Enrico Molteni si aggira per un prato enorme. Cammina piano. Presto questa distesa meravigliosa dove oggi viene organizzato un appassionato festival di provincia sarà tagliata da una strada. Asfalto e cemento. Non ci saranno più gli alberi, le tensostrutture, le ragazze carine a dare la birra. Si sposteranno altrove, e altrove non è mai lo stesso. Enrico cammina piano e lo saluto. Suonano i Tre Allegri Ragazzi Morti stasera, lui ne è il bassista. E’ sempre il più bello dell’indierock, dice qualcuna. Mi consegna un disco. Mi dice che è dell’associazione culturale che ha tirato in piedi assieme a Marco e Lorenzo Pilia: Knifeville. Maniago. La città delle coltellerie e dei coltelli. Mi parla del progetto. Di questa etichetta che produrrà solo gruppi della città, con il contributo economico della città stessa. Per prima cosa mi vengono in mente Calvino e “Prova a star con me un altro inverno a Pordenone”. Per seconda cosa penso che questa copertina di fiori viola verde e rosa sia stupenda.
Poi passa un’estate. Un agosto che potrebbe sembrare l’autunno, ma forse è più settembre in cui non capisci che tempo fa. Piove, ci sono piccole gocce che scivolano sulla finestra, poi viene fuori il sole. Gigioneggi camminando per casa. Rifiuti di diffondere la musica in tutta la stanza. Per conservare un rifugio ancora più lontano, infili le auricolari e attraversi il vetro della finestra. Sei fuori. E’ l’ultimo temporale d’estate. Il sapore umido della fine è il sapore dell’aria.
Giorni polari. Giorni morti di notte. Piccole gioie dal sapore privato. Folk e influenze kraut senza disdegnare accelerazioni ritmiche. Pop e indietronica perdutamente adolescenziali, e non crescere mai. Se dovessi spiegarlo a un bimbo, proverei con un tenta di immaginarti i Blonde Redhead che incontrano i Lali Puna. E gli direi anche di imparare l’inglese, chè l’inglese serve. Cerchi nell’acqua che rimandano per assonanza a Benvegnù, ma che invece paragonerei a dei Pecksniff decisamente meno confusi, per essere semplici, tanto per dimostrare che anche in Italia è possibile fare dell’indiepop validissimo. Senza rincorrere gli svedesi, ch’é sempre meglio tentare di fare il Nostro piuttosto che stare sempre ad inseguire un loro. Poi glockenspiel si poggiano su piccole pennate di chitarra domate da tamburi suonati piano. Crescendo lento, qualcosa di molto diverso dall’andamento lento. Sono passati neanche venticinque minuti e un dolcissimo turbine sembra essersi compiuto.
“Polar Days” firmato Ten Thousand Bees. Sciami d’api congelate. Potenza di rarefazione dal mondo. Un disco che è una sorpresa. Una sorpresa che ha il sapore della quiete dopo la tempesta. Un sapore che è l’arcobaleno.
Commenti (12)
- 05/09/2006 ore 02:41
enver @enverdisco della maddon
- 05/09/2006 ore 14:37
birra @birranon discuto il valore del disco, ma mi viene da fare una considerazione:
visto come stanno andando le cose non sarebbe meglio ridenominare il sito Popit? mi sembra che non si parli poi cosi bene del rock italiano emergente...
(nessun riferimento polemico, è solo una costatazione):) - 05/09/2006 ore 15:05
anonimo @...mi sembra evidente che le tua definizione di "rock" sia un po' troppo ristretta...
- 05/09/2006 ore 15:58
Stefano "Acty" Rocco @acty {R}beh... il corriere della sera dice pure le cose accadute al mattimo...
- 05/09/2006 ore 16:51
Nicola Bonardi @nicko {C}:]:]:]:]:]:]:]
- 05/09/2006 ore 18:37
birra @birrasi è vero sono stato troppo vago... il fatto è che sto constatando che il pop tira di più, tutto qui. le cose più belle vengono scritte per i gruppi che fanno pop. è una riflessione non una citica, ci mancherebbe.
- 07/09/2006 ore 13:34
anonimo @E poi a me questo sembra rock!
- 07/09/2006 ore 14:54
birra @birraallora sono cambiati i canoni del rock? e chi li decide?
cos'è rock?
cos'è pop?
?:|?
- 07/09/2006 ore 18:06
Kontrasto @kontrastoSentiti al SixDaySonicMadness, che avevano vinto la selezione.. Ottimi..
- 30/05/2007 ore 02:53
anonimo @Best site
http://pravomsk.ru/forum/