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"Non c'è cattivo più cattivo di un buono che diventa cattivo" recitava Bud Spencer in un suo vecchio film. In questo caso il buono di turno è Eraldo Bernocchi (già con Sigillum S, Raiz e Bill Laswell) che, prima, cede alle lusinghe luciferine di Massimo Pupillo degli ZU e poi assolda due "camaleonti" di rango come Balazs Pandi (già con Merzbow) e Lorenzo Esposito Fornasari (Transgender) per innescare un progetto artistico per lui insolitamente deflagrante, che pur senza rinnegare le sue più congeniali fantasie dub-elettroniche si lascia imbastardire dal metal/grindcore più magmatico e violento.

Il risultato è impressionante: Obake è una creatura musicale figlia della mutazione trasfigurativa – del resto in linea col significato stesso della parola, che in giapponese significa fantasma – che in poco meno di 48 minuti metamorfizza conturbanti claustrofobie industrial-core ("Human Genome Project", "Dog Star Ritual", "Decostruction Of The Tower") in narcolettiche contrazioni doom ("Szechenyi", "Grandmother Spider") e poi ancora in alienanti fluttuazioni di post-rock antigravitazionale ("Letters To Ghosts", "Endocrine Pineal Glande").

Dietro il fantasma quattro teste pensanti per una mostruosa collaborazione sperimentale da subito vincente.


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