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Il dilemma è scespiriano. Essere o apparire. Osare o riposare. Suonare o imitare. Un dualismo problematico. Come nel caso dei Da'Namaste. Praticamente una coverband degli Alibia. Di più. Quasi un progetto nato con righello e squadretta. Come se la creatività fosse una semplice questione di stile. Da studiare, vivisezionare, imitare. Ma il fatto è che la musica non è una scienza esatta.

La presenza di Massimo Bonelli (cantante degli Alibia) in cabina di regia si sente. Gli intrecci strumentali raffinatissimi, le voci dialoganti, i testi malinconici: tutta roba già sentita dal gruppo di "Tra Tutto E Niente", peraltro anch'essa tacciata di suonare come se tentasse di raccogliere il testimone dagli Scisma. Ma gli Alibia avevano dimostrato di avere quello che ancora manca ai Da'Namaste. Le canzoni. Che, oltre ad arrangiamenti di chiara derivazione Benvegnù, avevano una gran forza e bellezza. E che per questo funzionavano – e funzionano – bene. Nonostante le affinità sonore delle quali si diceva.

I Da'Namaste, invece, si limitano ad approcciarsi ai loro padri putativi con un timore quasi genuflesso. Sono poco più di controfigure. Assimilano lo stile ma non fanno il passo in più. Brani pop da manuale, nel senso di formalmente ineccepibili. Come per le distorsioni pesanti di "Per Nulla E Tutto" - un caso esemplare dei danni che certo rock in italiano ha lasciato in eredità alle nuove generazioni – o per l'esistenzialismo a buon mercato di "Mira Le Cattedrali" ("Il nostro vegetare non è eterno, adesso ci aspetta un Nuovo Mondo di piramidi nucleari e di palazzi paradossali").

E sì che non mancano gli episodi più convincenti ("La Pancia Dei Pesci", "Lieto Fine"). A dimostrazione che le belle canzoni riescono a mettere in secondo piano persino il più palese dei già sentito. Se i Da'Namaste allora prendessero in mano il proprio destino e compissero un necessario e coraggioso parricidio artistico potremmo goderne tutti. Altrimenti corriamo il rischio di considerare la musica moderna come un supermercato della creatività dove c'è posto per tutto. Tranne che per la meraviglia.


Commenti (21)

  • 22/01/2009 ore 15:57 Black Records @blackrecords

    Complimenti bella musica e anche buoni collegamenti
    (CNI, Venus, ecc.) Ho apprezzato "Come ora" interessante inizio di elettronica e grande chitarra. Un saluto Giorgio Binda

  • 22/01/2009 ore 19:50 Giovanni Continanza @nickwire {C}

    Bravissimi sia live che su disco!

  • 26/01/2009 ore 15:16 pataweb @pataweb

    Secondo me sono molto più rock degli Alibia, anche perchè questi ultimi di rock hanno ben poco. L'accostamento mi pare davvero parecchio azzardato. Imbarazzante poi il paragone fra Alibia e Scisma.
    I Da'Namaste mi piacciono molto e sarei davvero curioso di vederli dal vivo. BRAVI!!!

  • 26/01/2009 ore 15:25 Da'namaste @danamaste

    a me vien da ridere... :):)
    mi sa proprio di cattiveria gratuita.
    non voglio sottolineare -poi- le cose che mi fanno più ridere!!

    Vi invito ad ascoltare i brani ;)
    ciao cari...
    teri - da'namaste

  • 26/01/2009 ore 15:37 Tomato - CNI Music @tomato

    Confesso che leggendo questa recensione sono rimasto di sasso.
    Premesso che non sono stato in "cabina di regia" nella realizzazione del disco dei danamaste, ma semplicemente mi è stato inviato un master che ho ritenuto assolutamente valido ed ho quindi deciso di farlo pubblicare e, premesso che, pur impegnandomi strenuamente, non riesco a trovare particolari similitudini tra il progetto alibia e quello danamaste, mi sembra comunque poco rispettoso ed un pò qualunquista liquidare in questo modo un lavoro che, in ogni caso, è costato fatica, soldi, tempo, passione e sogni a tante persone.

    Conoscendo lo stile di Manfredi ed il suo modo di essere sempre attento e rispettoso pur nel leggittimo "gusto personale", quel che leggo mi ha davvero amareggiato oltre che sorpreso.
    Sono anni che siamo costretti a leggere pseudo-recensioni imbottite di improbabili paragoni o presunte similitudini spesso a dir poco "azzardate", utilizzare a mestiere per coprire l'ignoranza di chi le scrive.
    Manfredi ha la testa e gli ascolti più che giusti per non cadere in questa trappola...mi chiedo quindi il perchè di questo pezzo...spero mi risponda.

    Il disco dei danamaste, al dilà dei leggittimi gusti personali, sta benissimo in piedi da solo e non merita di essere paragonato a nessun altro lavoro a cui, per altro, non ha niente da invidiare.

    Massimo Bonelli

  • 26/01/2009 ore 17:03 Manfredi Lamartina @manfredi {C}

    Caro Massimo
    la cabina di regia ovviamente è una metafora che ho usato perché in qualche modo sei stato coinvolto nel progetto. Sulla cattiveria gratuita della quale mi accusano i Da'Namaste altrettanto ovviamente non sono d'accordo. Non c'è nessuna cattiveria. Magari gratuità, se con questo intendiamo che io non guadagno un soldo se faccio una recensione negativa sui Da'Namaste (anzi, non guadagno mai proprio nulla). Ma, a parte le battute, ho scritto semplicemente quello che penso del disco. Degli Alibia ho scritto sin dai tempi di quel concerto all'Agricantus di Palermo, nei primi mesi del 2002, in un piccolo sito musicale ormai scomparso. Proprio per questo, Massimo, dovresti sapere bene il mio approccio critico alla musica. E proprio per questo mi dispiace ricevere l'accusa di qualunquista da te, al di là della legittima amarezza per una recensione negativa. Ma fa parte del gioco. Ogni volta che ne esce una viene liquidata come una recensione "qualunquista" dai diretti interessati. Sempre.

    So molto bene - anche per esperienza personale - che cosa vuol dire fare un album. Ciò non toglie che se devo fare una recensione non posso essere disonesto con me stesso solo perché i musicisti ci hanno speso tempo e soldi. Il concetto fondamentale di questa recensione, forse espresso male, è che l'album più che ricalcare uno stile ben preciso (e ho fatto paragoni tutt'altro che improbabili, mi pare) non fa. Le canzoni in sé non hanno appeal e bellezza, tranne in un paio di casi.

    Ribadisco. Scrivere recensioni negative a me non fa mai piacere. Ché la storia del recensore sadico che si fa venire un'erezione sparando a zero sui gruppi non mi appartiene. Ma se il disco non mi piace devo scriverlo, con il massimo dell'onestà critica possibile. Come credo di aver fatto anche stavolta. Altrimenti è inutile che io stia qui. Altrimenti è inutile che voi stiate qui. Altrimenti è inutile che Rockit sia qui.

  • 26/01/2009 ore 17:56 Tomato - CNI Music @tomato

    è appunto perchè ti conosco e conosco la tua storia dal 2002, apprezzandola per tante piccole cose che ho visto e letto nel corso degli ultimi anni , che la recensione in questione mi ha sopreso.

    Non ti ritengo un "qualunquista", ma trovo un pò forzato e "inutilmente sensazionalistico" definire i danamaste una coverband, nonchè un pò lontano dallo stile che in genere ti riconosco.
    che un disco possa non piacerti ci sta tutto...e che tu possa scriverlo è sacrosanto.
    Ma esistono diversi modi e diverse forme per dire la stessa cosa.
    si può dire "mi fa cagare" oppure "non mi piace".
    Il senso è lo stesso, il risultato è ben diverso.

    m.



  • 28/01/2009 ore 12:01 spoonji @spoonji

    Ho recensito anche io questo disco per un altro sito, ne ho evidenziato i pregi e anche alcuni difetti. Senza bisogno di frasi a effetto e dichiarazioni strafottenti. Cosa che qui si vede spesso.
    Io ci ho sentito tutt'altre influenze rispetto a quelle che leggo qui. E sono d'accordo con chi dice che c'è della cattiveria gratuita. Iniziare una recensione con queste parole: "Praticamente una coverband degli Alibia. Di più. Quasi un progetto nato con righello e squadretta. Come se la creatività fosse una semplice questione di stile. Da studiare, vivisezionare, imitare." e poi successivamente "Sono poco più di controfigure." non è cattiveria?
    Non è questione di essere disonesti, è questione di avere rispetto per il lavoro di un gruppo, e in quella frase iniziale di rispetto non ne vedo neanche l'ombra.

  • 28/01/2009 ore 16:38 sliskovic @sliskovic

    Se non altro, ci vuole una grossa fantasia per scrivere quella recensione... complimenti!

  • 28/01/2009 ore 18:12 Manfredi Lamartina @manfredi {C}

    Non è cattiveria. Leggi il testo. Leggi il contesto. Leggi il *concetto*. Io indico la luna e tu guardi il dito. Quello sbagliato, peraltro. La strafottenza c'è solo negli occhi di chi la vuole trovare. Ma se mi passi il link con la tua recensione magari prendo appunti. Alla prossima.

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