Baustelle

Annotazioni sparse su Amen

Annotazioni sparse su Amen
06/02/2008

(Francesco Bianconi - Foto di Gianluca Moro)

"Amen" è il quarto disco dei Baustelle. E' uscito lo scorso week end su etichetta Atlantic. E' un album controverso - se volete più "complesso" o "difficile" - che sicuramente avrà un'accoglienza diversa da parte del pubblico rispetto al precedente "La Malavita". Francesco Bianconi ha scritto un contenuto esclusivo per Rockit: ci descrive "Amen" canzone per canzone.



Io i concept album li ho sempre odiati. Roba da progressive rock, e neanche di quello buono. Per formazione, sono più legato all'era dei singoli usa e getta degli inizi del rock and roll e al punk, che era fantastico perché veniva dal cuore e dallo stomaco e non aveva pretese di spiegare niente a nessuno. Eppure, ogni tanto, i concept vengono fuori, involontariamente. Penso sia il caso di questo nuovo disco dei Baustelle, le cui canzoni sono state scritte in un arco di tempo molto breve (un paio di mesi). Ho scoperto a posteriori che i testi che avevo scritto erano tutti molto simili. Magari non apparentemente, ma in profondità. Mi sono sorpreso a constatare quante volte avevo ripetuto la parola "Dio", ad esempio. Se qualcuno mi facesse adesso la domanda "qual è il concept di questo disco?", credo risponderei "è un disco sulla civiltà occidentale moderna". Una civiltà che ai miei occhi fa schifo. E che forse proprio per questo spinge chi la canta con occhio critico, cinico e cattivo a guardare per reazione (o disperazione?) verso l'alto, verso un altro, verso un altrove. Spinge ad alzare la testa dal fango. Volenti o nolenti, credenti o miscredenti, apocalittici o integrati. Nel romanzo "La strada" Cormac McCarthy a un certo punto dice "Non c'è nessun Dio e noi siamo i suoi profeti". E forse è proprio così.

"E così sia"
Una delle varie improvvisazioni al pianoforte che Mulatu Astatke ha registrato in studio. Avevamo bisogno di un inizio.

"Colombo"
Una delle canzoni più semplici e lineari del disco. E' l'unico pezzo del disco in cui suona la formazione rock classica basso-chitarra-batteria-organo. Sono un fan del Tenente Colombo, e degli autori della serie. Che Dio o chi per lui li benedica per aver iniettato nella cultura dell'intrattenimento americana piccole intelligentissime dosi di critica sociale marxista.

"Charlie fa surf"
Questo pezzo ha suscitato un intenso dibattito, anche su Rockit. Chi dice è una presa per il culo, chi dice che è una canzone dei Baustelle con un testo banale, chi dice che sono uno stronzo… Poi c'è anche qualcuno a cui piace, evviva! A me pare solo una canzone rock and roll. Volevo scrivere un testo che fosse allo stesso tempo ribellione pura e parodia della ribellione. Cosa che viene quasi da sé quando a cantare frasi come "vi spacco il culo" è un signore non più adolescente, medioborghese, decadente e un po' snob come il sottoscritto. Come a dire: se Battiato canta "amore, amore, amore" è un conto, se lo canta Mino Reitano è un altro. Col massimo rispetto per entrambi. Il pop è sempre una faccenda di enunciazione. Beatrice Martini suona l'arpa.

"Il liberismo ha i giorni contati"
Volevo una canzone bubblegum, semplice. Poi l'arrangiamento si è complicato, con l'inserimento di riff orchestrali molto stratificati. Ho costretto Alessandro Alessandroni a suonare il sitar. Non lo faceva da trent'anni e infatti mi ha pure detto, me lo ricordo bene: "li mortacci tua, Francé".

"L'aeroplano"
Musica scritta a due mani con Rachele. Nonostante alcuni ci trovino elementi di Blonde Redhead e groove hip hop, mi piace che esca fuori la sua italianità. Quella bella, nobile. Merito anche della signorina che canta. Nel ritornello mi mette i brividi ogni volta.

"Baudelaire"
In questo pezzo volevamo che ci fosse un andazzo ballerino, ma mischiato alle chitarre spigolose (grande riff Gang of Four di Brasini!) e all'Africa. Quando l'ho detto la prima volta a Carlo Rossi, in studio, lui ha esclamato: "Ah. i Talking Heads". E, in effetti, aveva ragione anche lui.

"L"
Una canzone d'amore di fantascienza. Volevamo un suono liquido, semplice e rilassante sulle strofe. E ritornelli e stacchi strumentali ultrabarocchi. Quando ho scritto l'arrangiamento di archi e fiati pensavo alle stanze settecentesche del finale di "2001 Odissea nello Spazio". Cercavo quello.

Mi piace un sacco come Sergio Carnevale ha suonato la batteria.

"Antropophagus"
Una fotografia visionaria di Piazza Duca d'Aosta a Milano, davanti alla Stazione Centrale. La nostra idea era di fare una canzone rock, violenta, diretta. Che poi sfociasse però in una sorta di coda strumentale con l'orchestra e la batteria elettronica.

"Panico!"
Un omaggio a Lee Hazlewood, un grande. Stava già molto male quando ho scritto la canzone.

"Alfredo"
Avevamo questa musica scritta al piano. Un piccolo valzer delicato. Una ninna nanna. Volevo che le parole raccontassero di un bambino. E, misteriosamente, si è stappata da qualche parte dentro alla mia memoria, la bottiglia nera con la nera storia di Alfredino Rampi. Alessandroni suona la fisarmonica.

"Dark Room"
Musica molto morriconiana di Rachele, parole scritte da me insieme a Francesca Genti. Una che dovete assolutamente conoscere. Cercatela. Vi farà star male, ma è una poetessa vera.

"L'uomo del secolo"
Mio nonno è morto a novant'anni e negli ultimi tempi della sua lunga vita aveva in comune con me (che non ho fatto né la Guerra né la Resistenza) il fatto di non capire il mondo. Mi piace molto il suono garage di Claudio nei riff.

"La vita va"
Altra epica musica morriconiana di Rachele. E sontuoso arrangiamento di archi nel finale.

"Ethiopia / Andarsene così"
Due pezzi diversissimi eppure collegati. Il riff ostinato di pianoforte di "Ethiopia" continua sul pezzo successivo, con una soluzione armonica diversa. Mulatu Astatke suona le percussioni e il solo di vibrafono nella prima parte, Alessandro Alessandroni la chitarra acustica nella seconda.

"No Steinway"
Elaborazione psichedelica del tema di Spaghetti Western ad opera di Beatrice Antolini, una che dovreste conoscere già. Qui suona tutti gli strumenti.

"Spaghetti Western"
Doveva essere, armonicamente, un blues. Poi ci siamo lasciati trasportare altrove. Ne è venuto fuori uno shuffle molto glam rock, con le chitarre di Claudio amplificate HiWatt, il piano honkytonk di Beatrice Antolini, degli intermezzi strumentali con orchestra e fischio di Alessandroni, solo di tromba messicano nel finale! Un delirio. // Francesco Bianconi



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