Che bello che esista un gruppo come gli Ex-otago! Una delle esperienze live più divertenti che si possa immaginare e due dischetti colmi di canzoncine così belle e semplici da risultare quasi inafferrabili: il primo, il misconosciuto ma geniale “The Chestnut's time” (Vurt 2004), a farli assurgere a numi di un piccolo e crescente culto e questo “Tanti saluti” a confermare tutte le caratteristiche vincenti del gruppo messe a fuoco dalla mano di Riotmaker.
Riotmaker, appunto: era lecito temere che un'etichetta dall'estetica e dal suono così ben definiti potesse snaturare il progetto intingendolo a fondo nei propri canoni, ci si compiace invece nel verificare che gli Ex-otago restano gli Ex-otago, solo con una produzione ben definita. Mossa intelligente perchè tutti possono prendere due tastierine Casio, una chitarra acustica e una batteria e pensare di farci della musica nascondendosi dietro un dito lo-fi e sentirsi a la page, ma trovatene altri in grado di fare queste canzoni. Melodie di cui non si può più fare a meno, figlie di certo beat anni '60 (“Che tempo che faceva”), come di certo indie-pop odierno con gli anni '80 nel midollo, testi che dall'italiano muovono verso un inglese al limite del maccheronico per creare veri e propri inni da cantare con enorme partecipazione emotiva. Salta in mente il Bugo degli esordi, quello che tra improbabili rap freestyle e melodie sbagliate cantava dei baci della nonna e della benzina: è il trionfo della glocalizzazione, temi così piccoli da essere nel DNA di tutti, esperienze che riaffiorano dall'infanzia con i loro sapori e oggetti. Gli Ex-otago sono un giocattolo a cui ci si affeziona e che non si butterebbe mai via, di quelli che a guardarli strappano un sorriso, quando non una risata vera e propria, perchè, oltretutto, sono pazzi e veri, lo-fi nell'anima e nell'attitudine. Risultano anche garbatamente commoventi, come il ricordo delle vacanze di Natale dell'infanzia o come le cartoline di qualche estate passata da tempo, come quando scrivono una canzone dedicata a un cane adorato per sedici anni (“Song for Sasha”), o ad un fruttivendolo costretto a chiudere per l'apertura di un supermarket nella stessa via (“Amato the greengroacer”), il tutto rimanendo nell'ambito di una malinconia contrappuntata da elementi goliardici (“Radio scapolo d'oro” e qualsiasi loro live).
Non riuscirà “Tanti Saluti” a restituire ciò che sono gli Ex-otago in concerto (cosa, del resto, fallita anche dal precedente), ma è di certo una perfetta fotografia della loro unicità ed è facile innamorarsene.
Commenti (14)
- 06/07/2007 ore 09:05
anonimo @da primascelta. senza se e senza ma. magari aspettando una settimana... o anticipando di una settimana
- 06/07/2007 ore 13:21
anonimo @disco proprio bruttino a mio avviso.
- 06/07/2007 ore 13:35
Stefano "Acty" Rocco @acty...perchè che succede nelle altre settimane? diventa bellissimo?
...a me comunque il disco non entusiasma.
li vedrò dal vivo appena possibile per capirli meglio...
- 06/07/2007 ore 13:37
anonimo @pessimi live e su disco:=
- 06/07/2007 ore 14:59
Nuciari @nuciarisono dal vivo adesso alla radio
- 06/07/2007 ore 15:07
anonimo @quando c'è un disco debole come primascelta... non è il caso dei port royal
- 06/07/2007 ore 18:36
Nur Al Habash @nursolo una parola: DISCONE.
- 06/07/2007 ore 18:53
Nicola Bonardi @nickosto canticchiando cooking ovation da quando mi sono svegliato, ribadisco quanto detto nella recensione: che bello che esistano gli Ex-otago!
:) - 07/07/2007 ore 16:06
artaud @artaudbravi! come si fa a non ascoltare in loop amato the greengrocer?! e dal vivo randono ancora di più
- 11/07/2007 ore 14:36
ilenia @ileniai dont wanna forget my client's name today!
(you-know-i-am-greengroncerrrrr)