Massimo Volume

I testi in anteprima

I testi in anteprima
01/10/2010

Il 15 ottobre uscirà su La Tempesta "Cattive abitudini", il tanto atteso album. Vi anticipiamo i testi.



Robert Lowell.

simili a una folla di bagnanti
quando il cielo rannuvola
i giorni si accalcano
& spariscono
lasciando a quelli che restano
il conto dei vivi

celebriamo allora i nostri sforzi
Il solco avaro da cui siamo partiti
(chi l'avrebbe mai detto
di ritrovarci qui,
giugno 2010
in un pomeriggio
di pioggia & di sole
seduti di fronte
alle nostre parole?)
consideriamo questo
piuttosto che il resto
il peso
di cose fatte male
& fatte in fretta
cumuli di immagini sfocate
su cui si punta il dito
senza convinzione
solo per poter dire:
"questo sono io"
nell'lllusione che ciò che siamo riusciti a dire
Fosse ciò che avevamo da dire

dimentichiamo tutto questo
l'insormontabile scarto
che fissa il prezzo
della nostra libertà
Il terrore dell'assenza
di oggetti che ci sopravviveranno
la muta presenza

dimentichiamo tutto questo
& continuiamo ad andare
gli occhi chiusi
& le braccia aperte
in equilibrio
nel nostro monotono sublime


Coney island.

non fidarti dei fantasmi del '900
l'estate non tornerà più da queste parti,
con i più grandi mangiatori di hot dog di tutti i tempi
che sorridono sazi agli angoli delle strade

lo senti questo suono?
è il lamento del tempo?
o una nota rubata nella casa del sogno?

restiamo ancora un po'
camminiamo
tanto la vita è solo a una fermata da qui
basta una moneta per raggiungerla.




Le nostre ore contate.

e così veniamo avanti
simili in tutto a quelli di ieri
aggrappati a un'immagine
condannata a descriverci
dimmi, non è così?

e poi ci ritroviamo
divisi da nuove alleanze
senza più nulla da nascondere
solo più accorti
nel mostrare i punti
dove la vita ristagna,
le cattive abitudini
quasi sempre appagate
e ci sediamo
in un camerino affollato
in un treno che parte
continuamente sospesi
tra questo corpo e la scena
le nostre ore canoniche
le nostre ore contate
ancora troppo presto
per organizzare il proprio sgargiante declino
ma non abbastanza da non averne un'idea

io non ti cerco
io non ti aspetto
ma non ti dimentico




Litio.

ho speso troppo tempo e il tempo s'è accorciato
non giro più in cerca di occasioni
la mattina mi vesto svelto
in corridoio ho scritto una frase che so ripetere ma non riesco a ricordare
c'è una stanza vuota qui dove potresti fermarti
dall'ultima volta che sei venuto la tengo chiusa a chiave
la notte riconoscevo i tuoi passi
dicevi che il litio ti aveva cambiato. I tuoi pensieri erano puliti adesso, ma sbiaditi, come vecchie lenzuola stese al sole ad asciugare

ti ho visto una sera nella pubblicità di una birra
coi tuoi anelli da baro e le guance smagrite
parevi un De Niro allucinato
capitato lì per caso

torno sempre a te
in questi giorni inquieti
torno sempre a te
perciò siediti e parlami di Mengele, parlami degli Hovitz, parlami di Waterloo e Mogadiscio, di Oyama e San Paolo

ho speso troppo tempo e il tempo s'è accorciato
non giro più in cerca di occasioni
la mattina mi vesto svelto
in corridoio ho scritto una frase che so ripetere ma non riesco a ricordare

torno sempre a te
in questi giorni inquieti
torno sempre a te



Tra la sabbia dell'oceano.

dopo un mese trascorso in clinica
una mattina si tirò giù dal letto
e sotto i piedi
invece delle piastrelle del pavimento
trovò la sabbia dell'oceano
abituò la vista alla luce accecante
e prese a camminare lungo la riva
non come un naufrago oppresso dai ricordi
né come un turista
ma come un soldato senza il conforto di un'epopea da condividere
e nessun altro intorno con la sua stessa divisa

vagò per giorni sotto il sole cocente
raccolse conchiglie lampeggianti
credendo ogni volta
di avere trovato la più bella

questo lo portò a elaborare amare considerazioni
sulla condizione umana
e su certi suoi amori di un tempo

tornò che era ormai aprile
con la convinzione che la vita
potesse essere tranquillamente racchiusa
in un banale quadretto balneare




Avevi fretta di andartene.

dicevi che I tuoi amanti erano specchi infranti nel riflesso del tuo disincanto
ti sei congedata da loro offrendogli il rimpianto della tua bellezza
e un'ultima notte sfilata al passato.

le tue labbra non lasciavano promesse
ma sul tuo letto c'erano ancora i segni di una lotta che avresti voluto perdere.

sei arrivata in un pomeriggio di sole
avevi fretta di andartene
sei arrivata in un pomeriggio di sole
ho corrotto il tempo per non lasciarti andare

prendi la mia lingua
la mie frasi scontate
prendi i miei spicci e il mio vestito di stracci
tutte le cose inutili che le mie mani hanno fatto
regina delusa
non badare alle voci
donerò i miei alibi a qualche amante infedele
perciò sciogli il tuo esercito assetato di pace
e lasciami violare le tue mura sguarnite.

i santi intorno a te avevano l'aria stranita
invidiavi la loro sofferta teatralità
la maniera morbosa con cui parlavano d'amore

sei arrivata in un pomeriggio di sole
avevi fretta di andartene
sei arrivata in un pomeriggio di sole
ho corrotto il tempo per farti restare

prendi i miei occhi
le mie strofe copiate
prendi la mia smania e i miei sciocchi rancori
tutta la strada inutile che le mie scarpe hanno fatto
regina delusa
non badare alle voci
donerò i miei alibi a qualche amante infedele
perciò sciogli il tuo esercito assetato di pace
e lasciami violare le tue mura sguarnite.




La bellezza violata.

con i soldi dell'assicurazione si trasferì in una casa vicino al fiume
separò la luce dal giorno
e scorse il futuro nell'angoscia di un paesaggio digitale.

spedì ai suoi vecchi amanti cartoline illustrate
di posti in cui non era mai stato.
la bellezza violata -c'era scritto sul retro- la bellezza violata ha interrotto la festa.

gettò cravatte e gemelli dove la corrente mordeva gli argini
il suo stile, i suoi giochi di parole e i volumi di mistica orientale.

rintracciò il colpevole grazie all'aiuto del suo avvocato.
all'appuntamento portò con sé un ritaglio di giornale e la pistola di famiglia

si incontrarono ai bordi del parco
il ragazzo osservò la mappa desolata del suo viso e sorrise
il sorriso sapeva di terra bagnata.

lui chiamò il ragazzo per nome
e poi se ne andò
un attimo prima di desiderare le sue labbra


Invito al massacro.

lo so, ti saresti aspettato un'accoglienza diversa
nessuno lì dentro ricordava il tuo nome
e quando il ragazzo con un geco tatuato sul collo
ti ha chiesto di mostrargli un assaggio del tuo stile
lo hai ringraziato per la cortesia e te ne sei andato,
senza capire se si trattase di un gioco o di un invito al massacro.
senza chiedere se si trattase di un gioco o di un invito al massacro.

lo so, credevi sarebbe stato facile sbarazzarti della tua immagine.
si diceva fossi stanco della scena
si diceva avessi ingaggiato una lotta privata contro la tua vanità.
si diceva che intorno a te avessi scavato un solco profondo come l'abisso

ti pensavo in un'isola greca a dipingere marine assolate prive di figure umane
invece sei ancora lì,
fuori da una cabina telefonica
in attesa che qualcuno declami un tuo verso a squarciagola
mentre il mondo va in fiamme




Mi piacerebbe ogni tanto averti qui.

mi piacerebbe ogni tanto averti qui
raccontarti di me
tu che restavi fermo sulla soglia
a guardarmi
in attesa di un pretesto
che non ti offrivo mai

te ne sei andato docile
tra le mie braccia
nella tua buona notte
vestito come uno sposo di campagna
tu così attento allo stile


mi piacerebbe ogni tanto averti qui
con Nina sulle tue ginocchia
per confrontare i nostri profili
che il tempo ha affilato
fino a confonderli

te ne sei andato docile
tra le mie braccia
nella tua fredda notte
leggero come una rondine stremata
tu che avevi il terrore del vuoto

mi piacerebbe ogni tanto averti qui
per mostrarti le cose che ho di te

te ne sei andato docile
tra le mie braccia
nella tua arida notte
che un giorno sarà la mia





Fausto.

scuoti i tuoi angeli drogati Fausto
stasera ce ne andremo in giro
per le vie del centro
allegri come vecchi bonzi ubriachi
consapevoli che il peso del mondo è un peso d'amore
troppo puro da sopportare

vestiti di chiaro
ci inchineremo all'ultima luce d'agosto
baratteremo le nostre visioni
con una poltrona in prima fila
ascolteremo il respiro della terra
agli ingressi della metropolitana
cammineremo contromano
distribuendo sorrisi a baristi, a esperti di finanza
a commesse rifatte, a completi in saldo

ho visto le menti migliori della mia generazione
mendicare una presenza al varietà del sabato sera
il loro aspetto trasgressivo, il loro pallore, si sposava alla perfezione
con l'argomento della puntata

scuoti i tuoi angeli drogati Fausto
punta il tuo sguardo spiritato oltre le insegne della Sony
E poi offrimi qualcosa da mangiare




Via vasco de gama.

in un sonno-bambino
di alghe e di ruggine
di voci di corde
di aria e benzina
di mute visioni
di tende scostate

in una scena confusa
di santi annegati
di corde
di alghe
di sabbia rappresa
di croci incerate
di fragili rimandi
di rosso e di cielo

in una scena confusa
di caute immersioni
di pietra
di ruggine

in un'unica attesa

di cio che sarà
e non è stato
di ciò che sarà
e non è ancora stato

in un'unica attesa
raccontata dai muri
in un'unica attesa
offerta alla luce
di un sonno-bambino


In un mondo dopo il mondo.

volsero lo sguardo oltre il parcheggio custodito di un hotel a ore
in un tempo in cui il tempo era deserto
restarono a fissare gli aerei puntare dritti contro il cielo
avamposti in fuga da un mondo in rovina

lei raccolse da terra la divisa d'ordinanza
le carte consumate di una missione fallita
e lasciò cadere la sua ultima offerta
in una valigia aperta ai piedi del letto

lui fantasticò di notti senza ombre dentro crateri di solitudine
lei gli chiese una mano a spartire gli avanzi di ciò che era stato loro
poi senza dare nell'occhio si avventurarono fuori
come stranieri in un mondo dopo il mondo




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