Se "Anima Migrante" era un disco dai forti contenuti sociali e politici e "Sanacore" un lavoro dallo sguardo piu` ampiocon cui innovare la tradizione della musica napoletana, e` piu` difficile definire questo "Lingo" (il gergo, secondo gli inglesi) atteso per tre anni col timore che i precedenti livelli qualitativi non fossero di nuovo raggiunti. Il gruppo napoletano fuga, invece, ogni dubbio dando alla luce una musica di qualita` e allo stesso tempo ricca di pathos. "Lingo" rappresenta l'evoluzione e la sprovincializzazione degli Almamegretta ormai entrati a far parte a pieno titolo del giro dub-drum'n'bass; infatti, utilizzando il dialetto napoletano misto all'inglese, cercano la sintesi tra le sonorita` mediterranee, orientali e 'inglesi': in "Black Athena" c'e` molto rap, in "Ninas" la dance, "Berberia" puo` ricordare l'elettronica del Bowie berlinese. Prevalgono, quindi, ritmi e rumori metropolitani percorsi da una vena drammatica (soprattutto "Fatmah") che rende la loro musica molto particolare. Canzoni migliori: "Gramigna", intensa storia di ribellione ed "En-Sof", concezione laica di Dio (poche note per un grande effetto).
Gli Almamegretta confermano di non essere un gruppo qualunque, dal quale ci si aspettera` sempre di piu`, ma che con "Lingo", anmche grazie ai numerosi ospiti (Pino Daniele, Eraldo Bernocchi, componenti dei Fun-da-mental e Transglobal Underground) compiono un grande passo in avanti nel loro percorso artistico.