Partono con una bordata rock fatta di caos, distorsioni e incedere sostenuto. Parrebbe la svolta, invece è un bel depistaggio, una sudata rock in una rappresentazione post. I Sense Of Akasha tornano con "Splendid Isolation", un album forgiato dalle aspettative e dagli apprezzamenti che il precedente "People Do Not Know Who Rules" aveva creato attorno alla band.
"Splendid Isolation", però, lascia una sensazione crepuscolare di fine dei giochi, della poesia e delle emozioni. Un po' come quando vai a uno spettacolo di magia e quello che vedi non è nient'altro che illusionismo. Perché è questo ciò che hanno fatto i Sense Of Akasha: un duro lavoro di tecnica talmente sopraffina che a volte corre il rischio di rendere la pelle d'oca una gioia superflua e fuori moda. In otto, lunghissimi brani viene abbandonato il lato Broken Social Scene della faccenda (quel pop che puntellava il lavoro precedente con canzoni eccellenti per atmosfere e universalità) in favore di un approccio post rock integrale.
Sembrano concentrarsi dunque più sul come anziché sul cosa, i Sense Of Akasha. Le voci dialogano fra loro come se stessero intonando una ninna nanna consolatoria per anime ammaccate dalla malinconia ("The Real Unreal"), le tastiere vengono pizzicate in slow motion ("Notes From The Recovery Room"), gli ebow stridono e seducono come se stessero pattinando sulle casse dello stereo ("The Happy Melancholic"). Purtroppo però "Splendid Isolation" si bea della reiterazione e della omogeneità, tanto che gli Akasha optano per una formula più dogmatica di un 4-4-2 calcistico. Come se preferissero accontentarsi di raccogliere sbadigli e conservare un pareggio anziché tentare di condurre il gioco pur rischiando la sconfitta. Perché di sbadigli rischiano di essercene troppi, vedi gli esercizi di stile di "Uneasy Dreams" e "Splendid Isolation", roba che svanisce come il sole d'inverno se paragonata allo standard che dieci anni fa i Giardini di Mirò imposero in Italia con "Rise And Fall Of Academic Drifting". E poi quelle infinite e un po' logore esplosioni sinfoniche in coda a quasi tutti i brani, che annacquano la bellezza di melodie fino a quel momento perfette, come avviene per esempio in "Wounded Fools".
Se fossimo a scuola sarebbe comunque promozione, per la classe intrinseca delle composizioni e per qualche buona intuizione. Però tra una promozione con la sufficienza e una col massimo dei voti c'è un elenco di promesse attese e mantenute solo a metà.
Commenti (11)
- 12/09/2011 ore 17:23
leo @leoCome negli anni ottanta con il prog rock , stiamo assimilando il post rock con OTTIMISSIMI risultati.
Grandi ragazzi, spero scendiate a Palermo, magari se il mio nuovo progetto è pronto per allora, vi apriamo il concerto :-D
- 12/09/2011 ore 17:34
anonimo @Grazie per i complimenti....
Speriamo troppo di venire a Palermo prima o poi !!! - 17/09/2011 ore 10:36
anonimo @bellissimo disco, di un variegato a volte disarmante!!
nonostante la lunghezza dei pezzi, non riuscite a stancare un singolo secondo..
LO BRAMO!! - 18/09/2011 ore 11:28
anonimo @Grazie !!!
- 19/09/2011 ore 17:40
luca marchetto @lucazzettoio lo trovo un gran disco.
...dalla recensione però non si direbbe "disco della settimana". - 19/09/2011 ore 18:14
Sandro Giorello @sandro {R}A nostro avviso è un disco che merita ugualmente più spazio di altri, anche se non ci ha convinto al 100%. non è la prima volta che succede.
- 20/09/2011 ore 10:23
Parlo Castore @whoiswho...particolare...
- 21/09/2011 ore 15:51
Giuseppe Puzzo @contaminatedGran bel disco!!!Congrats....:)
- 22/09/2011 ore 00:50
Boolomai @boolomaiFate qualcosa per la funzione "Band consigliate" oppure toglietela. Sono sempre le stesse e ce ne sarà una e mezza che c'entra coi Sense of Akasha
E comunque sì, band particolare, pezzi curati e melodie condite da tanto perfezionismo; bel disco.
(Messaggio editato da boolomai il 22/09/2011 00:55:08)
- 22/09/2011 ore 08:16
Markus Corona @markuscoronaAtmosfere raffinate, oniriche e solide. Insieme a better man degli Odm questo è l'album migliore del 2011. Avanti così puschtrabuib!!!!