22/10/2006 di Sara Scheggia

Toh. Gli Psychocandy, perugini, e io sono diretta proprio a Perugia. Due ore e passa in treno durante le quali ascolto e riascolto questi pezzi, cercando di capirci qualcosa, di distinguere la musica dalle finestre che questa mi apre in testa, buttandoci dentro immagini già viste e vissute. All’impatto con le prime tracce, a dir la verità, storco il naso: mi sembrano confuse, non accattivanti, non ben amalgamate fra loro. Mi chiedo come facciano a fare il verso ai Cure e poi infilare un pezzo strumentale lungo più di 7 minuti. E a ritornare di nuovo alle voci new wave, quelle che quasi non si sentono per quanto fiato – ed effetti vari – ci fanno passare in mezzo. Mi basta guardare il retro del cd per capire: “Eyescream” è una raccolta, un riassunto di quello che hanno fatto in sei anni di musica. Faccio due conti, accoppio le tracce, ed ecco che il quadro si fa più chiaro. Le composizioni più recenti si allontanano un po’ dalla casa base – il pop dark anni ’80 che traspira dalle chitarre, dalle tastiere e dalle voci – per tentare anche la via strumentale, supportata da suoni più elettronici, quasi noise.

A questo punto, però, decido di ignorare qualsiasi tipo di etichetta e di genere, e ascolto. Il mio regionale fa una delle sue ennesime fermate, e io sono a "1234". Guardo fuori distrattamente, il pezzo non accenna a rallentare, riconosco una persona che è appena scesa. E mi viene una leggera ansia, sostenuta da coretti inquietanti. Decido di rimettere "Shaken" e provo a calmarmi pensando che questa canzone potrebbe essere una bella colonna sonora, magari per un corto. Funziona, nonostante i toni cupi in sottofondo, e oramai manca poco per arrivare. Funzionano anche le ultime tracce, per fortuna, rimettendomi addosso un po’ di sana allegria.

Scendo e penso che sia un buon lavoro, nonostante tutto.

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati