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La premessa è che del disco d'esordio di Unòrsominòre si può dire tutto, ma non che sia un brutto lavoro. Ci sono alcuni difetti e aspetti di difficile comprensione, ma nel complesso si tratta di un insieme di brani che tengono e hanno una ragion d'essere. Testi che si sforzano - riuscendoci gran parte delle volte - di non essere un clichet del pop-rock in italiano e un'atmosfera compatta e coerente lungo tutte le dieci tracce del disco. Dov'è allora il problema? Nel mondo che Unòrsominòre vuole creare ed evocare. Fin dal primo brano, l'ascolto è accompagnato da una sensazione di familiarità che lascia presto la mano a un'impressione di già sentito. I riferimenti principali sono quelli del rock anni 90 targato C.P.I.: chitarra in grande - troppa? -  evidenza e cantato che riecheggia i Marlene Kuntz. A differenza di questi nomi l'album non riesce però a essere profondo e significativo come vorrebbe. Gli aspetti positivi elogiati qualche riga fa finiscono infatti per farsi sopraffare da un vago senso di mediocrità e vorrei-ma-non-posso che finisce per agire da zavorra. Un peccato, emendabile però con una maggiore intraprendenza e una produzione più coraggiosa.


Commenti (2)

  • 25/02/2010 ore 10:22 jaco @jaco

    mi piace assai

  • 03/03/2010 ore 11:29 Valerio Ciucci @vals81

    a me piace...
    magari si potrebbe migliorare un po' la produzione...