
Torna Retroterra, la rubrica curata da Renzo Stefanel dedicata ai nomi che hanno reso importante la storia della musica italiana. Protagonista di questa puntata: Giorgio Moroder.
È l'italiano più influente nella storia della musica del 900, e l'italiano meno italiano di tutti. Già Giorgio Moroder nasce a Ortisei, Val Gardena, il 26 aprile 1940, e si chiama Hansjoerg. È uno che pianta prima l'Artistico e poi il Geometri, e via in una band a girar l'Europa. Firma pure un tot di hit mainstream, tra beat e bubble gum music, tutte in Germania, dove si fa chiamare Giorgio. Così prima nel 67 si trasferisce a Berlino, dove stan fiorendo i talenti visionari ed elettronici di Klaus Schulze, Ash Ra Tempel e Tangerine Dream (una delle sue maggiori influenze), e poi nel 1971 in una Monaco in pieno fermento kraut (Popol Vuh, Amon Düül I e Amon Düül II, Embryo) e centro dell'elettronica colta di La Monte Young e Josef Anton Riedl. Proprio lì, nel 72, incontra il synth: l'ingegnere del suono di Riedl gli fa sentire una composizione colta fatta di "note basse che cambiavano ogni mezzo minuto". Una palla! Ma gli mostra anche i giochetti che il gingillo poteva fare. "Pensai: Wow, questo è figo!". Così, via a comprarsene uno: due settimane dopo ecco pronta "Son of My Father", pezzo glam alla Bolan per gli inglesi Chicory Tip, subito numero uno in Uk. Ma, siccome ha "diverse altre hit in Europa", lì per lì lascia perdere. Intanto ha già incontrato l'inglese Pete Bellotte, con cui mette su l'Oasis records, e nel 73 anche Donna Gaines, americana reduce dal cast austriaco di "Hair": nel 74 le produce "Lady of the Night", insulso album di country soul, che esce a nome Donna Summer.
Ora ci siamo. Nel 75, per scherzo, Giorgio e Donna pensano di produrre un disco sexy, imitando "Je t'aime... moi non plus" di Serge Gainsbourg e Jane Birkin, del 69. Lei dà il titolo: "Love To Love You Baby". E lui la musica: parte da una grancassa dei Crusaders, la mischia col charleston di "Rock the Boat" della Hues Corporation, ci costruisce sopra l'armonia, Donna canta il testo. Al Midem di Cannes tutti entusiasti. Così Giorgio spedisce il demo alla Casablanca Records di Neil Bogart, l'etichetta disco per eccellenza, sede a Los Angeles, sotto contratto anche i Kiss e i Parliament di George Clinton, un delirio di coca, puttane, macho gay intorno. La moglie di Bogart lo mette su durante un festino: tra gli ospiti si scatena una specie di balletto-orgia e i padroni di casa non possono fare altro che risuonare il pezzo all'infinito. Bogart telefona a Moroder e gli dà l'ok, a patto che allunghi quei miseri 3'50". Diventeranno 16'51", con Donna che simula 22 o 23 orgasmi: in un colpo solo Moroder, un po' artista, un po' geometra, inventa il 12", il remix, la figura del produttore autore, sdogana la disco music da underground a fenomeno di massa, fa scendere il sesso sul dancefloor dando corpo ai sogni di milioni di donne e di uomini che già da un po' si stanno inventando la catarsi settimanale della classe lavoratrice, la sua promessa di felicità, amore e piacere. È il sabato sera, prodromo della Club Culture: la discoteca è luogo di Trasfigurazione totale dell'Uomo, ora mirrorball vivente, silhouette di luce nel buio cosmico, figlio delle stelle, realizzazione terrena del sogno hippie dell'Era dell'Acquario e del godimento democratico, l'ora e subito di una rivoluzione, comunista e consumista, che non arriva mai e regala lacrime e sangue, nelle strade e nei posti di lavoro.
Nel 76 Moroder replica il colpaccio con "Spring Affair" di Donna Summer, 8'30" di perfetta disco e freschezza insuperata, incarnazione perfetta delle parole d'ordine di cui sopra, e "Knights in White Satin", a proprio nome, che stravolge già in senso futurista una vecchia hit dei Moody Blues ("Nights in White Satin", 67): Giorgio e i suoi Munich Machine paiono membri di Spazio 1999 nei bagni di una discoteca. E c'è anche l'inno gay "I Wanna Funk You Tonight", riciclo di vecchi brani soul (anche "Black is Black" dei Los Bravos) in un tutto nuovo. Il 77 stravolge la musica mondiale. In mezzo a tutto quello che sta succedendo (Sex Pistols, Clash, Talking Heads, Television, Suicide… bastano?) Moroder lavora a "I Remember Yesterday" di Donna Summer, un concept sulla musica dance dagli anni 20 in poi: un brano in ogni stile. Alla fine dev'esserci un brano disco "del futuro": Giorgio si chiude in studio, parte come al solito dai bassi, ma fatti al synth, stavolta, con - novità - tutti gli strumenti a tempo di metronomo computerizzato. Ultima, la voce di Donna che scende dal Cielo per congiungersi carnalmente con questo pianeta, Nozze Mistiche fatte di Carne, Sudore, Sangue e Sesso, su quel basso galoppante e tellurico che ogni 64 battute aumenta leggermente la velocità. "I Feel Love", primo brano dance quasi totally electro, mischia robotica e soul, influenza prima i Kraftwerk (lo copieranno con "The Man-Machine"), e in seguito Human League, Throbbing Gristle, Daf e tutto il post-punk, crea il mito musicale di un'Europa affrancata dagli Usa, l'Eurodisco con il suo immaginario futurista e angoscioso, fa nascere electro pop, synth pop, techno pop, tutta Madchester, house, techno, acid house. Da qui verrà "Blue Monday"dei New Order, per ammissione degli stessi. Appunto, il futuro.
Di nuovo, perfetto uno-due calcistico: Giorgio, che ora sfoggia il look macho che sarà di Freddie Mercury, lui absolutely straight, sguaina lo splendido "From Here To Eternity", 5'58" di robotica messianica che sfociano nella grande "Utopia Me Giorgio", sintesi perfetta tra basi dei Tangerine Dream, melodie degli Harmonia e battito motorik di Neu! e Kraftwerk on the dancefloor. Nel 78 tocca al soundtrack di "Fuga di mezzanotte", suo primo Oscar, con le minacciose "The Chase" e "The Wheel", e il caos organizzato di "(Theme from) Midnight Express". Moroder spopola. È il 79: da noi vanno Branduardi, i Pooh, Renato Zero, Baglioni, il duo Dalla-De Gregori (mio Dio…); Giorgio scrive con i Japan di David Sylvian quel gioiello che ha nome "Life in Tokyo" e licenzia il suo ultimo album solista, "E=MC2", dall'imperdibile title track con quell'assurdo vocoder finale che presenta musicisti e strumenti. Nell'80 chiama i Blondie a registrare "Call Me", per il soundtrack di "American Gigolò", e nell'82 David Bowie ad interpretare "Cat People" (trovatevi l'edizione su singolo, ben più inquietante della pagliacciata messa su dal Duca Bianco per il suo "Let's Dance"). Tralascerei allegramente quella tamarrata di "Love Kills" (feat. Freddie Mercury, 1984) e mi concentrei sull'ultimo capitolo interessante della vicenda del Nostro: la produzione nel 1986 di quell'Assoluto Schiaffo all'Età Adulta che è "Flaunt It" dei Sigue Sigue Sputnik. "Love Missile F-11" e "21th Century Boy", meravigliosa mitragliante risposta al "21th Century Schizoid Man" dei fricchettoni King Crimson, coniugano rivolta punk ed edonismo controculturale dance, assumendo definitivamente la tecnologia come Droga Definitiva. Chapeau.
Moroder dimostra cosa può fare nel giusto milieu un talento che se fosse rimasto in Italia ben poco avrebbe potuto, fuori dai giri giusti (così poco cool quella Ortisei). E quand'anche ci fosse entrato? Cosa lo aspettava? Sanremo? Artigiano della musica, aveva già capito che in Italia non c'è modo di fare nulla. Già nel 1978 dichiarava a NME: "Non solo il governo in Italia è corrotto, ma l'intero sistema. Posso capire perché le Brigate Rosse abbiano l'appoggio della gente, inascoltata dai politici. Anche se andasse al governo il Partito Comunista, credo non cambierebbe molto".
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