Le luci della centrale elettrica
16-03-2009 . Arci Bellezza - Milano

Live report

di , 23/03/2009

Arci Bellezza - Milano

(Foto di Monelle Chiti)

"Milano, non ti riconosco più ma ti voglio ancora bene. Facciamo Pace", questo il titolo di una serie di concerti gratuiti organizzati dall'Arci Milano. Un modo per riavvicinare il pubblico alla musica dal vivo in risposta ad un certo clima di chiusura che si respira ormai da tempo in città. Di questi quattro live quello delle Luci Della Centrale Elettrica, ospitato nei suggestivi locali del circolo Bellezza, è sicuramente il più atteso. Vasco Brondi è in forma, regala ai presenti uno dei più bei concerti mai fatti. Un piccolo evento. Sandro Giorello racconta.



Non preoccuparti.

Delle quattro serate di "Milano, non ti riconosco più…", questa è la più attesa. L'Arci Bellezza è un circolo per anziani, solitamente ci fanno i corsi di liscio. Far suonare Vasco Brondi qui crea un cortocircuito tra l'Italia paese per vecchi e il cantautore giovane per eccellenza. Diventa un evento imprescindibile per addetti ai lavori e no. In più è gratis. Alle nove c'è già parecchia gente, alle dieci non fanno più entrare nessuno. Prima di lui suona F punto, dovendo riassumervi in poche righe la sua esibizione: sono ottime canzoni ma appesantite da un'intelaiatura di citazioni e atteggiamenti snob, troppe parole e battutine acide tra un pezzo e l'altro, una specie di versione poser di un cantautore. Vasco sale sul palco, sorride, sembra a suo agio e si sistema con calma. Comunica una sicurezza del tutto inedita. L'ultima volta che l'ho visto dal vivo era poco più di un anno fa, faceva da spalla agli Zen Circus con Brian Ritchie e non capivo se eravamo più imbarazzati noi pubblico di sole quattro persone arrivate in anticipo o lui stesso che ci suonava davanti. Era il periodo in cui girava da solo, non era ancora uscito l'album e le copertine sui giornali, gli andava bene un concerto si e uno no a seconda se c'era un impianto decente e un fonico bravo. Poi è cambiato tutto. Stasera con lui oltre a Giorgio Canali e Daniela Savoldi - la violoncellista dei Le Man Avec Les Lunettes - c'è anche Rodrigo D'Erasmo degli Afterhours. Partono con "Produzioni seriali di cieli stellati". Inutile scrivere che ogni suono è calibrato alla perfezione. Gli arrangiamenti sembrano diversi da quelli su disco, gli archi smussano i nervosismi e inglobano la rabbia dei testi in una bolla al cui interno tutto è sospeso, equilibrato e stranamente dolce. Che poi io ho sempre pensato: le canzoni di Vasco sono tutte uguali, sia per come sono cantate che per le cose che dicono; un mondo, il suo, raccontato senza soluzione di continuità. Stasera invece ogni brano assume sfumature differenti e piccole variazioni. E' come ascoltarle per la prima volta. In due momenti Canali si intromette aggiungendo suoi pezzi, in altre è lo stesso Vasco a introdurre estratti del libro che ha pubblicato mesi fa. Dopo quasi un'ora di concerto, saluta, ringrazia e se ne va. Come bis suona "Per combattere l'acne" e la lascia sfumare in un boato di distorsioni. Sopra grida "Non preoccuparti", lo ripete molte volte alzandosi dalla sedia e allontanandosi lentamente dal microfono. Il pubblico applaude forte. A me viene in mente la tassa dei rifiuti da pagare, il conto di quanto ho speso a cena, che vorrei fare un viaggio ma non ho abbastanza soldi, l'ultima ragazza che ho baciato e, più in generale, le mie relazioni che non funzionano praticamente mai: non è solo riconoscersi nelle canzoni di Le Luci Della Centrale Elettrica, Vasco è quanto di più importante c'è adesso nella musica italiana, e ho proprio il timore che non sapremo tenercelo stretto. Troppo abituati alle prossime nuove cose a scadenza mensile. C'è da preoccuparsi, ma spero di sbagliarmi.

All'uscita dalla sala c'è un gran casino, i baristi non possono più dare da bere e tutti urlano manco fosse una manifestazione in piazza. Uno brucia addirittura una tessera Arci per protesta contro la mafia dei circoli, cerco di raggiungerlo per chiedergli una dichiarazione ma la confusione è troppa. Milano a volte fa davvero paura.




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Commenti (6)

  • 23/03/2009 ore 15:35 Barnaba Ponchielli @musicaperdrogati {C}

    ero malato
    milano è veleno
    distribuire antistaminici in piazza
    la calza della befana è finita da un pezzo
    e l'uovo di pasqua è già marcio

  • 23/03/2009 ore 17:19 Faustiko Murizzi @faustiko {R}

    Urca che finale di serata... :[

  • 24/03/2009 ore 17:01 indiota devi morire @djfuco

    "ho proprio il timore che non sapremo tenercelo stretto"

    lo vuole il real madrid.

    "non è solo riconoscersi nelle canzoni di Le Luci Della Centrale Elettrica..."

    le opere che puntano sul desiderio del pubblico di identificarsi con fatti narrati e/o personaggi descritti sono solo delle furbate.

    ingenui.

  • 25/03/2009 ore 12:50 pibio @pibio

    ...che clima da repubblica di Weimar che c'è in giro...

  • 27/03/2009 ore 00:55 morgantiales @morgantiales

    quindi se qualcuno scrive parole (che pensa e sente sue) e in cui un'altra persona si identifica questo è da considerarsi per forza di cose un furno. Hai capito tutto, complimenti... curioso di sapere che musica ascolti. In ogni caso non c'è bisogno di essere il difensore di nessuno, chi non vuole capire un cazzo lo faccia pure.

  • 12/04/2009 ore 21:56 Mdm @mdm

    In effetti,scusa se mi permetto,hai detto una tale cazzata che era impossibile non fartelo notare (con estrema gentilezza,peraltro).

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