
Masokismo: ovvero Satyricon 2009.
Arbitri di eleganza col revolver in mano, glitter e rossetto e la camicia sciancrata, sono quattro romani che ne hanno per tutti. La carta vincente è che l'ironia, la cattiveria, e anche quel tanto di amarezza e disillusione che riposano bene nel fondo siano ben dissimulate dietro uno scintillante, freschissimo, ma estremamente adulto apparato pop. L'immaginario è metropolitano ma nel senso trasteverino del termine: le feste improbabili infarcite di un sottobosco votato all'ammanicamento (tu sei il mio manager/paura non avremo e ci divertiremo/ai party della gente più esclusiva andremo), le chimeriche commistioni di mondo indie e fauna cine-televisiva (Savoir Faire), le bulimie (Due Dita), il fashion deteriore (Post Groupie, Troppi Trucchi), il jogging a Villa Ada (Fitness), le evasioni al mare stile Ravera e Radice (Maiale), su tutto l'amore-odio opportunamente patinato e mitizzato verso colei che è motore immobile, nonchè causa ed effetto del tutto (Musica).
Un disco intelligente ed originale, con quell'ambizione snob di voler sembrare facile. Ottima la produzione di Giorgio Canali, ottima la zampata finale degli Amari a conclusione scaletta, azzeccato il cima generale. Al saldo retroterra indie vengono affiancate tentazioni dance, disnvolture elettroniche, astuzie vocali e citazionismi new-wave. Ma, va da se, è uno ed uno solo, e si chiama pop, l'imperativo categorico.
(Piergiorgio Pardo - Blow Up)
Conosciutissimi nel circuito underground romano, che vivacizzano da anni con esibizioni dinamiche e divertenti, i Masoko arrivano al secondo album - il debutto Bubù 7te, sempre edito dalla Snowdonia, è del 2006 - ancor più esperti nel rimescolare, magari accentuandone i sapori pop, i soliti ingredienti: ritmi incalzanti e tendenti al ballabile, piacevoli melodie, testi in italiano per lo più scanzonati, riferimenti espiciti a quella new wave degli Ottanta che all'inizio del decennio in corso è ritornata in auge grazie ai vari Franz Ferdinand, Arctic Monkeys, Maximo Park, Kaiser Chiefs, Art Brut. Il risultato? Forse meno esuberante rispetto ai live ma comunque efficace, anche se non tutti gradiranno certi (pur autoironici) ammiccamenti da "boy band evoluta". Ecco, se un appunto si può muovere ai Masoko - qui coprodotti da Giorgio Canali - è di rimanere in mezzo al guado, non coltivando fino in fondo le loro propensioni più eccentriche e nervose ma nemmeno provando sul serio a sfruttare quelle indiscutibili potenzialità di successo su vasta scala che sono scolpite nel loro DNA. Per certi versi viene da paragonarli agli Statuto, ma con il post-punk più sbarazzino - invece che lo ska e il beat - come influenza primaria.
(Federico Guglielmi - Mucchio Selvaggio)
Ci risiamo dannazione. Ancora una volta i Masoko. Ancora loro. La perenne persecuzione dei fighetti dall'accento romano, dai ciuffi voluminosi e dalle giacche sempre pulite, sempre lucide, sempre perfette. Il lato cool della capitale. Roma sei grande. Roma sei immensa. Quanto sei bella Roma quann'è sera. Roma città eterna. L'amore per l'Italia e per la sua canzonetta che si lancia a picco, per la seconda volta consecutiva, sul letto fragrante e fragoroso di Snowdonia Records. I Masoko e il pop. Questa volta meno grezzo, più pulito, più curato. I Masoko e il secondo disco, "Masokismo", prodotto da Mr. Giorgio Canali. Nel booklet il solito splendido collage già presente nel precedente "Bubu'7te". "Masokismo", undici tracce, mezz'ora di pop italiano, di sottili richiami alla new wave anglosassone, di pregiati rumorismi e ghirigori elettronici degli ottanta che furono. I Masoko sono i Lunapop che incespicano sulle chitarre taglienti dei Wire (da "Fitness" a "Savoir faire"), sono gli Art Brut che si appiccicano al miele del miglior pop da classifica, sono i Gang Of Four che brillano sotto i led psichedelici di una discoteca romana (da "Maiale" a "Musica", con la partecipazione fosforescente degli Amari) . "Masokismo", l'arte dell'ironia ("devi andare a ballare e per socializzare ti devi ubriacare perché devi rimorchiare") che si sgretola sotto i testi, sotto le rime, sotto l'arte del pop italiano. I Masoko sono cresciuti e "Masokismo" è la conferma del loro perfezionamento, della loro maturità, del regolare processo evolutivo che smuove e rinvigorisce l'indie-rock italiano. Lunga vita ai Masoko e al loro, luccicante, "Masokismo". Ricomincio a fischiare. Evviva il pop. Evviva Snowdonia. Sempre e comunque, Masoko.
(Francesco Diodati - www.rockon.it)
Dopo tre anni dall'uscita di Bubù7te i romani Masoko tornano con un nuovo lavoro discografico dal titolo Masokismo, anticipato dall'Ep M del 2008. Il piacere di farsi del male tramite la musica è la tematica del disco? O è la voglia di non prendersi sul serio?
Loro effettivamente in questo lavoro non si prendono seriamente: giocano con i suoni e con le parole, in un miscuglio di pop e di citazioni sonore anni Ottanta, quelle che riguardano soprattutto la New Wave italiana e inglese. In Masokismo vi è anche la mano di Giorgio Canali, co-produttore artistico, insieme ai Masoko, dell'album. E si sente dai suoni cupi e da come sono mixate voci e strumenti; non a caso il basso è molto presente e aggressivo, che ricorda quello di Gianni Maroccolo negli anni degli storici CCCP/CSI, ma anche l'esperienza al basso dello stesso Canali con Bugo.
La prima parte del disco suona frizzante ed aggressiva a rimembrare il punk e le storiche chitarre dei Talking Heads con suoni secchi e taglienti, in particolare in Fitness e in Savoire Faire si riscontrano tali caratteristiche. Maiale è il brano più esplosivo in un misto tra i Righeira e il Fiumani ai tempi d'oro dei Diaframma. Se il supporto fosse stato il vecchio 33 giri questa prima parte si sarebbe conclusa con Manager, feroce critica verso i meccanismi ambigui di discografia e discografici.
La seconda parte del disco inizia con le sonorità cupe e malinconiche di Post Groupie, spiazzanti nei confronti di quello abbiamo ascoltato fino a questo momento. L'atmosfera è molto più pacata e riflessiva, anche se non mancano gli accenni agli anni Ottanta che caratterizzano a pieno la band, con una rivisitazione intelligente e misurata. Quello che mi dici è una canzone ben scritta e ben suonata: le voci di Davide De Leonardis si mischiano con delicatezza e gusto alle chitarre di Alessandro Padula. E' tutto equilibrato e bilanciato nel migliore dei modi, non si poteva pretendere di più. A concludere il disco Musica, un brano elettro-pop arrangiato e prodotto in collaborazione con gli Amari, forse a farci intravedere la nuova direzione sonora della band.
(Marta Pezzino - xtm.it)
Dopo l'album "Bubù7te" del 2006 e dopo l'antipasto servito con l'Ep "M", i Masoko (band romana attiva dal 2002) giungono all'album della consacrazione: "Masokismo".
Prodotto dagli stessi Masoko e da Giorgio Canali, il disco contiene undici tracce (5 delle quali già preseti nell'Ep). La forza dei Masoko (che tra il 2003 e il 2008 hanno aperto i concerti di Kaiser Chiefs, Babyshambles, The Rakes, Art Brut, Solex, Xiu Xiu, Bugo, Max Gazzè, Giardini di Mirò, Yuppie Flu, La Crus e altri) è l'utilizzo di brani freschi, in bilico tra la new wave all'italiana e il pop brioso d'oltremanica. I Masoko sono ironici e autoironici, e questo si capisce fin dalla prima traccia "Fitness": "Devi venire con me, io ti farò correre e dimagrire". I cinque brani già presenti nell'Ep precedenti sono la ballata pop "Non devi aver paura" ("Se vai di corsa ti investirò in borsa"), la splendida e arrembante "Savoir Faire" (del quale è uscito un videoclip), la tosta "Maiale", "Manager" e "Musica" feat. Amari, un vero giro irresistibile di bassi e di falsetti: "La musica mi fa sentire male…". Tra i brani nuovi di zecca spiccano "Storia breve", dinamica, radiofonica e dal ritornello efficace, la culinaria "Duedita": "Dammi due dita, per favore, che voglio vomitare. Non mi importa di sprecare le cose buone da mangiare" (ma il formaggio si mangia davvero con le fave?). Dal sapore più classico (se mai il termine "classico" si possa appiccicare ai Masoko!) è "Troppitrucchi", intensa e magica. Con "Masokismo" i Masoko raggiungono la piena maturità artistica, pronti per il grande salto (senza farsi male, anche se sono masokisti) e per diventare una delle realtà musicali della scena romana e internazionale.Maiali all'ennesima pietanza.
(Ilario Pisanu - www.saltinaria.it)
Messo da parte l'approccio nevrotico e tagliente del precedente "Bubù7te" , i Masoko hanno deciso di giocarsi la carta del mainstream-pop e lo hanno fatto in grande stile: Giorgio Canali alla produzione artistica e l'etichetta Snowdonia stanno lì a garantire la buona riuscita del progetto. Ritornelli azzeccati, chitarre inserite al punto giusto, senza strafare, cori accattivanti, melodie facili, zuccherose e un malizioso retrogusto new-wave: "Masokismo" è un album che trabocca di potenziali "hit" radiofoniche e non sarò io a stabilire se questo sia un bene o un male. I Masoko sembrano aver trovato la ricetta giusta per creare canzoni accattivanti, grazie ai loro ritornelli facili da canticchiare, testi ironici al limite del "non-sense" e un suono pulito, "sgrassato" da qualsiasi tipo di impurità (e questo è il paradosso di Giorgio Canali alla produzione). Le canzoni di "Masokismo" sembrano fatte apposta per essere destinate ai canali radiofonici: non ci giriamo troppo intorno, la loro musica è "plastificata" al punto giusto, è ben lontana dal concetto di musica intesa come arte, ma non per questo deve essere etichettata come "spazzatura". Canzoni come "Savoir faire", "Storia breve" e "Non devi aver paura" sanno come farsi apprezzare, entrano in testa e non mollano la presa facilmente, rasentando la perfezione formale. Ripeto, l'arte è un'altra cosa, ma questo probabilmente i Masoko lo sanno bene: in fondo non li si può mica condannare solo per il fatto di aver dato alla luce un album così tremendamente malizioso.
(Massimiliano Locandro - www.impattosonoro.it)
L'evoluzione artistica trova il suo completamento. Un grande album. Snello, frizzante, agile, con il passo da corsa. Merito, si, di un'accorta produzione (Masoko Vs Giorgio Canali) ma soprattutto merito di undici brani tutti potenzialmente con la stoffa da hit riempi-testa. L'EP 'M' aveva solo svolto la funzione di apripista, perché quei brani immersi nel 'Masokismo' attirano una luce molto più brillante. Piccole e grandi sfumature che determinano una differenza. Fondamentale. I "nuovi" Masoko sorprendono. Ecco allora 'Storia Breve' che trascina ed esalta, lo stile di 'Post Groupie', la giocattolosa versione di 'Due Dita', la malinconica chitarra di Canali a ricamare 'Troppi Trucchi', l'outsider 'Quello Che Mi Dici', che si uniscono ai recenti piccoli classici dei quattro musicisti. Dimenticate il passato. I Masoko hanno guardato oltre l'orizzonte.
(Emanuele Tamagnini - www.nerdsattack.it)
I Masoko sono un gruppo fresco e innovativo all'interno della scena rock italiana per due motivi. Il primo è prettamente musicale e riguarda il loro sound, nuovo e veramente coinvolgente, che unisce l'indie rock con il pop e la disco, ma con la giusta dose di "strimpellato ed elettrico" come sempre dovrebbe essere.
Il secondo motivo riguarda il loro approccio col pubblico: questi ragazzi hanno un'ironia e un'autoironia che potrebbe essere la loro arma in più.Si presentano sul palco vestiti in abito scuro, un po' come i Blues Brothers, ma con occhiali e pettinature vintage, scatenandosi quasi in modo "epilettico" e urlando i loro testi apparentemente demenziali ma che nascondono tanti luoghi comuni sul tipico giovane d'oggi annoiato e ossessionato dall'esteriorità dell'aspetto e dello stile di vita.Questo loro ultimo lavoro è prodotto ancora una volta da Snowdonia/Audioglobe, ma stavolta si sono avvalsi della produzione artistica di Giorgio Canali (C.C.C.P., C.S.I., P.G.R), importante produttore artistico della scena musicale alternativa (Verdena, Timoria, Tre Allegri Ragazzi Morti, Bugo…).Un po' di titoli: "Fitness", "Savoir Faire" (del quale hanno girato anche un video da poco), "Maiale" (la loro accusa al pubblico con tanto di dito puntato: "sei un maiale!"), "Duedita" (la canzone recita: "dammi due dita per favore, che devo vomitare"), e poi anche "Non devi aver paura" e "Musica" solo per citare quelle più interessanti di questo album che contiene ben 11 tracce, una più divertente dell'altra.Assolutamente da non perdere dal vivo, e non è difficile considerando il fatto che sono di Roma e girano spesso locali quali il "Circolo degli Artisti" o il "Mads" di S. Lorenzo.
Con quell'aria un po' snob, un po' nerd, un po' nervosa, un po' punk, hanno finalmente sfornato il loro secondo album dopo "Bubù7ete" e, se vogliamo definirli tirando fuori ancora il testo di uno dei loro pezzi migliori, allora non resta altro da dire che "sono sempre più cool!"
(Marco Casciani Urloweb.com)
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