"No Keys for Monkey’s Room" è il primo disco di Enrico Gardini, che mette insieme otto tracce in cui sono gli Stati Uniti a farla da padrone. Chitarre acustiche e voce, poco altro, esclusa qualche armonica e una lapsteel. Sicuramente nulla di nuovo, ma è un lavoro più che credibile.
La voce di Enrico Funziona, soprattutto nei momenti più delicati ("Girl’s Cry", "Days"), altrove invece rischia di risultare un po’ forzata. Per quel che riguarda la musica, la composizione più riuscita è probabilmente “Escape”, forse perché si veste di quella penombra che sta tra Eddie Vedder e il Matt Elliott più cavernoso, riuscendo a slegarsi da le scorciatoie che un genere come questo porta a seguire.
È sicuramente un disco godibile, adatto alla solitudine, da ascoltare guardando il mare, lasciandosi riempire di malinconia. Personalmente cercherei di sporcare un poco di più la musica degli episodi più blues. La voce già viene dall’inferno, ma il resto?
Con un pizzico di coraggio strumentale in più e con qualche aggiustamento al fingerpicking (ben eseguito, ma forse un po’ troppo standard) si potrà davvero fare un ottimo secondo lavoro.
Soprattutto analizzando la fine di questo: “Morning Lullaby”, un duetto delicatissimo e semplicemente perfetto.
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