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Wwaaaaammmmm, ppipipipiuuuuuuuuuuuuuum, aaha-haha-haa-a-a-aaahaha, zzzzzuuuuuwwwwwaouuuuuzzzzzzzzzz. Premesso che siamo qui ma non siamo di qui (e rileggi la frase che forse non l'hai capita bene), adesso lasciami in pace cinque minuti che devo spiegare in lingua convenzionale un paio di cose a chi è curioso, e non a te che ti fai le seghe. E non dire a me di smettere che c'è crisi, che prendo il tuo blog e lo smonto easy. "Romborama" è la cosa più punk degli ultimi tempi al pari forse di una mangiata di cozze crude appena pescate. Cibo a parte, è la forza della vimeo generation che si frantuma sul dancefloor e si rialza intatta! Come nulla fosse. Come la Cina forse. Bob Rifo ha superato la sidechain revolution, ha superato CSI Miami e i videogames vari. L'unica cosa che non ha superato è se stesso, perché Bob Rifo è una persona paranoica. Come tutti quelli che dopo i tre anni del punk hanno avuto soltanto il suono dell'eroina per sfamarsi. 1977, l'anno di nascita. L'eroina adesso è il contrario della minimal tech, è l'esagerazione dell'electro rap, urla di distruzione tipo uoooo! uoooo! uoooo! in "Cornelius". E' folle ammassate che si demoliscono nel cerchio del pogo. Qui i Misfits e i Daft Punk sono la stessa cazzo di cosa. Correggimi se sbaglio. Il privè è soltanto un posto dove buttare i giubbotti o limonare prepotentemente, al massimo se è rialzato è un ottimo trampolino per fare crowd surfing a manetta. E tu ti chiedi se è meglio un dj su due giradischi? La risposta è: weweweweeewwwwewewewee ("It's better a dj on 2 turnbles"). Non l'abbiamo letto Frigidaire noi, troppo piccoli, troppo alienati da Bim Bum Bam. Sappiamo cos'è perché non ci bastava Uan, ma vuoi mettere leggerlo ai tempi e rivederne la cover di Tanino Liberatore sul primo disco intero dei Bloody Beetroots? Prendete il pumpin' per quello che è. E' una fase che scorre adesso sotto i piedi e o la prendi o è passata e non ti rimane che una sega. Non si può essere orgogliosi dei Bloody Beetroots perché sono italiani, semplicemente perché loro (e forse qualcun'altro) orgogliosi di essere italiani non lo sono. E' un fatto anagrafico e basta. La potenza di avere un fanbase fatto di blogger è l'identificazione brutale all'interno di una sottile linea, extra-linguaggio ed extra-territorio, internazionale e anarchica (contro la territorializzazione del web e ogni ordine mondiale). Il sistema ci ha fottuti tutti da sempre, nessuno può fare un cazzo, se non disinteressarsi con gusto. Senza politica, non quella predefinita perlomeno. Che per i teenagers l'anarchia è un cazzo di tatuaggio sul braccio di Morgan. Fate voi. Almeno quei matti under 21 che si fracassano di grinding tunes in tutto il mondo, ballando Bloody Beetroots, MSTRKFT o Boyz Noyz, a loro almeno non gliene frega un cazzo. E questo li rende anarchici. Tornando a "Romborama", che i cinque minuti sono passati, l'attitudine è punk, ma curati nei vestiti e fumando sigarette al mentolo. Il look è di pochissime parole e con qualche brand che supporta la storia. L'hipsteria c'entra in parte. Il rumore è uno strumento per squarciare ogni momento doooooooooown. E "WARP" è il pezzo più violento e depresso che un dj possa suonarti per farti scoppiare come un brufolo sulla spalla, liquido fuori e goccina di sangue. Botte di cassa, banging totale e la testa rimbalza. L'electro-stress forse non esiste ma è quel suono di quella parola in quella ripetitività così autodistruttiva che stai solamente ascoltando una simil-colonna sonora come background nella tua stanza tipo l'intro di "Anacletus". Guardate il video di "I'm in the house" di Steve Aoki con Will I Am dei Black Eyed Peas in versione Zuper Blahq per capire chi conta fino a dieci e produce qualcosa di sensato oggi. A parte questo è sempre Benny Benassi il capo. Zuper Blahq prova a succhiare qua e là, sia dalle sneakers dei Crookers che dalla scarpetta col laccetto di Bob Rifo, e il risultato è buono come i suoi potenti mezzi. Le strumentali leggere ("Mother" ma anche "House 84") non servono ai party harders ma ai giornalisti musicali e ai musicisti, diciamo che servono a chi non balla, al ragazzo timido nell'angolo ad ascoltare un disco così. Come le tracce non-hit di "Discovery" dei Daft Punk o come i cross dei Justice. I pezzi anonimi tipo "Make me Blank" con J*Davey forse servono per presentare ai vostri genitori la musica che ascoltate senza che si spaventino più di tanto, dato che gli ricorderà la merda eighties che ballavano loro. I jingle bells con Vicarious Bliss in "Little Stars" non servono a niente. Forse ad attutire la noia e ad ignorare l'alienazione mentale del mondo fuori. Perché chi ascolta voracemente Bloody Beetroots ha grossi problemi. Minorenni in difficoltà e adulti stravolti dal no future. Il male è popolare come la Cina. La caratteristica del suono dei Bloody Beetroots forse si, è quel maledetto mixaggio che accentra tutto sulla cassa e quell'armonia onnipresente e mascherata. Ma sono soprattutto quei waaaaaaaaaaaaauuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuun che fottono chiunque. Questo relink di zone centrali crea un disequilibrio assurdo come in "Yeyo" in cui la cassa fa il suo lavoro ignorando i vari piiiiuuuuuuuuupiiiiiiiuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuummmmm perché è la vocina che fa yeeeyooo yeyeyeyoooo a menarsela. E ci risiamo, è tipo i lamentii dei troppo-fidanzati-per-stare-bene. Questo suono è grosso come la Cina. Sicuramente non quanto l'Italia, in cui i Bloody Beetroots vengono considerati solo dopo i milioni di pageviews su ogni cosa che postano on line. Siamo pur sempre quelli che piuttosto che imparare l'inglese insegniamo l'italiano agli stranieri. Ma dove cazzo siamo nati? Ascoltare le 21 tracce una dopo l'altra è ovviamente noioso, ma perché già lo sai che la musica dance non è mica disco dall'inizio alla fine (è una menata dei giornalisti musicali questa, e Mario Luzzatto Feggiz al Wonka o al Buggedout non ce lo vedo). Questo disco è pesante come una cassa di birra da 21 sbattuta sull'asfalto che scoppia in mille vetri taglienti. Puzza come le mutandine sporche della ragazza buttata davanti al cesso, nel booklet. E' un banji jumping dal tetto di una discoteca post industriale di Berlino, sporchi di alcool appiccicoso sui vestiti. Caduta libera, in slow motion, che per quanto i bpm vi possano sembrare accelerati questa rivoluzione si sta consumando lentamente. Sguardo rallentato e quei quattro pensieri che vorrebbero inalarci dall'alto presi e riempiti di sperma. Non nasceranno figli, ma non è perché ce lo mettono in culo. E' perché si guarda dal momento al futuro, senza passato. E' perchè tutti i lavori per una settimana e nessuno per sempre sarà pure una speranza ignorante, frettolosa, cattiva e pigra, ma è bellissima. Piacciano o no, i Bloody Beetroots danno schiaffi in faccia che non avevi mai preso prima.


Commenti (19)

  • 29/08/2009 ore 17:24 Candyda @candyda

    Un'opera d'arte! Dentro e fuori!

  • 14/09/2009 ore 11:12 Barnaba Ponchielli @musicaperdrogati

    in my opinion:

    E finalmente arrivò. Dopo kilometri di tour in tutto il mondo, decibel bruciati nei corpi e nelle orecchie di milioni di giovani clubber e litri e litri di sudore sotto quelle maschere da supereroi cattivi ecco che Bob Rifo porta in dono alla musica contemporanea il suo opus maximus. Fin dal titolo roboante e rombante, ingombrante e frastornante. E va detto, "Romborama", che piacciano o non piacciano i Bloody Beetroots, è un disco importante. Perchè viene dal basso e dai bassi distorti di Bassano del Grappa di quel "punk with an attitude" che è Bob Rifo, mente fina che da anni si sbatte in cantine e poi in club e attaccato al computer per sfondare qualcosa. Il muro dell'indifferenza internazionale verso la musica italiana, il muro del culto dell'Italo Disco e del prog come uniche forme musicali "di qualità" universalmente riconosciute della nostra penisola, il muro del silenzio dell'informazione omologata nostrana verso la musica di qualità. Perchè c'è dell'altro e lui e Tommy col loro incessante sommovimento bellico operato in tutti i club del mondo l'hanno dimostrato. E ora sono qua con questo manifesto programmatico, un mastodonte di 21 tracce in cui confluisce tutto l'immaginario sonoro delle "barbabietole sanguinanti". Ci sono i barocchismi classici tra Rondò Veneziano e Giorgio Moroder ("Have Mercy On Us" con la next big thing Cécile), ci sono i synth zarri e sfrigolanti e quei beat iperpompati (in "It’s Better a DJ On 2 Turntables" o "Warp 1.9 (feat. Steve Aoki)") , ci sono le distorsioni che fanno tanto punk disco (in "Talkin’ In My Sleep (feat. Lisa Kekaula)" o la stessa titletrack con ospiti i Leather, ovvero parte dei The Locust), c'è l'eredità electro rap di Afrika Baambaata (nella versione internazionale rappresentata dai Cool Kids in "Awesome", nella versione italiana da Marracash in "Come La"), ci sono anche delle "ballate" elettroniche in cui i beat si stemperano e la melodia esonda (in "Second Streets Have No Name (feat. Beta Bow)" o "Little Stars (feat. Vicarious Bliss)"). C'è di tutto, a dimostrazione che il dopo Justice, volenti o nolenti, è "Romborama", con tutti i pro e i contro del caso. Diciamo pure che l'ostacolo principale per affrontare "Romborama" è la sua estrema varietà e lunghezza. Si fa difficoltà ad arrivare in fondo. Si fa difficoltà ad accettarlo come un lp da ascoltare dall'inizio alla fine. Ma in generale tutte le opere di questo tipo hanno dimostrato questa debolezza, fino ad ora. Dai Justice, ai Digitalism, fino a Boys Noize: sfido chiunque a resistere fino all'ultimo minuto del disco.
    :[:=

  • 14/09/2009 ore 13:59 Michele Wad Caporosso @aiemwadaiem

    cazzo sfidi barnaba... stai a casa tranquillo che fa freddo fuori :D

    tra un ora pubblichiamo l'intervista a Bob Rifo. wacchaaaout!

  • 21/09/2009 ore 15:33 Barnaba Ponchielli @musicaperdrogati

    parole a caso, ma grazie per il tentativo... bob è altrove, osserva e sorride compiaciuto... e prosegue oltre

  • 21/09/2009 ore 17:07 Michele Wad Caporosso @aiemwadaiem

    Il solito preso male

  • 21/09/2009 ore 21:42 andrea pagano @heaten

    Io essendo ciòvane apprezzo assai il linguaggio ciòvane. apprezzo pure quella proverbiale "rottura della quarta parete" giornalistica per tirare in mezzo il lettore. dentro il pezzo e intrattenerlo. ma se l'espediente, caotico ma controllato, pirandelliano diventa caos incontrollabile ed ermetismo per il lettore... sticazzi, è una recensione: bisogna far capire ai potenziali fruitori del disco (che, paradossalmente.., non sono tutti fan di bob e bloody) come caspita suona il disco. non bastano rimandi a celeberrimi colleghi, se tutto il resto è flusso di coscienza, tanto entertaining quanto scritto per se stessi e la propria cerchia di "affini musicali". c'era un articolo sull'internazionale questo mese che diceva che la piaga del giornalismo italiano (chiaramente si parla del giornalismo più "istituzionale") è quello di essere un tantinello autoreferenziale e diretto, tramite frequente ricorso a sottointendimenti e "slang" di campo, ad una ristretta cerchia di industriali, politici, addetti ai lavori e.. ai giornalisti stessi, a cui piace tanto tanto rileggersi. Analogia bizzarra, lo so, ma ormai vedo il fantasma del "giornalismo per pochi" (siano essi CEO della Fiat, o hard-clubber in after, poco cambia) un pò ovunque.

    Detto questo, quoto Barnaba sulla questione di forma.
    Quoto entrambi perchè l'album pesta, è fresco ed è un gran bel cidì importante che ho ormai consumato;)

  • 22/09/2009 ore 11:55 Barnaba Ponchielli @musicaperdrogati

    Per la cronaca: "Come La" con Marracash che cita Wad (ma che non è presente nella tracklist da lui riportata a fine recensione) è presente nella versione italiana di "Romborama", mentre in sostituzione, per la versione internazionale, c'è "Awesome" coi Cool Kids.

  • 22/09/2009 ore 12:28 Sandro Giorello @sandro

    E' stata una svista, grazie della segnalazione.

  • 23/09/2009 ore 01:40 ciro caruzzi @bacarozzo

    Da fan dei Bloody posso dire che le band consigliate in questa pagina non c'entrano davvero un ca**o!!!
    Ma come si fa a suggerire "Il genio" o "I Baustelle" ad uno a cui piacciono i Bloody Beetroots!!! Siete dei buffoni!!!! Sempre li a spingere i gruppeti a voi cari!!!

  • 23/09/2009 ore 09:49 Sandro Giorello @sandro

    Ma che c'entra è una cosa automatica, somma le prefererenze dei singoli utenti che hanno messo tra i preferiti i BB e ti segnala quali sono i gruppi predominanti in questa somma. Ovvimente il sistema funziona meglio con gruppi più "canonici" (Capossela, Ministri, ecc ecc) ma può essere ugualmente un indice importante: da un lato il ti può spiegare quanto siano trasversali i BB (perchè piacciono sia ai fan dei Baustelle che a quelli dei CCCP), dall'altro quanto siano un caso unico nel loro genere. E non rompere, su.


    (Messaggio editato da sandro il 23/09/2009 10:03:46)

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