Se non fosse l'album di un cantautore dalla capacità sorprendente di scrittura musicale, "Hermann" verrebbe considerato in tempi differenti un racconto mitologico: non pagine sacrali si intende, ma storie, intrecci, per ordinare e provare a dare risposte più che accettabili ad una contraddizione in atto che è quasi sempre sempre stata l'infelicità di uomini immersi in un presente di merda.
La nuova creatura musicale di Paolo Benvegnù riprende dunque lo spirito di quella narrazione diventando, per ammissione dello stesso autore, un tentativo di dare risposte ad un momento storico collettivo in cui tutti i segni ma soprattutto i fatti dicono che non ce la stiamo passando poi un granché bene: "nascondi la verità non stai tornando a casa stai solo cercando tregua". Sceglie un impasto di parole importanti, per capire quella che da evoluzione darwiniana si è oggi trasformata in involuzione della sottospecie umana ("Dove sei? Dove siamo? Tutti in fila a scegliere uno stile che decide per noi"), per ritrovare il senso ma soprattutto la verità degli uomini, in un viaggio che si muove fra grazia e miseria, sofferenza e prosa d'amore ("Avanzate ascoltate") e bandisce il silenzio come un crimine, lasciando al canto una dichiarazione d'aiuto "per distinguere il tempo perso da quello vissuto".
Il cantautore fa così di Hermann un cercatore, che intraprende un'esplorazione difficile, percorrendo un Grand Tour di numerose tappe a ritroso nel tempo in cui si incontrano avidi conquistatori, poeti trafitti, figure bibliche e mistici ("Moses", "Andromeda Maria"), si ingoia il male da cui poi si imparerà a difendersi, per non diventare, se ce ne fosse ancora una minima possibilità, come chi distrusse senza senso Troia, calpestando terra e amore.
Non ci sono dubbi che queste tredici canzoni aprono per Benvegnù un terzo ciclo in cui confluiscono due vite musicali che riescono a confrontarsi e non hanno più paura di triturarsi a vicenda. Non farete fatica a riconoscere in Hermann il gusto della sperimentazione, delle combinazioni raffinate e le volute provocazioni di quelli che furono gli Scisma, quanto un decennio di musica solista, in cui Benvegnù ha fatto del suo stile cantautorale: urgenza espressiva, poetica iper-sensibilista, importanza del refrain melodico, un marchio di fabbrica ("mi troverai a parlare di fiori con la polizia").
Quello che cambia nettamente è invece la latitudine dei nuovi brani, una nuova direzione che si traduce in questo lavoro in un ribaltamento della prospettiva del racconto, prevalentemente autobiografico fino a "Dissolution", radicalmente collettivo e interlocutorio nell'odierno "Hermann". E nonostante ci si trovi a passare in rassegna canzoni che hanno sempre ambientazioni e mood dal peso specifico differente, dove il piano sequenza principale è ora focalizzato sulle aperture degli archi, ora sui giochi di chitarre e sintetizzatori, quello che emerge in modo caparbio è una coerenza musicale che ha pochi eguali nell'Italia; uno stile che riesce ad essere personale e riconoscibile ovunque.
La necessità di distruggere per costruire. Brano dopo brano, il viaggio esistenziale che Hermann compie diventa implacabile nel giudizio delle menzogne e dei crimini commessi dagli uomini, ma riesce a trasformarsi in un atto d'amore e di fede ("navi senza vento nell'oceano senza fine chiedono alle stelle di trovare posizione"). E così ti ritrovi, ascolto dopo ascolto, a mitigare lentamente la sensazione di essersi persi, pensando che forse sia possibile non andar più via, che di perfetto c'è ben poco ma l'ammissione dell'errore è liberazione di una colpa e basamento per un nuovo inizio. Il cantautore invita così al viaggio che ti conduce nonostante il patimento, la colpa e la violenza, ad una terra in cui il sangue si fa dolce e l'amore non è niente male.
Consumerete questo album, "dove le stelle si assaltano per esplodere e creare", seguendo Benvegnù come un Ulisse dei nostri giorni che non scappa da Itaca, ma ricerca il sè nella comprensione del noi e lo fa con pagine di musica bellissima, che riescono ad essere leggere pur immergendosi e vivendo sempre nella sostanza.
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Commenti (21)
- 21/02/2011 ore 11:36
morgania @morganiaHermann è un capolavoro, Benvegnù un punto fermo nel panorama della musica italiana. E il passaggio dall'io al noi una svolta narrativa che spiazza e convince.
Muoio dalla voglia di ascoltare il live. - 21/02/2011 ore 12:02
An Na @anna2Hermann è davvero un album straordinario. Testi potenti e musiche che sono stanze, affreschi, boschi e immense pianure.
I Paolo Benvegnù hanno composto e registrato un capolavoro.
Li attendiamo live a dare corpo e volto ad un'opera che segno già tra le più belle del 2011 (e oltre). - 21/02/2011 ore 16:20
Démodé @wearedemodeSplendido disco, ce n'era davvero bisogno!
- 21/02/2011 ore 18:49
Elena Muti @elenamutiCapolavoro,davvero.
Paolo poeta e musico dalle parole brillanti.
Immenso! - 22/02/2011 ore 00:17
g. m. @bellapennoiUn disco bellissimo.
Bravo, bravo, bravo!
(Venite adesso a rompere i coglioni se dico che altri dischi sono ridicoli e imbarazzanti) - 22/02/2011 ore 09:24
Plan De Fuga @plandefugaPaolo e i suoi musicisti non deludono mai, sorprendono ogni volta. Scavano e trovano.
- 22/02/2011 ore 18:51
syd1982 @syd1982DISCO DELL'ANNO...SEMPLICEMENTE IL PUNTO PIU' ALTO DEL SONGWRITING ITALICO(NON ME NE VOGLIANO IL BRONDI E ASSOCIATI VARI..)
- 23/02/2011 ore 12:57
effepunto @effepuntoi fiori che baciano gli alberi?
- 24/02/2011 ore 12:44
drita87 @drita87è un album fantastico!!! (Moses è meravigliosa)
Venite, ascoltate!!!
merita, merita tantissimo!! bravissimo[: - 25/02/2011 ore 21:58
miriam sedda @miriam77Non ascoltavo un album così commovente da tanto....bellissimo
