Si può esser orgogliosi dei piemontesi Ufomammut, fautori di un fine operato e altrettanto raffinata mistura da progetto bifronte – un album immediato, l’altro previsto per settembre -, non foss’altro che per aver messo a segno un contratto con la mitica Neurot Recordings (etichetta dei Neurosis).
Cinque le tracce proposte, ipnagogiche, psichedeliche e piene di referenze alchemico-esoteriche, così come eminentemente segnalato dalla titolazione.
Spacerock di rara fattura, per l’inquietante opener “Empireum”, sunto occulto di una psichedelia frammentaria e slegata da precise aree di riferimento. “Aureum” riporta l’aduso doom, vieppiù potenziato da un’aura sulfurea, coaugulo intenso dopo un viaggio a mezz’aria. L’aria si fa, appunto, pesante, o assunto greve operato per tramite di un martellamento da strategia para-industriale. Quand’è la volta di “Infearnatural”, neologismo per una mangiata gargantuesca tra sludge e trip ritualistico. Talmente metabolizzata risulta l’allure lisergica da scomodare perfino i Floyd, come in “Magickon”, fascinosa declinazione di materiali occulti.
Grandi, plausibilmente magistrali, ma soprattutto, da andarne fieri. Quanto c’è in Italia di cui andar fieri?
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