(Maolo - Foto di Giulia Mazza)
Maolo Torreggiani ha 21 anni, è la testa dei My Awesome Mixtape. Riguardo al suo primo full lenght - “My lonely and sad Waterloo” (Amico Immaginario/My Honey) - si è discusso parecchio. C'è chi si è accanito dicendo che è famoso solo per le solite amicizie importanti, chi ha visto in lui un talento tutto da coltivare. Sandro Giorello l'ha intervistato.
“My lonely and sad Waterloo”, perchè un titolo così triste?
Perchè è un concept album sulle sconfitte e le delusioni. Non è tanto incentrato sulla sconfitta in sé quanto sul suo stereotipo e la battaglia di Waterloo può essere un esempio perfetto: è la sconfitta per eccellenza.
Una sorta di elogio della sconfitta quindi…
Diciamo di si, si intona al mio umore dopo aver letto le prime recensioni comparse sui giornali (ride, NdA).
Parli di tue sconfitte personali?
Assolutamente si. Sono sconfitte legate ad esperienze del tutto comuni: i problemi in campo sentimentale. In realtà non si parla semplicemente di vicende amorose andate male: parlo di un determinato periodo, durato tre anni, in cui sono successe svariate cose e in cui mi è stato tolto molto. E’ una sorta di summa adolescenziale: da quando inizi a capire che la vita ti toglie delle cose a quando trovi il modo di barcamenarti per riuscire a stare un meglio.
Questo apparire come un Geek anni ‘90 è voluto?
Cioè secondo te appaio come una persona sfigata?
Un po’ si. La montatura spessa, il maglioncino della nonna, non puoi negare che rappresenti bene un certo stereotipo dell’indie rock.
Non è voluto, anche perchè questi occhiali li ho da sempre. Mi piace la montatura, non ho mai voluto cambiarla e non sopporto le lenti a contatto. La tristezza del disco, in realtà, non c'entra assolutamente niente con l’immaginario dei My Awesome Mixtape. Inizialmente abbiamo voluto puntare ad avere un’immagine estetica precisa ma “My lonely...” si distanzia parecchio da quell’immagine. Prima eravamo più allegri. Adesso abbiamo posto tutto in una chiave diversa.
Ci sono delle figure che ti hanno ispirato?
Ho riferimenti musicali e letterari. “Francis Turner”, la quarta traccia del disco, è una citazione tratta dall’“Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters. “Francis Turner” è la poesia del ragazzo malato di cuore, quello che muore dopo aver dato il suo primo bacio. Molte altre citazioni provengono da Carver. Una cosa che non ha mai saputo nessuno è che in “Giant Squid” (presente sul precedente Ep “Songs of Sadness, Songs of happiness”, NdR) c’è una sua citazione, quando dice: “quando ti trovi nel bel mezzo della tempesta non gettare via tutto in mare”. Dal punto di vista musicale ho sempre ascoltato roba dell’Anticon e i dischi dei Postal Service ma mi sento di affermare, magari sbagliando, che l’album prenda spunto da un certo tipo di canzone popolare, slegata dalla musica elettronica e dalla scena dei Clouddead, dei Postal Service e dei Death Cab For Cutie. Anche perchè loro rappresentano tutto un altro tipo di immaginario, loro sono veramente Geek.
Cosa intendi per “canzone popolare”?
Non voglio dire che i mie pezzi siano obbligati a seguire la “canonica forma canzone” ma voglio che ogni brano abbia una struttura ben precisa. Ad esempio: non c’è mai un ritornello che si ripete, è un continuo assemblarsi di parti diverse. Un brano che rappresenta bene questo modo di scrivere è “Silently April Left Us Without A Kiss”, la traccia che chiude il disco. E’ fatta di momenti: ci sono delle parti molto orecchiabili ma anche molto brevi, la canzone cambia velocemente. Mi piace considerare le mie canzoni come delle istantanee, delle polaroid. Per questo non ci metto mai più di un paio d’ore per scrivere un pezzo. E’ il mio obbiettivo: rappresentare l’emozione che provo in quel preciso momento e poi passare ad altro.
Questo disco l’hai fatto tutto da solo?
E’ stato registrato interamente a casa mia. Per gli arrangiamenti mi ha aiutato Andrea “Sollo” Sologni, il fonico dei Giardini di Mirò. Siamo stati una ventina di giorni a Correggio, nella sua salaprove. Abbiamo ascoltato i pezzi, aggiunto delle tastiere e registrato altre cose. E’ capitato che alcuni amici siano passati ad ascoltare e abbiano contribuito registrando delle parti in più. E’ successo con Jukka e Mirko dei Giardini e con Jonathan dei Settlefish. Per la maggiorparte delle volte, però, si è trattato di collaborazioni casuali. Non erano premeditate. Jonathan, ad esempio, ha rappato. Non l’ha mai fatto con i Settlefish.
Come digerisci le critiche che vi accusano di aver fatto strada solo grazie al fatto che tuo fratello è nei Settlefish (Maolo è fratello di Emilio, chitarra dei Settlefish, NdR) o perchè sei amico con i Giardini di Mirò?
Non le digerisco, non mi interessano proprio. Non è colpa mia se sono fratello di mio fratello. Molte parti di chitarra le ha suonate Emilio per il semplice motivo che ci vivo insieme ed è stato semplice fargliele fare. Quando ascolterai il nuovo disco dei Settlefish ci troverai delle mie cose. Inoltre io e Jonathan siamo cresciuti insieme, lui mi ha dato lezioni di inglese quando avevo 16 anni. Jukka e gli altri Giardini di Mirò li ho conosciuti perchè da tempo sono molto amico di Sollo. Sono amicizie che si sono instaurate nel tempo. Sono persone che hanno voluto collaborare, non li ho pagati.
Ma ti da fastidio?
Assolutamente no, per me potrebbero chiamarci il “gruppo del fratello dei Settlefish” come se fossi il fratello di tutti e cinque. Come tu ben sai, non ho mai fatto un concerto come spalla ai Settlefish e non ho mai avuto delle facilitazioni. L’unica fortuna è stata quella di nascere in un determinato contesto: non è semplicemente la scena indie bolognese, è la stessa Bologna. C’è una tradizione musicale che ti trasmette un approccio e un modo di fare che ormai si sono consolidati nel tempo. Bologna ha sempre avuto una scena forte, nascere qui ti mette da subito a contatto con un background più profondo. E poi, se davvero avessi ricevuto tutti questi “favori”, sarei uscito per altre etichette, molto più grandi di quella per cui esco adesso. Sarei uscito per Unhip, non sono uscito per Unhip.
Com’è il tuo rapporto con la stampa musicale?
E’ molto tranquillo. Adesso seguo più internet. Ho conosciuto e sperimentato il mezzo Myspace, mi è servito molto. E’ un mezzo che aiuta moltissimo i gruppi a farsi conoscere: i primi concerti li ho trovati grazie a Myspace. Mi piacciono molto i blog e i forum. Purtroppo siamo in Italia, ogni volta che nasce un progetto nuovo, subito ci si scaglia contro senza nemmeno conoscerlo. Sembra che l’invidia sia insita nella nostra natura. Ti faccio un altro esempio: quante persone hanno detto che Beatrice Antolini suona in giro solo perchè è imbazzata con il cantante dei Jennifer Gentle. Non sono critiche quelle, non le considero nemmeno. Se mi facessero critiche più ragionate del tipo “trovo la tua musica molto banale perchè gira su accordi triti e ritriti”, io gli darei ragione, in realtà è vero, sono sempre i soliti tre accordi. Ritornando alla tua domanda: i giornali li leggo ma non tantissimo. Rumore lo leggevo parecchio tempo fa, anche Blow Up. Adesso mi interessano meno.
E com’è il raporto con la tua band?
La nostra è una formazione che ha avuto molti cambiamenti. Ogni volta che è entrato un membro nuovo ha apportato delle modifiche. Da settembre la formazione è fissa. Anche per avere più l’immagine di un gruppo rispetto a quella di un solista con la band a seguito. Anche perchè non mi reputo un capo troppo carismatico.
A prescindere dal carisma, sei un capo che da ordini precisi al suo gruppo?
Io non detto legge sulle questioni riguardanti la musica ma voglio che questo progetto vada avanti bene. Ogni cosa che ci accade non è mai un punto di arrivo, è sempre una partenza da cui pretendere di più. Con tutte le persone del gruppo c’è questa sorta di accordo: siamo tutti uniti perchè il progetto vada avanti, lavorandoci a tempo pieno. In alcune cose sono assolutamente pignolo, ad esempio: nel trovare le date o nell’avere un’immagine mediatica ben precisa. Ci tengo che la cosa cresca e diventi sempre più grande. Me ne rendo conto solo adesso: in soli otto mesi siamo cresciuti tantissimo, per una band italiana non è male.
Com’è dover dare ordini a tuo fratello?
Non gli posso dare ordini (ride, NdA). E’ sempre andata così: “ti faccio sentire questo pezzo, ti va di trovarmi una parte?” Oppure: “ti va di venire a suonare con noi per questo concerto?”
Cosa si impara facendo molte date dal vivo?
Si impara che bisogna essere molto organizzati: solitamente i gestori dei locali pensano che le band italiane siano solo capaci di fare richieste inutili e lamentarsi. Noi stiamo provando ad essere autonomi e il più professionali possibile. Abbiamo imparato che bisogna sempre partire con calma, in anticipo rispetto agli orari prefissati. E poi suonare tanto serve a tenere coeso il gruppo, oltre a farti conoscere una marea di persone nuove. Conoscere tanta gente è sempre molto bello.
Cos’è questa insofferenza verso le band italiane?
Mah… ho molti amici stranieri che suonano. Siamo lontani anni luce da loro. Hanno un’attitudine che non può essere minimamente paragonata alla nostra. Per questo quando mi dicono che siamo un progetto “esportabile”, io dubito seriamente che sia vero. Proprio perchè ho conosciuto dei ragazzi svedesi miei coetanei, o anche più piccoli di me, che hanno già dei gruppi formidabili. Ho ospitato a casa mia per parecchio tempo il chitarrista dei Mixtapes & Cellmates: ogni giorno rimanevo stupito dalla naturalezza con cui componeva pezzi bellissimi. Ma che sia chiaro: anche in Italia abbiamo gruppi assolutamente validi. Mi piacciono tantissimo Musica da Cucina - lo adoro - e Le luci della centrale elettrica.
Ma da grande cosa farai?
E’ una domanda che mi fanno tutti: rispondo che vorrei fare il cuoco ma non mi crede mai nessuno. La cucina è una mia grandissima passione: ho fatto il cuoco a domicilio e ho lavorato in un ristorante di cucina innovativa. Molto probabilmente se non andrà in porto qualcosa di concreto con la musica mi rimetterò a cucinare. E’ l’unica cosa per cui mi sento veramente portato.
Hai 21 anni e hai già le idee molto chiare. Da dove arriva tutta questa determinazione?
E’ colpa/merito della mia pignoleria. Per questo “My Lonely…” è molto personale: in questi anni ho capito che, per me, la determinazione è essenziale. E’ l’unica cosa che mi fa stare bene. Bisogna avere degli scopi e seguirli a tutti costi. Ovviamente queste cose ti devono piacere: più una cosa ti piace più fai di tutto per vederla concretizzata. La musica è una di queste, è assolutamente creativa. Quando porti a termine un progetto ti senti potente, ti senti di aver creato qualcosa. E’ un pensiero molto filosofico, lo associo a Platone. Nel “Simposio”, ad un certo punto, Socrate dice che l’amore più grande è quello che viene eternizzato dall’oggetto creato. E’ più grande per qualsiasi amore provato per un fanciullo. E’ quello che conta, quello che puoi lasciare agli altri. Non vorrei entrare in cose troppo epiche, ma per me è così. Sono determinato perché voglio essere comunicativo, ci tengo che alcune cose siano trasmesse. E io riesco a comunicare solo con la musica o con la cucina.
E’ verò che hai già pronto il disco del 2008?
Ci sto lavorando, ho già trovato un titolo, sarà un altro concept, sarà diverso da questo, sarà meno melenso, non c'entreranno più le mie esperienze personali. Ho già dei pezzi ma devo fare una cernita e comporne dei nuovi.
Commenti (29)
- 06/11/2007 ore 12:17
seymour @seymourse guardi bene...quando erano più simili ai limp bizkit che agli atd-i reppava eccome...
- 06/11/2007 ore 13:31
anonimo @dobbiamo emigrare?
Possibile che sia ovunque il capelluto?intervista qui intervista su rumore..stoppppp
Anzi ditemi se c'e' altro cosi' evito di comprare riviste o accendere il pc.:[ - 06/11/2007 ore 14:31
anonimo @o questo maolo si crede molto intelligente?
- 06/11/2007 ore 16:08
Nicola Bonardi @nickosai una cosa? lo è!
- 06/11/2007 ore 16:09
anonimo @devo dire che il ragazzo ne sa. Ha dalla sua una consapevolezza artistica niente male per avere solo 21 anni.
A me la musica che fanno non piace particolarmente ma stimo chi percorre la sua strada con questo tipo di tenacia. - 06/11/2007 ore 19:43
anonimo @in Italia ci sarà anche una certa invidia per i progetti nuovi, ma com'è che SEMPRE (o comunque mooooolto spesso) si scopre che quello è cugino, fratello, fidanzato/a di quell'altro??
- 06/11/2007 ore 20:07
anonimo @poi sinceramente non l'ho capito il commento sull'amico inglese (o finlandese?) che scrive belle canzoni con una facilità disarmante... in italia non cresceremo mai se c'è un tale complesso di inferiorità, tra l'altro veramente superficiale... abbiamo solo meno stimoli, meno spazi, meno varietà. le qualità vanno coltivate, purtroppo in italia questo proprio non viene capito (in questo si che siamo inferiori). è di questo che bisognerebbe parlare!!
- 06/11/2007 ore 22:23
livere @livereli ho visti live qualche tempo fa a milano per acusticamente. non mi piacciono, perché secondo me non ci sono canzoni in questo progetto e dove non ci sono canzoni non mi ci ritrovo. però gli riconosco una grande energia e una grande chiarezza di idee, il che non è poco.
- 07/11/2007 ore 14:18
anonimo @visti dal vivo un paio di settimane fa e altre volte addietro. concordo con l'utente sopra, si esce dal concerto senza che una canzone una ti rimanga. rispetto a prima mi pare abbiano anche alzato il tiro, il set è più ambizioso ma con un unico risultato: noia. son giovani e san suonare, facciano i giovini e non diventino tromboni precocemente.
- 07/11/2007 ore 14:26
Nicola Bonardi @nickosecondo me le canzoni ci sono eccome, e alcune restano in testa di brutto, due esempi? "diderot" e "the saint valentine's day massacre": hanno melodie e dinamiche impossibili da dimenticare, per non parlare del gioiellino (inedito, anche se ora c'è sulla compila di enver) "me and my washing machine", se non sono canzoni queste!
