EtruschiFromLakota Non ci resta che ridere 2015 - Cantautoriale, Rock, Country

Non ci resta che ridere precedente precedente

“Non ci resta che ridere”, sarcasmo ed energia firmati Etruschi from Lakota.

Per parafrasare quel film lì ci vuole un minimo di coerenza. Oltre a una spiccata ironia, a un forte senso di appartenenza, alla necessità quasi vitale di schierarsi dalla parte del più debole. Gli Etruschi from Lakota usano sarcasmo in quantità industriale, amano la terra d’origine (la Toscana) e pensano che i nativi americani avrebbero meritato tutt’altra sorte. E il loro tentativo di evocare Roberto Benigni e Massimo Troisi non è solo un omaggio consapevole a una pellicola che definire divertente è sin troppo limitativo, ma anche una dichiarazione di libertà. Narrativa e stilistica.

La band di Montecastelli Pisano affronta il suo terzo album con la dovuta energia. Rock-blues a manetta, influenze cantautorali (dalle parti di Rino Gaetano), gospel, un pizzico di country, tracce zappiane (quasi spontaneo il raffronto con gli Ossi Duri) sparse qua e là. Un suono non certo innovativo, a fronte di canzoni comunque ben composte, arrangiate e suonate in modo impeccabile, sorrette dalla voce stridula di Dario Canal, sorta di Freak Antoni intonato.

Ironia, si diceva poco sopra: forse l’arma più potente a disposizione degli Etruschi from Lakota. Che poi è anche veleno, derisione, scherno. “Corn flakes”, “Abramo”, “San Pietro” sono i pezzi che meglio mettono in luce la carica dissacratoria di una band oggettivamente ricca di talento. E che confida nei numeri di “Non ci resta che ridere” per spiccare il volo una volta per tutte.

 

 

 

 

 

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La recensione Non ci resta che ridere di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2015-04-17 00:00:00

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