodbye letters
11. As a day
12. Thomas ross j.r
13. Me and the half untruths I & II

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