Klimt - recensione
Viola Spera

Rock, Psichedelico, Acustico

di , 16/02/2012

"Viola Spera", il primo album autoprodotto dei Klimt, è caratterizzato da sonorità acustiche arricchite da arrangiamenti rock e influenze psichedeliche. E’ evidente fin dal primo ascolto quanto il trio lombardo ami sperimentare e mettersi alla prova con strumenti e tecniche musicali diverse, dato che ogni brano si configura come un mondo a sé, con un proprio stile e carattere distintivo. Un’autentica originalità mi sembra tuttavia ancora un traguardo da conquistare, perché nonostante tutto i Klimt si ritrovano a ripercorrere spesso strade fin troppo battute.

Quanto ai testi, riguardano prevalentemente la dimensione quotidiana, raccontata in modo diretto ed estremamente personale, tanto da renderne talvolta difficile l'interpretazione. Meglio il brano “Yoga”, dalle parole poetiche, ma non stucchevoli: “è' un punto fisso d'ansia, una mensa disadorna dove vivi tu, dove tutto è vero”. Lo stesso vale per il testo di “Shanti”, caratterizzato da un susseguirsi di riflessioni intimistiche: “la paura del silenzio che ti spinge ad ricordare, affrontare .. che vertigini”. Più polemica e graffiante “Lombardia”, che lancia uno sguardo canzonatorio sulla regione e i suoi abitanti, mettendone in risalto difetti e cattive abitudini (“Son cresciuto in fretta in Lombardia, dove troppa gente ha il bisogno di ostentare”).

Sono una band capace, dalle buone capacità tecniche, e sicuramente non hanno paura di mettersi in gioco affrontando generi diversi. Delle tante anime che affiorano io ho apprezzato quella più immediata e acustica. Consiglierei loro di concentrarsi su quella.


Leggi gli articoli più popolari questa settimana:



Commenti

    pubblica su facebook