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Biografia Two Moons

Bologna, Emilia Romagna

New-Wave, Elettronico, Dark 

TWO MOONS è un progetto musicale nato nel 2009 dalla mente di Giuseppe Taibi (MisterRips), Emilio Mucciga, Vincenzo Brucculeri (Nils) e Angelo Argento (Ngilinex), musicisti attivi da anni e uniti nel sogno di un progetto artistico importante e ambizioso. Due anime in una band: quella cupa, introspettiva legata a sonorità tipiche del darkwave anni ottanta (Joy Division, Bauhaus) e quella magnetica, sciamanica e solare dell'elettronica moderna. I Two Moons propongono atmosfere acide e visionarie, rappresentazione d'una fragilissima poesia post industriale, un pop-psichedelico imperioso senza stramazzanti e individualismi. La musica dei Two Moons è un viaggio che non racconta ma illustra, non descrive ma rappresenta, un animo sperimentale che esprime un'affascinante irrequietezza.

Chi si aspettava un seguito di “The first moon”, il primo Ep elogiatissimo, non resterà deluso, ma avrà motivi di sorpresa; perché il sound dei Two Moons non si smentisce.
Post punk di nobile radice mancunana, lo sguardo apertissimo a sonorità elettro sintetiche.
Il disco ha lo spirito avventuroso di un rinnovato esordio, discostandosi dalle sonorità tipicamente eighties per un viaggio più lungo e duraturo.
Se l'album mantiene le promesse, buona parte del merito va alla ricerca che la band ha saputo estrarre e ripresentare tra le sonorità degli ultimi trenta anni.

Che cosa fa la differenza in quest’album?
La cura del suono, la profondità del modo in cui i Two Moons arrangiano le canzoni, stratificandole con dettagli e sfumature, ma senza mai soffocarle, senza mai perdere di vista l’obiettivo finale che è la canzone stessa.
Un'alchimia che così bene, in Italia (nel loro genere) riesce a loro e a pochi altri, sia nei pezzi “dritti” sia in quelli sperimentali.

Il primo lavoro dei Two Moons ha i piedi saldi nel passato ma la testa nel presente, ma c’è anche futuro, soprattutto nei due brani, “Stars”, brano elettronico dal retrogusto antico, ma con un sapore decisamente moderno e “In the city”, cavalcata a velocità di curvatura, dove i Two Moons lasciano intendere poco, e di fatto chiariscono subito di che pasta sono fatti.
Labyrinth, il terzo brano del cd, avvolge, trascina, sazia ogni palato musicale.
“Colors” il brano che da anche il nome all’album è una dolce ballata anni 2000, in questo brano è racchiuso il concept di tutto l’album.
Ascoltando “The well” ci si ritrova in un passaggio claustrofobico, attraverso le foreste incontaminate della mente umana, fatta di paure di voglie, di lussurie ... d’amore.
In “To run”, “Automatic Smile” e “Nothing” la vena dark dei Two Moons esce con prepotenza, ponendo le basi a brani che diventano con il passare dei minuti splendide tele variopinte di sentimenti e cupe speranze.
“Moon that watches me” cantato in duetto con Francesca Bono (Ofeliadorme) è la ballata per definizione, un dialogo incalzante con la luna, dove la voce frusciante di Francesca si interseca con quella rigida e marziale di Emilio in una danza introspettiva ma allo stesso tempo dolce e colorata.

Che dire i Two Moons hanno calato i loro assi: una scrittura pragmatica ma diretta che raramente si accontenta della soluzione più facile e sbrigativa, un’attenzione particolare al ritmo e alle dinamiche interne della composizione, un’abilità non comune nel panorama italiano ... ne sentirete parlare.

NON VI RESTA CHE ASPETTARE IL 4 FEBBRAIO 2012!!!!