E così i Marlene giungono al loro 4° album, esclusa la raccolta live e l’ibrido “Come di sdegno”, presentandosi con questo “Che cosa vedi” dopo un’imponente campagna mediatica attraverso il sito mk-2000.net e forti dell’appoggio promozionale e distributivo targato Virgin. Ma non sono cambiati solo alcuni fattori in termini di marketing, vista e considerata la mole di novità presente tra i solchi dell’ultimo disco. Prima fra tutte la presenza di un ospite ‘pesante’ come Skin, vocalist degli Skunk Anansie e qui impegnata a duettare con Cristiano su “La canzone che scrivo per te”, a tutti gli effetti uno dei momenti peggiori della discografia Marlene (e dispiace notare che nessun ‘kritiko’ abbia avuto il coraggio di scriverlo).
Per tutto il resto, paradossalmente, la macchina Marlene sembra viaggiare a pieni giri, tanto che l’uno-due iniziale è alquanto indicativo (quasi a ricalcare l’incipit di “Ho ucciso paranoia”): “Cara è la fine” è il classico episodio arrabbiato che caratterizza l’apertura di ogni disco della band, mentre “Serrande alzate” si sintonizza, appunto, sulle stesse frequenze sonore de “L’abitudine” - e aggiungiamoci anche “La mia promessa” e “Malinconica”. Subito dopo il singolo “Canzone di oggi”, di cui abbiamo già detto consigliando anche l’acquisto nella versione 3 pezzi con interessante traccia rom.
Piace molto anche “L’abbraccio”, altra ballata dal tipico dna kuntziano che stavolta si arricchisce di mellotron e synth (!!!), scelte azzeccate per non rimanere ancorati agli standard dai quali la formazione cuneese ha finora attinto a piene mani. E fa piacere che anche in “Due sogni”, dove strambe aperture melodiche si alternano agli inserti chitarristici che conosciamo, la band prosegua il discorso. La successiva “Chi mi credo di essere” è, invece, un vero e proprio assalto sonoro, un come back alle atmosfere elettriche ed elettrizzanti; sulla scia “Quasi 2001”, giocata però su interessanti chiaro-scuri, anche questi tutt’altro che nuovi nella produzione del gruppo ma alla fine uno dei punti cardine del sound Marlene. Con la penultima “E poi il buio” il quartetto sembra ritornare sulla strada della sperimentazione (ascoltate l’inedito uso che Cristiano fa della sua voce, senza contare i ricami della 6 corde di Riccardo), completando il percorso nella traccia finale “Grazie”, entusiasmante episodio in cui vengono zittite le chitarre (almeno per i primi 2 minuti) e si dà voce a organi e pianoforte.
“Che cosa vedi”, somministrato in piccole dosi via via sempre più sostanziose, è un’altra prova che i quattro piemontesi siano dei veri e propri ‘fuoriclasse’ nel panorama del rock, e non solo quello di origine italiana.
Tutto il resto, oltre la musica, sono chiacchiere di contorno.