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Lara Martelli [?]
Cerridwen [?]

Cantautore, Pop, Elettronico / Midfinger.net Venus Dischi

di Monia B. Balsamello, 19/10/2007

Della luna non l'altra faccia. Semplicemente questa. Perché vi basta. Mica l’avete vista da vicino. Mica c'eravate su con gli americani, anche qualora fosse, quella volta. Questa faccia ci basta e ci deve bastare, perché comunque lontana quel tanto che basta da esser mistero. There is something strange in the moonlight stasera. E ci sarà ogni volta che ascolterete l'ultimo lavoro di Lara Martelli, questa figlia di Cerridwen, la dea bianca che mescolava pozioni nel calderone di rame di un tempo celtico e lontano e benediceva i poeti. Dea fertile che ora punta il dito verso il satellite. E io vedo il satellite, non il dito. Vedo la sua arte, non lei. Quindi ce l'ha fatta, ha partorito il figlio senza fagocitarlo. Lo ha impregnato di sé gettandolo nel mondo. In lui la madre, sì, ma già altrove.

"Cerridwen" è scala di undici gradini puntata verso quella faccia tonda e chiara di luna. Scala costruita dopo cinque anni di vita. Vita. Non pollici girati. Che vuol dire molto. Vuol dire aver imparato l'architettura, le misure d'equilibrio, affinato l'estetica, capito come si fa, a costruire una scala sospesa e comunque solida. Arrivati in cima, si decide. Il vuoto è spavento o possibilità? Io salto. Ammicco alla luna e ricado, ritrovando il primo gradino. Album-spirale fatto di brani ciclici. Se ti tuffi nel loop non ti accorgi degli estremi inizio/fine. È un tempo senza tempo, è pop elettronico slow core nineties che segue la corrente del Golfo, freddo-caldo in scambio continuo, pulsa di basso, sussulta, si accuccia di nuovo, ama chitarre docili (vedi l’acustica “Stupid Desire”), meno fendenti di come ricordavamo, suona d'oltre Manica e si spinge un po' al Nord per atmosfere, per algida eleganza. Non solo. Anche altre, le latitudini. Divertitevi ad esempio ad aspettare. Sì, tipo il settimo minuto di "Suomi Rain". E ditemi poi se quel dio che parla a Lara e le dice vai avanti e canta, le dice cos'è la grazia e le mostra la faccia -la luna?- somigli o meno ad uno scenario nordico.

Accanto alla poliedrica cantautrice romano-finlandese, il bassista Francesco Aliotta, già con lei in “Orchidea Porpora” ed una coralità più ampia: Claudia Dalla Gatta (violoncello), Pietro Canali (piano Wurlitzer) e Stefano Corrias (batteria) per vestire quel cantautorato morbido che non dimentica la grinta (l'aggressività pura se ne sta fuori, a sbirciare dal vetro), voce notevole che s'innesta, stavolta completamente in inglese, su registri sofisticati alla Cristina Donà (vedi "The Trees Session"), aerei, lirici, alienanti. E se vogliamo cercare altri ancoraggi -vogliamo?- ecco a tratti la Bjork di "Homegenic" (notare le aperture in "The Bees", l'incipit vocale di "White Fly" ed “Alarm”, la scelta d'inserire sonorità d'archi), Sade, Portishead ("Four Women") ed ancora Sigur Ros per un certo gusto nel piano. Ma sono ancoraggi ondivaghi, porti di sosta per una personalità definita che sa viaggiare, impregnare di sé. Lara è Lara. Ed è una bella soddisfazione accorgersene. Intimista e stilosa, ipnotica e transnazionale, permette al contempo il canto lieve ("Back to Inishbofin") e la testa che dondola al ritmo di “N.Y.C. Sunset” e "Panic!!! (Awen 2)" (in cui, tra l'altro, negli ultimi secondi, riconoscerete il gusto della voce effettata alla Thom Yorke di "Kid A"). La parola è scelta sonora più che sintattica. Lara Martelli, chanteuse sopraffina, sa dare respiro morbido ad un fraseggio sonoro complesso, corposo, cupo quanto basta ad affascinare senza angoscia. E stasera, la luna. Ancora una volta.


Commenti (32)

  • 19/10/2007 ore 13:54 Hollowblue @hollowblue

    è semplicemente un album straordinario. Il concerto di presentazione alla casa 139 è stato molto bello e sono sicuro che lo spettacolo data dopo data crescerà ancora. Voce e interpretazione fuori dal comune.

  • 21/10/2007 ore 00:23 debaser @debaser

    potrei chiedere una recensione di questo disco invece di una bella dimostrazione di poetica da parte di chi la recensione doveva scriverla?

    cerco di fare solo critiche costruttive, non me ne voglia nessuno io sono innoquo

    deb

  • 21/10/2007 ore 12:15 Monia B. Balsamello @m-bcom {C}

    [:

  • 21/10/2007 ore 13:53 anonimo @

    In effetti come allegato a un comunicato stampa farebbe faville, come recensione non è granché costruttiva..

  • 21/10/2007 ore 15:51 debaser @debaser

    o cazzo ho scritto innocuo con la q
    e nessuno mi ha offeso???
    rockit cambia




  • 21/10/2007 ore 17:52 Fausto 'Faustiko' Murizzi @faustiko {R}

    ma nooo! solo perché é domenica... :]

  • 21/10/2007 ore 19:28 anonimo @

    recensione davvero imbarazzante. forse come il disco. e sigur ros con una esse alla fine diobono, che anche in grassetto l'avete messo. madonna. e poi noi paghiamo [:

  • 21/10/2007 ore 20:20 anonimo @

    e thom york con la e.......yorke!

  • 22/10/2007 ore 09:38 Monia B. Balsamello @m-bcom {C}

    :) Oh my god... e pensare che per anni ho creduto si chiamasse Thomas Edward Yorke... e invece oggi tu mi sveli che si scrive senza la "e" finale... come la grande mela, insomma, "york".
    Pensa te, a volte, le scoperte... [:

  • 22/10/2007 ore 09:42 Monia B. Balsamello @m-bcom {C}

    Ma oggi è giornata di scoperte! :) Quindi tu scrivi "Sigur Ross" con due "s"? Alla bolognese, insomma... :[ In effetti ssssssuona bene, così! Ora magari mando una mail in Islanda e glielo dico che non si chiamano Sigur Rós, ché magari mica lo sanno che da noi gli moltiplichiamo il finale... [:
    Ovviamente love & peace!

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