Ormai da anni, ci sono due scuole di pensiero sul tema della pirateria. Una, incarnata dalle case discografiche, dice che la pirateria è un male in quanto tale, senza se e senza ma. Un'altra visione è invece quella che considera la pirateria un possibile strumento da sfruttare, per veicolare la propria musica a un numero maggiore di persone e per aumentare il rumore intorno a una band.
Arriva in questi giorni uno studio di Robert Hammond, studioso della North Carolina University, che pare dia ragione a questo secondo punto di vista.
Come racconta TorrentFreak, Hammond ha raccolto per oltre sei mesi una serie di statistiche sugli album che hanno subito un leak e sono stati messi a disposizione online prima dell'uscita ufficiale. Questi dati sono stati poi collegati a quelli delle vendite, per capire in che modo si influenzassero.
Il risultato? Gli album finiti online prima del previsto hanno beneficiato del leak. I numeri non sono certo enormi: si calcola che ogni album rilasciato prima del tempo abbia fatto registrare in seguito una sessantina di copie vendute in più. Se questo dato non spinge certo a proclami entusiastici, dimostra comunque che l'accanimento con cui le major si concentrano sulle uscite anticipate è fuori luogo. Considerare questo fatto come uno dei maggiori danni al mercato discografico non è quindi corretto: un altro motivo per sperare che le major cambino strategia sul tema.
Per chi fosse interessato, l'intero paper di Robert Hammond può essere letto qui.
Tag: pirateria, leak
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Commenti (1)
- 22/05/2012 ore 12:36
alessio magenta @alessiomagentase scarico per curiosità e il disco fa breccia, compro.
se invece non scatta qualcosa, no...
con tutta codesta quantità di fuffa, la qualità ritorna a esser decisiva. escono dischi nuovi ogni giorno, ma in quanti si salvano?
poi ovviamente ognuno si fa i propri conti, ma io preferisco sperperare in vinili che in aperitivi.
