“Half Step Beyond The Edge”, e torna in primo piano la vena malinconica sostenuta da chitarre leggere di speranza che riempiva il suono di “Disintegration” dei Cure, per poi lentamente piegare verso orizzonti dilatati e ossessivi che ricordano i Mogwai.
Post rock con riprese e ondeggiamenti, aperture sonore ampie che comunque non abbandonano mai il proprio percorso crepuscolare, sospese in un aria dal diverso peso, morbide eppure liquide. Una comune matrice oscura abbraccia i brani, tutti ben strutturati e proiettati verso l’infinito forti del loro lungo minutaggio, bellissima l’atmosfera di “1,618”, che s’avvolge su se stessa per esplodere e poi consumarsi nella tensione, sperimentazione ed effetti in loop per “Heure Bleue”.
Lavoro interamente strumentale che segue la scia dei maestri del genere, “And I Fell Asleep On A Chair, Downstairs In The Corner” si inserisce perfettamente nel quadro di psichedelia montante e tempi bui che chiamiamo post rock, con riprese e ondeggiamenti, riposi e rincorse, tristezze e una luce ogni tanto, coinvolgendo con pienezza di suoni e intensità.
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