Lasciare un segno. Ogni canzone dovrebbe aspirare a ciò. Mettendo in gioco il talento musicale, certo, ma anche la lucidità per guardarsi intorno e andare fino in fondo, descrivendo verità generazionali che travalicano le note. Li aspettavamo, i Ministri. Perché figli di quella parte di coscienza contemporanea stanca di promesse sul domani. I Ministri scendono dal treno in corsa verso il futuro e si mettono a sviscerare il presente. "Tempi Bui" è un concept album sui giorni nostri. Non c'è un altrove musicale, nè sguardi in orizzontale verso mondi immaginari. Si punta dritto all'oggi per vivisezionarlo in verticale, con la rabbia di chi non ce la fa più ad inventare scuse e poesie per sopravvivere, ma vuole risposte concrete prima di ripartire. Li guida una sorta di pessimismo costruttivo, lucido e reattivo. E si prendono la responsabilità di dire le cose. Di fare nomi e riferimenti schietti. Canzoni rock in italiano come negli anni novanta, ma senza revival. Un passo in avanti rispetto a quel piccolo ed incosciente gioiello che era "I soldi sono finiti". Un disco che scorre come un corpo unico, affrontando le tematiche del lavoro, della comunicazione sociale, della sopravvivenza quotidiana e della ricostruzione di un senso culturale ed economico. Rock duro e grezzo, alternativo come si faceva a Milano quindici anni fa. Molto semplice, essenziale. Con le chitarre ad alto volume, un ritmo tiratissimo ed un canto a tutta voce. Scomposti, violenti, diretti. Senza ghirigori intellettuali. Dritti al cuore della faccenda, con una voglia di interagire con le nostre radici culturali svelata negli sketches etnici e dialettali tra un brano e l'altro, che da apparenti corpi estranei si dimostrano legante concettuale di tutto il disco. I Ministri si servono di strutture tradizionali, spesso fatte di banale strofa e ritornello, ma le vestono di dirompente profondità emotiva, con un'intensità strumentale in cui riverberano reminescenze quasi grunge e sottilissimi impulsi wave punk. Nessuna sperimentazione, ma un alto livello di scrittura cantautoriale che veste sfoghi ed invettive. E lo sfondo politico, quando c'è, non è schierato, ma molto furbo. Il disco scorre di frenesia in frenesia, e pur con qualche tentativo di arrangiamento più complesso, sono chitarra-basso-batteria a far da padroni. Dal manifesto iniziale del singolo "Tempi bui", alla violenza accusatoria di "Bevo". Dalla rabbiosa rivendicazione sociale di "Diritto al tetto", all'allegoria distruttiva di "La casa brucia". C'è spazio anche per l'ironia pop di "La faccia di Briatore" e per la soffice melodia della "Ballata del lavoro interinale". E poi quel capolavoro de "Il bel canto", che parte sottovoce ed esplode in un crescendo che prende allo stomaco: pezzo magnifico. Certo, qualcosa ogni tanto perde bellezza, ma il progetto ha identità e guarda il nemico dritto negli occhi. Forse ancora un po' ermetici per parlare alle grandi folle, i Ministri hanno comunque l'occasione di conquistare uno spazio importante ed iniziare un percorso che potrebbe portarli a diventare uno dei cardini del rock italiano nei prossimi anni. Non è chiaro se sia questo il disco della svolta, la strada è lunga, ma la partenza è lanciata. E se davvero il futuro è una trappola come dicono loro, forse queste canzoni possono suggerire un modo per caderci con consapevolezza.
Commenti (38)
- 01/02/2009 ore 18:32
Ti Amo Abbastanza @tiamoabbastanzaMi ricordavo il nome xe' avevano suonato a Milano con un gruppo di amici, I Disfunzione (bravi!). Oggi ho visto il video di tempi bui (odiosi quando sfasciate la 126, rispetto!!!) E devo dire che il pezzo e' molto bello, bello anche il testo. Un gruppo che seguiro' e che voglio vedere live. Bravi! S.I.C.
- 02/02/2009 ore 03:16
Giuseppe Marino @caimanodistrattoMi sono morso le mani per non averli visti a dicembre live....arghh.
Speriamo continuino così - 02/02/2009 ore 13:17
ANGELO CAMBA @tailslideLa Piazza l'hanno escluso? Peccato, è un bellissimo pezzo... Consiglio l'EP allora...
- 02/02/2009 ore 14:00
Il Cavaliere Alessandro @ilcavalierealessandroBeh Stefano spero per noi tutti che questo, per i Ministri, sia un album di svolta!
Finalmente degli artisti militanti.
Potrebbero dare il via alla nuova scena "punk costruttiva" italiana.
Dei ragazzi che hanno capito che se non siamo noi a darci una mossa, nessuno ci darà niente in futuro.
Sti vecchi papponi del regime hanno deciso di succhiarsi tutto!
W il nobile coraggio!
W i ministri!
Alessandro,il Cavaliere. - 02/02/2009 ore 15:29
alsob @alsob"Finalmente degli artisti militanti"
ecco, appunto :( - 02/02/2009 ore 16:50
Giuseppe Marino @caimanodistrattoMa loro sono "militanti" (o almeno lo son stati finore; adesso sono con una major...vedremo...) nel senso più lato del termine.
Anche DeAndrè in questo senso, era militante, pur non essendo cantautore "di partito".
Per cui non capisco quel tuo disappunto.
Quando musica e messaggio vanno di pari passo è ottimo.. - 02/02/2009 ore 17:48
fedesi @fedesianche secondo me La piazza è molto meglio di Diritto al tetto...
- 02/02/2009 ore 18:34
alsob @alsob"Quando musica e messaggio vanno di pari passo è ottimo.."
ecco, il problema è appunto il "messaggio"...
ma comunque a ciascuno il suo. - 02/02/2009 ore 18:54
pennylane @pennylanevalestrovo la voce del cantante veramente comunicativa..in effetti hanno qualcosa di altre band ma sono riusciti a rielaborare uno stile tutto loro..veramente bravi!
- 02/02/2009 ore 19:56
mattemusso @mattemussograndi ministri, per me sono tutto meno che ermetici!