To Repel Ghosts To Repel Ghosts 2011 - Stoner, Rock, Indie

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Un album duro e tenebroso che tenta di scacciare incubi e i fantasmi. Le tinte sono Black (Sabbath), ma l’esordio è modesto. Only for Stoner-addicted!

“To Repel Ghosts” è un album duro e tenebroso. L’intento è di esorcizzare, scacciare gli incubi e i fantasmi, per l’appunto. Liriche intrise di sentimenti contrastanti e questioni irrisolte, sputate su atmosfere davvero cupe, per un rock dalle tinte decisamente Black (Sabbath). Insomma, una specifica scuola anglo-americana continua imperterrita a mietere vittime fra i musicisti del Belpaese, che imbracciano i propri strumenti con spirito di emulazione, gratitudine e (purtroppo) abnegazione verso nuove ondate sonore.

Davvero pochi, quindi, gli elementi di rottura e le soluzioni innovative. La cifra stilistica è fin troppo definita e chiara già dal primo ascolto. Tra ritornelli e “giri” un po’ ripetitivi, strutture e “ambienti” abbastanza monocordi, l’ascolto non si rivela di certo sconvolgente, anzi, in diversi frangenti si toccano alte punte di noia. Allora m’interrogo e mi pongo il seguente quesito: visto e considerato il gran numero di band sulla falsariga dei nostri Varesini, è forse questa la peculiarità del genere musicale in questione?

Rispolverando MC5, Sonic Youth, Kyuss, White Stripes e chi più ne ha più ne metta, trovo la risposta definitiva e che soddisfa tutte le mie domande. Ed è un secco No. Il mio consiglio per gli amici ascoltatori? Only for Stoner-addicted!

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La recensione To Repel Ghosts di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2011-12-19 00:00:00

COMMENTI (23)

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  • utente57088 13 anni fa Rispondi

    cecomesso: "sta roba" ..... perche' non provi tu a recensire una band ?

  • cecomesso 13 anni fa Rispondi

    E poi ricordiamoci che sta roba per le band emergenti fa pure curriculum. Bah...

  • cecomesso 13 anni fa Rispondi

    Non ho mai scritto nulla, sono solo un assiduo lettore ma stavolta non ce l'ho fatta. Ragazzi c'è poco da rigirare la frittata. Questa purtroppo non è una recensione ma l'ennesima prova di voler cacare sentenze tanto per riempire quattro righe. Mi spiace per i ragazzi della band e per noi lettori che ci dobbiamo sorbire sti giudizuoli da quattro soldi che altro non fanno che far scadere il livello del sito.

  • Dopethrone 13 anni fa Rispondi

    ma a questo punto, una recensione un attimo più oggettiva e dettagliata?

  • faustiko 13 anni fa Rispondi

    per mustaf: ma sì era per scrivere...

  • mustaf 13 anni fa Rispondi

    ...e bada bene che intendo "idiota" nel suo (non volgare) senso etimologico:

    colui che conduce una vita fuori dal sociale e se ne sta trincerato tra i suoi idoli (della sua privata caverna); ossia uomo di corto intendimento

  • mustaf 13 anni fa Rispondi

    faustiko, gli specchi sono scivolosi e adeguati a ragni e mosche, non a direttori di zine ;)
    si intendevano gli albori dell'hr, ossia dei sopracitati (non da me) black sabbath...il 2011 era per dire che all'oggi la storia del rock da enciclopedia la conosciamo tutti! che le recensioni non devono fare sempre per forza paragoni idioti, grazzzzie!

  • torepelghosts 13 anni fa Rispondi

    Faustiko hai ragione! Ma già da almeno una decade e più! Per citare i Motorpsycho "Heavy Metal iz a pose, Hardt Rock iz a Laifschteil" ;)

  • faustiko 13 anni fa Rispondi

    e cmq... se proprio volessimo fare i puntigliosi, nel 2011 (quasi 2012...) l'hard rock e i suoi succedanei non sono né inglesi e né americani... ma norvegesi. :-)

  • torepelghosts 13 anni fa Rispondi

    Voglio intervenire a nome della band per provare a placare i toni accesi della discussione.
    Nessuno qui desiderava una recensione positiva ad ogni costo: il bello di rockit è che a differenza di altri portali proprio qui di fianco i lettori possono accedere al player e decidere con le proprie orecchie se il disco è di loro gradimento o meno.
    Riguardo il lavoro del recensore io personalmente ho un grande rispetto per la categoria perché nella vita non faccio il musicista a tempo pieno ma l'editore.
    So benissimo cosa significa fare una recensione di un disco, un libro o di un'altra opera: bisogna dedicarci del tempo, ascoltare più volte il lavoro con attenzione e appuntarsi dati oggettivi e sensazioni personali, perché si parla appunto di arte e non di matematica.
    Trovo la recensione di Samir però più spostata verso le – legittime- sensazioni e considerazioni personali che non sui dati oggettivi e per questo, da editore, la considero incompleta ma non sbagliata.
    Forse con il tempo il giovane recensore acquisirà l'esperienza necessaria per saper bilanciare i suoi scritti, cosa che altri suoi colleghi di rockit più smaliziati certo non mancano di fare.
    Per ora gli faccio i miei in bocca al lupo perché se un editore illustre come il collega di rockit crede in lui mettendoci faccia e testata significa che c'è indubbiamente del buono da coltivare.