Se è vero che ogni pedalata è fatta per compiersi, è altrettanto vero che – al di là di ogni tecnica d’allenamento – non è scontato che nel momento giusto le gambe girino a dovere. Niente è dato una volta per tutte. Nessuno è salvo per sempre. E, soprattutto, non esistono gli Eroi come ce li hanno raccontati. Non era perciò già dato che il nuovo disco ufficiale dei Giardini di Mirò, il terzo per la bolognese Homesleep, portasse necessariamente con sè tutto il talento espresso in questi quasi dieci anni di band, e ponesse una risposta agli interrogativi stilistici che ogni grande percorso artistico condivide naturalmente con i propri interlocutori, cioè il pubblico, la gente. Ma dei Giardini di Mirò, oltre che l’innegabile capacità di costruire canzoni pop vicine al post-rock e lontane dalla stucchevolezza, abbiamo sempre amato l’onestà intellettuale e il rigore creativo. Il metodo. L’abnegazione. Il rispetto nei confronti della Musica. Cioè doti che, al di là di ogni singolo possibile giudizio legato alla particolare canzone o al dettaglio, fanno di questo gruppo di musicisti un esempio insostituibile per tutta la Musica Italiana. Un punto di riferimento intellettuale.
Quanto è cambiata l’Italia da quando scrivere una recensione a questa band significava anche militare per la salvaguardia del Bello e del Nuovo e del Diverso in un’Italia offuscata dal consumo acritico e antiestetico. Quanto è cambiata la “scena indie italiana”, di cui i Giardini di Mirò, come tutti i talenti, si sono sempre estraniati dalle perdenti lotte interne degli scarsi. Quanto si è svalutato quel premio che ringraziava i Santa Sangre, consacrava i Valentina Dorme e lanciava i Baustelle, e che dava a “Rise And Fall Of Academic Drifters” (2001) gli onori della visibilità e l’onere di meritarsela nel futuro. Già, quanto? Oggi, scrivere dei Giardini di Mirò – una band che semina sold-out in ogni club che visita – e di “Dividing Opinions” – un disco suonato persino su Radio Rai nel primo pomeriggio – rischia di portare all’elogio autoreferenziale, al testamento compiaciuto o – ancora peggio – all’agiografia. Cosa pessima e fastidiosa, soprattutto per gente di provincia che conosce la vera dimensione del quotidiano e sa distinguere le cose importanti dalle cazzate per turisti.
L’arma è rimettersi in gioco.
Non si può essere padroni del proprio tempo, ma si può esserne interpreti militanti e propositivi.
“Dividing Opinions” è così un disco politico. Cioè ideologico. Di rottura. Per nulla autocompiaciuto. Denso. Violento. Perdutamente incazzato eppure così poetico nel suo ricercare la grazia. E’ il disco che vede la band reggiana abbandonare gli stereotipi e il chiacchiericcio per divenire definitivamente se stessa. Nè semplicemente post-rock, nè shoegaze e nè indietronica. Tutto questo assieme per un agglomerato che non ha paura di guardare agli anni ’90 del noise-arty-rock (“Embers” e lo spettro dei Blonde Redhead) e a una sorta di nouvelle vague contemporanea (“Spectral Woman”). Termometro emotivo sublimato in canzoni. Il bacio dentro la guerriglia. Per chi subisce la tensione e affoga nell’amore. Non c’è più Alessandro Raina (nonostante il testo del capolavoro pop “Broken By” porti la sua firma), che al precedente “Punk... Not Diet!” aveva regalato la sua voce e i suoi squarci di poesia, ma ci sono Jukka Reverberi e Corrado Nuccini che fanno tutto quello che non sono riusciti a trovare fuori da loro. I Giardini di Mirò non potevano più essere una band strumentale, ed evidentemente non potevano più avere Raina come cantante. Prima di tutto il gruppo, come dice Marcello Lippi. Così, ecco due voci certamente non morriseyane come quel Glen Johnson dei Piano Magic ospite in “Self Help”, ma fruttuose, adatte, gradevoli. Perfette. Come lo era Gianluca Pessotto, uno che non sbagliava mai un cross. Continua dunque ad essere lo Spirito (e cioè l’insieme dei Valori che rappresentano, lo Stile che incarnano, insomma, la loro umanità) a cementare il rapporto che hanno con la gente. Perchè, si sa, le canzoni non sono semplicemente delle note messe in fila. E perchè noi siamo un gruppo prima che un prodotto, come dice Davide Toffolo.
“Dividing Opinions” risulta perciò la summa di tutto ciò che i Giardini di Mirò hanno seminato e cresciuto. Una raccolta di brani di rara bellezza, dall’insieme coerente e compatto, dal grande peso specifico. Una sorta di pietra miliare della loro storia che inevitabilmente finirà col diventare un cimento condiviso, riverito, temuto, analizzato e studiato. Inevitabile però porsi l’interrogativo del domani. Perchè ora che il suono è cristallizzato, la poetica mai così fulgida, rimarrà da scoprire dove i Giardini di Mirò potranno andare poi. In quale direzione. Verso cosa. Un interrogativo che nasconde, latente, la consapevolezza che dietro la loro Storia ci siano dieci anni di indie rock italiano, la sua evoluzione e in un certo senso il suo compimento. Una riflessione naturale che, come per quella pedalata di Gianni Bugno, ci va di condividere, consapevoli di attribuire a questi musicisti responsabilità ben maggiori rispetto allora loro Missione Numero Uno, cioè scrivere belle canzoni. Ovvero tutto quello che “Dividing Opinions” contiene. Oltre, ça va sans dire, a tutto il resto.
Commenti (24)
- 06/02/2007 ore 09:31
mr.occhio one man band @occhioocchio che a inchinarsi troppo ci si può far male la schiena.
quale timore reverenziale può spingere a definire "broken by" un 'capolavoro pop'?
farei notare che dopo due minuti è già successo tutto quello che doveva succedere all'interno del brano. poi la cosa si trascina ancora per un minutino di ritornello reiterato a moh di litania per un numero indefinibile di volte.
è difficile poi spiegarsi in termini di musica pop - ma forse di musica 'ben scritta' in generale - che succede dal minuto 3.30 a circa 4.40?
praticamente nulla... il classico cazzeggio a suon di delay e tastierine che qualsiasi gruppo emo ha provato migliaia di volte in saletta prove. senza meritarsi lo stesso 'respect'.
non c'è cambio armonico, evoluzione, apertura. nulla.
dove sarebbe il pop? se me lo spieghi son disposto a darti ragione. ma devi argomentare, sennò qui le parole perdono davvero d'ogni senso. - 06/02/2007 ore 09:53
Fausto 'Faustiko' Murizzi @faustiko {R}intende che sono riusciti a rendere pop(ular) un'alchimia sonora che fino a qualche anno fa difficilmente veniva considerata tale.
il pop a cui si fa riferimento é nell'accezione più ampia... non sta parlando dei Beatles, eh!? - 06/02/2007 ore 09:58
anonimo @moltissimo blonde redhead questa volta
registrazione peggiore dei sucitati pero' - 06/02/2007 ore 10:56
debaser @debaserma si arrabbia qualcuno se dico che questo disco non ha neanche una idea? nulla nulla.
suona in maniera piacevole.
- 06/02/2007 ore 11:02
fiz @fiz {R}una recensione che sfiora la perfezione. bellissima. madonna che bella.ma davvero.di prima mattina trovarsi una roba così da leggere.figa bravo carlo. bravo. un disco così importante (e bello) non poteva che essere raccontato così.
non potevo non scriverlo
- 06/02/2007 ore 11:35
anonimo @condivido in toto.
W Lippi e Pessotto
W Bugno
W i Giardini - 06/02/2007 ore 12:22
anonimo @recensione che dice molto della Musica e del Rispetto e della Vita e del Mondo.
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ma dietro il grande sfoggio m(ai)uscolare di maiuscole, poco altro.
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però alla fine si attaglia (in certo senso 'mima') lo stile del gruppo. molto stile, molta "attitudine", toni epici (il calcio, il senso di gruppo), great respect, etc. etc.
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ma a me non resta proprio nulla.
se qualcuno mi spiega per bene perché "broken by" è un 'capolavoro pop', io giuro che la smetto.
concordo in tutto con marco/debaser.
con intatta stima
saluto e ringrazio - 06/02/2007 ore 12:27
anonimo @a me sembra che ultimamente troppo spesso si cerchi di ammantare di attitudine pop ciò che banalmente diremmo 'lagna melodica'.
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ciò più che altro per una sorta di intellettualismo che si bea, da posizioni di presunta indipendenza, di nobilitare la 'cultura bassa'.
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ma per me resta una 'lagna melodica'.
- 06/02/2007 ore 12:47
Carlo Pastore @carlo {R}perchè c'è tutto quello che una canzone pop ha bisogno: melodia e amore. se poi è anche tratteggiato da squame psichedeliche di area shoegaze, cosa vera, questo è un dettaglio.
- 06/02/2007 ore 13:22
Stefano "Acty" Rocco @acty {R}...la recensione è bella, se gli togliessero il caps lock, sarebbe bellissima :)
...personalmente i Giardini di Mirò mi fanno due palle così... e forse questo non è nemmeno il loro disco migliore... detto questo... l'altra sera al Circolo degli Artisti (ma pare sia così ovunque) non si poteva che essere fieri di loro, perchè vedere un locale che scoppia di persone entusiaste ed accalcate in ogni centimetro disponibile, mentre all'esterno decine e decine di persone se ne vanno sconsolate per il sold out o addirittura non demordono e spingono, litigano e bestemmiano coi buttafuori per entrare con la forza... beh... è qualcosa di importante e che dovrebbe semplicemente far contenti tutti...ma tutti tutti... e dare speranza e spunti di riflessione...
...anche perchè i Giardini di Mirò sono tra le poche band che possono prendersi un palco di grandi dimensioni e riempirlo tutto con un concerto che è proprio un concerto vero, un concerto come deve essere... mentre gran parte delle band di casa nostra sono ancora "piccole piccole" e molti concerti sembrano aver palchi vuoti con la filodiffusione... se poi consideriamo che vanno all'estero e vengono considerati una buona band internazionale e non il solito peluche portafortuna italiano... allora va detto ad alta voce che meritano davvero Rispetto (urca, la maiuscola)...