Funk, electro, cazzutamente groove. Interpreti magistrali di un nuovo suono partenopeo (Atari, The Gentlemen's Agreement) decisamente easy, libertario ed ironicamente festaiolo, i The Collettivo incarnano la leggerezza dell'attuale scena che gravita intorno alla città di Napoli e che abbandonate le Posse e le sue forme di militanza musicale, dà il benvenuto al pensiero mutant-disco. "Tonight I feel the king of dancefloor" è il manifesto esistenziale recitato dai cinque ragazzi napoletani in questo esordio per Materia Principale, che con in sottofondo il combat-rock dei Clash (beniamini citati fra i riferimenti possibili) punta a diventare la colonna sonora ideale per nuovi eroi che rockeggiano ma nella sala da ballo. Dedicano dieci tracce affilatissime a Mary Quant e al contributo che la stilista londinese e la sua "minigonna" diedero negli anni 60 al processo di emancipazione femminile, all'esorcismo solenne di decidere del proprio corpo, tanto quanto dei propri pensieri. La freschezza rigenerante del debutto, l'uncino melodico azzeccato: i The Collettivo mostrano un appeal accattivante, senza nessuna pretesa di velleità intellettuale; solo una ferma determinazione a far smuovere le gambe, ad agitare le braccia. Si parte con una micidiale tripletta, tre fendenti ben assestati: "The Dancer", il basso che rotola come meglio non potrebbe di "Selfish", e quelle trovate vocali che tanto fanno pensare ai Kaiser Chiefs in "Does Anybody Want Me?". Così se sono i Franz Ferdinand a far capolino in "Supermen", è il funk che va tanto per la maggiore in questo album a permeare la struttura generale dei brani, mentre i Rapture di "Mirror" vengono saggiamente strattonati nell'invitante "My Sweet Radio". Il pop ammiccante si unisce ai rintocchi new-wave di "Calm down", il tutto unito alle ondate indie-brit di "We Don't like the Muse". La capacità dei The Collettivo di trasformare tutto ciò che incontrano in un party furioso è qui portata ai massimi livelli. Le argomentazioni per buttarsi nella dancefloor ci sono tutte e dunque non resta che dire: "Silenzio signori, perché ora si balla".
Commenti (12)
- 13/01/2009 ore 15:45
Matteo Cantaluppi @joey1975Grandiosi!
- 13/01/2009 ore 16:20
faustiko @faustikoSì, decisamente un gran bel dischetto che era difficile immaginare "made in Italy"...
- 13/01/2009 ore 21:08
Death In Plains @deathindonutplainsfigaaata!:)
- 13/01/2009 ore 21:57
MARCU @marcuse questo fosse il nuovo di qualche band inglese il voto sarebbe 4
trash - 13/01/2009 ore 22:36
faustiko @faustikoi soliti esterofili malati... :[
- 13/01/2009 ore 23:19
MARCU @marcutrash e basta
ricordatemi il loro nome fra un po - 14/01/2009 ore 02:05
kamayama @mayasecondo me se li becchi dal vivo il nome poi te lo ricordi e finisce pure che balli
- 14/01/2009 ore 02:36
SovietStudio @sovietstudioMolto interessanti.
- 14/01/2009 ore 11:08
Matteo Cantaluppi @joey1975Allora continua a ciucciarti il Genio e le Luci della centrale elettrica...
- 14/01/2009 ore 11:30
Matteo Cantaluppi @joey1975Scusa, non volevo essere polemico, oltretutto massimo rispetto per i due artisti sopracitati. Intendo dire che c'è spazio per tutti, e poi è un disco d'esordio, magari col tempo maturano e diventano un ottimo gruppo esportabile e divertente. Non penso ci sia niente di male a cantare in inglese, soprattutto con la loro attitudine molto napoletana (li ho visti dal vivo...)
Poi, se voliamo fare i puristi della lingua, è un altro discorso....