Maledetta Primavera

imbuteria

intervista feelglass 1° 08/06/2009

più schietto non si può, il suo ep è stato registrato per un microfono rimasto aperto... sta preparando qualcosa di meno (dice lui: forse) improvvisato, il folk non è fra le nostre prime scelte, ma ascoltando feelglass potrebbe diventarlo, ci ha colpito la sua fresca e personale espressione, un genere, abbiam sempre pensato che non dica nulla per sè, ma che siano gli artisti a trasmettere, indipendentemente dall'etichetta che gli/si appiccica, emozioni, evocare una parte del complesso io di 'mbuti e non 'mbuti...


Cammino trascinando tre accordi sbilenchi su una chitarra traballante. Racconto storie nate dalla mia città con una voce sgraziata, spesso poco intonata, ma sempre onesta. Tento una lettura insolita della quotidianità costruita su dubbi nascosti tra le sopracciglia delle persone. Con un'armonica sfiatata stano paure e vacillanti sicurezze. Avverto la necessità di recuperare la funzione sociale e critica del narrare e condividere idee attraverso la musica, perciò non amo i palchi. Provo a fare dell'espressione artistica un autentico dialogo in cui coinvolgere il pubblico. Voglio dimostrare che ancora oggi scrivere canzoni, o presunte tali, possa implicare più una reale urgenza di comunicare idee personali e sincere che caricare il messaggio di atteggiamenti e costumi mediatici spesso deleteri. Voglio credere che metterci davanti ad un foglio bianco con una penna e una chitarra acustica sia più importante che aggiungere "amici" ai nostri profili Myspace e Facebook. Con un folk urbano un po' sghembo e i pochi mezzi indispensabili - voce, chitarra, armonica - decido di intraprendere lo stesso sentiero calpestato da Woody Guthrie, Will Oldham e l'esercito di cantastorie che hanno preceduto i miei intenti, senza la presunzione di paragonarmi alle mie radici musicali, ma con il coraggio di voler trasmettere un'onirica interpretazione di metamorfosi individuali e collettive.



domanda 1:- nome d'arte? sì, no, forse, come quando e perchè?

no, o meglio: un vecchio nickname (feelglass) prestato a qualcosa che nessuno sano di mente (e di mete) definirebbe arte.
come: filippo divenne fil che divenne feel, glass fu rubacchiato tra pumpkins e bowie
quando: estate 2002
perchè: perchè son troppo timido per usare il mio nome vero.

domanda 2:- processo creativo, esigenze espressive, come ti organizzi?

vieni avanti, creativo! prendo la chitarra, ci barcollo assieme, ci stono su. poi si vede. esigenze espressive: le cose da dire e le cose che osserviamo sono spesso le stesse per molti: la città, la società, le relazioni, le rimembranze, l'infanzia, i soliti banali fantasmi del solito banale passato. poi c'è il fantastico: la fantascienza, i fumetti, le suggestioni cinematografiche e letterarie. poi ci sono il folk e il bluegrass: qualche sogno ambientato tra il kentucky e il tennessee, solitari miti con barba lunga e archetipi duri a morire.






http://www.feelglass.altervista.org/
http://www.myspace.com/feelglassspace
http://www.rockit.it/feelglass


uno o più 'mbuti
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di imbuteria

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