
Freddo.
Come al solito a Bologna fa freddo e non glie ne frega niente ne della primavera ne della seconda vera ne del fatto che sarebbe anche ora di mandare i soprabiti in lavanderia. Il furgone sculettando e scoreggiando giunge al parco nord con i finestrini chiusi. Dentro batte la cassa dritta degli Underworld che seguiamo con i nostri piedi storti. Fuori c'è una luce che pare essere stata accesa con una lampadina al risparmio energetico della Beghelli che ci siamo appena lasciati sulla destra prima dell'uscita a Borgo Panigale. Terzo concerto all' Estragon in un anno.
Freddo. Dio non ha ancora deciso quali occhiali da sole comprare per accendere la bella stagione.
Mi chiedo perché lo chiamino parco nord. Non si vede un albero nemmeno con il binocolo e la distesa di asfalto tutto intorno non assomiglia a una tovaglia sulla quale piazzare un pic-nic.
Al massimo potrebbero chiamarlo Sporco nord….(ma non mi sembra un nome fortunato per un parco..) a giudicare dai cumuli di rifiuti sparsi qua e la che, come cespugli industriali incolti, nessuno ha cura di potare. Qualche cicca di sigaretta l'ho piantata anch'io, forse tra una ventina di primavere ci troverò un albero dal fusto bianco e dalle foglie marroni e lo battezzerò Philpurum Morrisianus.
Rondini meccaniche ci si poseranno e cinguettando allegramente pezzi di musica tecno cagheranno felici proiettili di zinco per tenere caldo il bitume freddo.
Oggi non mi sembra primavera, nemmeno se ci fosse il sole e facesse caldo sul serio. L'inverno è stato generoso e non voglio espellerlo come se si trattasse di un extracomunitario senza permesso di soggiorno. Io me lo terrei caro questo inverno, mi fa tenerezza. Bistrattato e maledetto da tutti come un appestato, atteso nella sua dissolvenza come se fosse aria cattiva, infamato perfino nel nome che gli abbiamo dato, aimè così assonante alla parola Inferno! Ma che vi ha fatto? Ha rimandato la vostra passeggiata in centro impedendovi di finire sotto un bolide guidato da un figlio di papà impasticcato (che inutile modo di morire!)? Vi ha tenuto a letto col la febbre regalandovi qualche giorno di vacanza? Insomma perché avete tutta questa voglia che tolga il disturbo, che se ne torni nella sua grotta ghiacciata nella sua solitudine? Ah, si…. Però tra qualche mese lo riaspetterete con ansia il mio dolcissimo inverno, quando non ne potrete più che le zanzare banchettino con il vostro sangue e delle sudate notturne, della puzza dell'immondizia sotto casa che silenziosa si arrampica sulla vostra finestra, dell'aria condizionata rotta in macchina e della fila che, appiccicaticci, avete dovuto fare per entrare in quella cazzo di discoteca a 100 km di casa dove alla fine non vi hanno fatto entrare perché siete dei nerd scoppiati e sudati. Proprio in quel momento agognerete il suo alito fresco e la pace del suo candido sorriso. E lui, generoso e buono com'è, anche se umido della saliva che gli avete sputato addosso, senza mugolii e vittimismi sarà pronto a riaccogliervi. Gli chiederete di farvi da cupido o da scusa tra le lenzuola per abbracciare il vostro partner che si è girato dall'altra parte meritandovi le sue polemiche spalle, striscerete ai suoi piedi quando sarà il momento di prenotare la vacanza in montagna, vi umilierete davanti a lui senza alcuna dignità quando avete comprato la legna per il camino e aspettate gli amici per cena.
Prima vera… prima vera… che? Primo falso desiderio che cambi qualcosa, almeno nel clima, quando non avete avuto il coraggio di cambiare qualcosa da voi. E si che ce ne sarebbe stato il bisogno visto che se ognuno cambiasse qualcosa, potrebbe cambiare il mondo.
Poi c'è stato il concerto…. E c'era tanto caldo.
Giovanni Gulino
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