Avekey - recensione
Hidden place

Rock, Pop rock

di , 27/07/2012
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ALBUM

copertina album Hidden place Avekey

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    Dopo un primo ep nelle vesti di “Dr.Hyde”, il quartetto capitolino si riunisce in studio come Avekey. La band non abbandona il sound che li ha accompagnati nell'esperienza precedente, richiamando alla mente sonorità stile The Calling (“Almost anything else”) e Nickelback (“Bamboo”,”Scum”).

    Sarà per la breve durata, ma questo ep non convince. La registrazione non è delle migliori, le chitarre non graffiano come dovrebbero e il tandem basso-batteria non supporta a dovere lo stile aggressivo scelto (soprattutto in “Scum”). Aggiungete un inglese non proprio impeccabile, e che qualche accorgimento sulla scelta delle parole in base alla loro musicalità non guasterebbe.

    La curiosità di vederli dal vivo c'è, quantomeno per verificare se la piattezza che a tratti pervade i brani è dovuta al supporto compact-disc o se se sono i pezzi, arrangiamento e struttura, e non reggere. Devono maturare ma possono trovare la loro strada.


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