Chiudi

Accedi


oppure usa facebook

Hai perso la password? Recupera password


Sembra quasi che certi dischi lascino impronte dietro di sè, tanto è naturale ed immediato seguirne il percorso. L’album dei siciliani The Second Grace è uno di questi: piccoli passi che calpestano erba di un giallo bruciato, sorta di versione calda e sfatta di sole delle passeggiate nella neve di Ant, incrociate ai ricami sopraffini del primo disco di Polly Paulusma e a qualche eco di Ben Harper.

Pop fatto di chitarre acustiche e sussurri, capace di insinuarsi sotto la pelle per farla rabbrividire: è il caso della tripletta iniziale, che, con equilibrio e grazia rari, mette sul tavolo tutte le carte in mano al gruppo. Il merito maggiore del disco è quello di riuscire a creare un’atmosfera ben precisa con elementi semplici; un intimismo musicale che non può che riflettersi in testi legati ad esperienze minime e personali, nella maggior parte dei casi a sfondo amoroso (come la più nota del lotto, “Antanarive”).

A fronte di tutto ciò, perchè non un Primascelta? Semplicemente perchè tutte queste qualità perdono forza nell’ambito di un ascolto prolungato: le suggestioni evocate si mantengono limpide nell’arco di una manciata di canzoni, finendo invece per sfocarsi ed elidersi sulla lunga distanza.

Futilità, in fondo; perchè i Second Grace fanno il loro dovere sotto il sole pomeridiano, trascolorando una luce accecante che appiattisce ogni cosa.


Commenti (1)

  • 20/07/2007 ore 11:37 anonimo @

    perfettamente d'accordo con Marco (come al solito). Molto panama sto disco