26/05/2011 di Filippo Papetti

Scrivi un pezzo rap, lo registri, e ne giri un videoclip. Poi lo carichi su Youtube, e aspetti... Se sei un rapper "normale" fai 3000-4000 visualizzazioni in una settimana, se sei invece uno dei nuovi web-rappers supergiovani italiani, ne fai 100000, quando ti va male. Il profilo è quasi standard: bel ragazzo, sui vent'anni, linguaggio semplice e televisivo, senza etichetta discografica. Il più famoso è Emis Killa, in costante ascesa; nell'ultimo periodo però il più chiacchierato è sicuramente il milanese Fedez, di cui potreste aver intercettato l'inno antinucleare "Vota sì per dire no", su gran beat di Shablo e Fritz Da Cat.

"Penisola Che Non C'è" è il suo primo street-album, ed è uno street-album politico. Inizia così: "I giornalisti quarto potere / si fanno tutti delle gran pere / fanno finta di non sapere / il servilismo verso il potere". Ora, io non sono Scaruffi, ma approssimativamente credo di aver ascoltato almeno una migliaio di dischi. Bene, questo è di gran lunga l'attacco peggiore mai sentito. Poi continua con un brillantissimo: "Mia madre va in casa degli altri a stirare le camicie / perché la mia famiglia è stirata come le camicie". Sul serio. Il resto è un costante e continuo reiterarsi di banalità pseudopolitche, al cui confronto gli Assalti Frontali sembrano Toni Negri e Caparezza Noam Chomsky. È sempre apprezzabile quando un ragazzo giovane e con un gran seguito cerca di trasmettere un messaggio positivo a chi lo ascolta, ma la politica è un discorso molto più complesso, e musica come questa ha l'effetto (deleterio a mio avviso) di dividere tutto in bianco o nero, cattivi e buoni, bene e male.

Peccato perché Fedez non è uno sprovveduto: tutt'altro. Ha dei margini di miglioramento spaventosi e, probabilmente, in futuro ce lo ritroveremo su major a fianco di Fabri Fibra e Club Dogo. Ora, però, è solo l'ennesimo rapper italiano con un linguaggio piatto e dei brani dallo spessore minimo, che piace agli adolescenti perché racconta storie comprensibili e poco impegnative. Non manca nulla: rime banali, beat plasticosi, ritornelli prevedibili, flow ovvio. Al momento, questo è quanto. Io comunque scommetto su un suo notevole miglioramento entro qualche mese, spero di non sbagliarmi.

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