Maledetta Primavera

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Lou Fai's Maledetta Privavera: il micro festival al freddo, ma gioioso. 24/03/2009


Ti sporgi sul bordo della scarpata e guardi i palazzi e le strade che scorrono laggiù, in basso. Verona vista dalla Casetta Lou Fai sembra molto più piccola e lontana di quanto non sia in realtà.
E' uno strano senso di spaesamento quello che prende a stare qui. Strano e molto piacevole. Parte del merito è delle colline, del verde che corre tutto intorno: scende, sale, si stacca dalla pianura, avvolge ogni sguardo. Buona parte è da attribuire alla giornata: il cielo esattamente azzurro e terso, il sole che scalda per tutto il pomeriggio e fa sentire la sua mancanza non appena decide di scendere e lasciare posto alle ombre.
Il merito maggiore va però alla Casetta, al suo giardino, alla tettoia sotto cui hanno trovato rifugio vino e torte fatte in casa. Va alle decine di persone che sono arrivate quassù e sono rimaste fino al tramonto o quasi. E va anche ai musicisti, ovviamente.
Il compito di aprire le danze e testare l'impianto montato con perizia in giardino spetta ai Klein Blue, band veronese che si muove dalle parti di certo cantautorato italiano lieve e moderno, capace di aprirsi strade oblique rispetto alle forme più classiche del genere.
Un paio di defezioni sconvolgono la formazione originale del gruppo, che si presenta per l'occasione senza batteria e senza viola, ma aggiunge in compenso una tastiera alle chitarre, acustica e solista, e alla voce. Il risultato è delicato e sorridente, per una manciata di canzoni che riescono il più delle volte a trovare un tono fresco e sereno, giocando con le parole e le melodie.
Il tempo di riempire nuovamente la tazza di vino e di assaggiare un'altra fetta di torta conversando al sole con i convenuti e gli strumenti sono già in ordine per i Fake P, secondo e ultimo gruppo in programma per questo pomeriggio d'inizio primavera.
Suonano a lungo e suonano bene i Fake P, perfettamente a loro agio con la Casetta Lou Fai, il suo prato verde, le ragazze e i ragazzi che stanno a sentirli e applaudono e scambiano parole con loro e tra di loro.
Pop tirato a lucido ed elettronica sono gli ingredienti essenziali, mescolati spesso in modi insoliti, del tutto personali. A scuotere le canzoni sono il più delle volte gli inserti dei fiati, marchio di fabbrica unico della band di Legnano, ma possono essere anche le corde di un ukulele, oppure il suono dissonante di un trapano elettrico che regala un inaspettato momento pop-noise. Gli intrecci delle voci, i cori, i graffi delle chitarre, i giri del basso fanno il resto, fondendosi sempre alla perfezione con l'elettronica e creando un suono solido e allo stesso tempo leggero.
Verso la fine del concerto il sole inizia a calare, lasciando spazio al primo freddo della sera. C'è ancora tempo però per ballare un po' dei dischi scelti da Margherita e Luca, ovvero il duo Teenage Lobotomy, che per tutto il pomeriggio si è prodigato nel riempire i momenti senza live di belle canzoni.
Si balla un poco, si scherza, si fanno altre foto e si parla ancora. Poi, quando la luce del pomeriggio inizia a calare davvero, arrivano i saluti e i grazie alla padrona di casa, Anita, che si è come sempre prodigata nell'organizzazione.
Si mettono a posto le ultime cose, si chiude la Casetta e ci si dà appuntamento all'estate, quando il cancello d'ingresso sarà di nuovo aperto per tutti quelli che vorranno venire. Intanto la primavera è iniziata e non poteva iniziare meglio.

Matteo Benni

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