Nove tracce dove la parola d’ordine è contaminazione. La bravura della band consiste proprio nella capacità di attingere a diversi generi per creare un sound personale, elaborato, interessante e mai scontato. Le tracce, di matrice rock, si sporcano di soli che strizzano l’occhio alla tradizione prog e jazz. Tutto è reso più profondo ed introspettivo dalla voce di Davide Mangione, dotato di un timbro particolare che rimane impresso nella testa, ma anche di un’estensione e tecnica vocali che gli consentono di sfruttare al meglio la grande libertà interpretativa dei brani.
L’esperienza e la capacità si rivelano anche nella costruzione di testi elaborati, metaforici e intimi e comunque di facile ascolto, senza essere autocelebrativi. Si tratta di vere e proprie poesie in musica, come si conviene quando la matrice cantautorale è uno dei fondamenti compositivi.
“DivinaeLaude” è un disco con un tiro eccezionale, ricercato, originale, un piacere per le orecchie e per il cuore. Aspettiamo di vedere che percorso sceglierà la band per il futuro, augurando loro di continuare su questa strada.
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