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Public [?]
Lunario [?]

Rock, Pop

di Nome, 17/09/2008

Non è da tutti tuffarsi in una nuova avventura al posto di piangersi addosso rivangando il passato.

Non è da tutti chiudere un’esperienza tanto significativa quanto difficile da portare avanti e inaugurarne un’altra con determinazione, umiltà e stile.

Non è da tutti, soprattutto, scrivere un bel disco rock cantato in italiano e farlo oggi.

Paolo Beraldo è riuscito in tutto ciò lasciandosi alle spalle i Northpole (il miglior gruppo italiano secondo John Peel) formando i Public e dando alla luce “Lunario”, l’album d'esordio, disponibile gratuitamente sul web. Andateci subito su Publicmusic.it e avviate il download; nel frattempo proverò a raccontarvi perché sia complicato accampare scuse di fronte all’opportunità di aggiudicarsi i brani in questione, per giunta senza sborsare un centesimo.

"Lunario" trasuda l’esigenza di sputare fuori musica e parole e di farlo con il disincanto che spesso aiuta a realizzare imprese significative. Programmatico, in tal senso, il noise-pop di “Grandi aspettative”, sicuramente una delle canzoni più riuscite del disco, in grado di sintetizzare la morte di tante romantiche illusioni.

Sarà stata la mancanza di pressioni esterne coincisa con un momento di fulgida creatività; sta di fatto i dodici pezzi in questione risultano assai ispirati ed accattivanti. Tutti piuttosto concisi e vestiti con arrangiamenti succinti, essi arrivano dritti al punto senza fronzoli grazie anche a una produzione aspra ed essenziale che evita di soffocarne la freschezza e, al contario, conferisce al lavoro notevole respiro ed eccellenti dinamiche.

Un basso pulsante in bella evidenza, chitarre che graffiano con riff mai scontati ma accarezzano e intrigano quando optano per soluzioni jingle jangle, un drumming solido e frizzante, una voce che si destreggia con personalità dando vita a melodie semplici ma incisive. Sono questi gli elementi peculiari di un album per lo più elettrico e nervoso (“Non ci sono matti”, “La morte ti sta addosso (come una carogna)”) in cui fanno capolino episodi acustici e intimisti (“In questa stanza”, “Sabato notte, domenica mattina”) nonché frangenti cantabili e ariosi in cui emerge una spiccata vena pop (“Attualità” in un paese civile sarebbe un singolo da top 40).

Menzione speciale meritano i testi, ora pungenti, ora visionari, ora ironici, ma in tutti i casi dotati di buona musicalità, obbiettivo mai agevole da raggiungere se, come in questo caso, ci si orienta su metriche proprie dell’indie-rock. Beraldo scrive in maniera asciutta, riesce a risultare evocativo evitando di scivolare in verbosità e, anzi, dimostra di saper esorcizzare patemi di vario genere con ironia e sano distacco.

A questo punto una cartella zippata chiamata “Lunario” dovrebbe essere sul vostro hard disk. Abbiate la compiacenza di trasferirla su un cd vergine e dedicate un po’ del vostro tempo alla scoperta di “Lunario”, un disco davvero bello che, fra le sue tante qualità, ha anche quella di non essere immediatissimo.


Commenti (18)

  • 17/09/2008 ore 13:20 enver @enver

    mi piace come scrive costui... vado a scaricare

  • 17/09/2008 ore 14:14 Nicola Bonardi @nicko {C}

    non l'avevi ancora fatto?!!
    disco bellissimo, davvero!

  • 17/09/2008 ore 14:35 SovietStudio @sovietstudio

    Un bel disco senza dubbio.

  • 17/09/2008 ore 14:52 Maria Guzzon @mariz {C}

    Lo ascolto da qualche settimana, ed è difficile toglierlo dallo stereo. Ci sono almeno quattro o cinque pezzi meravigliosi, e gli altri sono "solo" belli...

  • 17/09/2008 ore 20:39 JoeCatherine @joecatherine

    Bella recensione. Bravo.
    E che disco!!!!!
    Non smetterò mai di dirlo!

  • 17/09/2008 ore 20:58 anonimo @

    ascolto questa operetta da tempo, l'ho già detto tempo fa: "come il vino buono. ce n'è sempre di meno e lo apprezzi dopo i 30(anni)" mi auguro anche prima per i molti che passano di qua.
    da pianista "classico" (perdonatemi!) appassionato di chitarra: brano6 e brano11 impossibili da suonare con accordatura normale son possibili solo così:-partendo dal mibasso-re la mi sol si re. interessante.

  • 18/09/2008 ore 09:31 VecchiaDiSpade @vecchiadispade

    Bella Rece e disco!

  • 18/09/2008 ore 11:37 lucadido @lucadido

    Ce l'ho sul desktop da un po' e non sono riuscito ad ascoltarlo seriamente, anzi, mi perplime un po' ma allo stesso tempo mi dà delle buone sensazioni. La recensione è bella e seguirò il consiglio finale di buttare il tutto in un cd vergine da ascoltare e assorbire.

  • 18/09/2008 ore 15:50 Oxygen @oxygen

    "Li ho visti tutti in fila nei corridoi

    spannati come viti

    della macchina del caffè

    finestre sulla città

    un quadro della realtà

    lo vedi che ti manca

    quel sacro fuoco al culo

    per tutto questo tempo

    ti ho aspettato lo sai

    prima ho conosciuto il tuo odore

    poi ho condiviso il dolore

    ma è solo luce artificiale

    l'amore senza baci

    classe 79 sono gli anni tuoi

    seduto su di un mal di cuore

    che non passa mai

    ti sembra di cambiare il mondo

    ma è un fuoco di paglia"

    Paolo Beraldo è tornato!
    Per fortuna..

    Come sempre i suoi pezzi sn efficaci!
    Meriterebbe la prima scelta!:)
    COMPLIMENTI!!

  • 18/09/2008 ore 16:56 Ti Amo Abbastanza @tiamoabbastanza

    bel disco, davvero. lo diciamo con la consapevolezza di chi non ne ha particolarmente apprezzato la prima volta live, però eravamo in studio anche noi dal mitico luca lago (grande!) mentre nasceva e ci lasciavamo vuoti di bottiglie a vicenda e confermiamo che il disco è proprio bello. un abbraccio di consueto inesplicabile affetto a Guido. Ciao e complimenti taa

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