Cover Band... (2)

01/01/1999 di



In questo articolo voglio proseguire il discorso sulle amate odiate cover band, un fenomeno che in Italia e' ormai divenuto il motore dei locali musicali, instaurando una tendenza diffusa un po’ su tutto il territorio nazionale.

Per quanto mi riguarda posso fare riferimento alla scena della Capitale dove, nonostante il continuo movimento di discoteche rock, spazi gestiti da radio alternative, pub tematici, locali che cambiano proprietario e nome, l'unico elemento che sembra rimanere immutabile e' la cover band.

Sempre richiestissima, discretamente pagata, capace di riempire locali anche con piu' di mille persone (...emblematico il caso degli Acthung Babies-U2), la cover band e' ormai il leader del palinsesto musicale della scena romana.

Ce n'e' davvero per tutti, da Ligabue ai Kiss, dagli U2 agli Stones, difficile rimanere scontenti...

Alle cover band dico... Bravi!... in fondo suonate, vi divertite, a volte siete ben pagati... e allora che c'e' di male?!... probabilmente niente... anzi in molti vi invidiano quando entusiasmate palchi e platee degne delle migliori band nazionali e internazionali.

Questo fenomeno potrebbe essere ben accetto se servisse da traino all'ambiente, fornendo una spinta anche ai movimenti paralleli, che si sforzano di trovare un palco per far conoscere la propria musica originale... purtroppo accade l'esatto contrario, le cover band aumentano e i locali sono sempre piu' saturi di richieste... gli emergenti non vengono nemmeno presi in considerazione, e la nostra musica diventa sempre piu' un surrogato delle produzioni estere.

D'altra parte, per quanto appassionato e pieno di entusiasmo possa essere, cos'altro potrebbe fare un commerciante?!... quanti sarebbero disposti a rifiutare una data degli Apple Pie (Beatles), che garantiscono un pienone di gente, per far suonare una realta' emergente che propone pezzi propri, magari geniali, ma che se va bene ti fa vendere 10 birre?!

Probabilmente, salvo le solite rare eccezioni (... che a Roma si limitano a 4/5 locali, che per una citta' con 5 milioni di abitanti non mi sembra granche'), le band emergenti, autoprodotte, indipendenti o come piu' vi piace chiamarle, resteranno confinate esclusivamente nei centri sociali, che nonostante la loro utilita', ancora non hanno la capacita' di influenzare il mercato discografico e i gusti, come invece accade in altri stati.

Questo circolo vizioso sta portando pian piano la musica italiana a una forma di stasi, che ha diviso il mercato in due tronconi, il mainstream delle grandi produzioni studiate a tavolino per vendere (... com'e' forse giusto che sia) con la sua "scia" di cover e una nicchia destinata a pochi fortunati, che rischia di rimanere confinata in un limbo se non cambieranno le tendenze.

Quali tendenze pero'?!... sicuramente non quelle dei locali dato che da millenni l'unica "tendenza" di un commerciante e' giustamente il profitto (da notare che per commercianti intendo proprietari di locali, radio ed etichette discografiche).

Forse si potrebbe pretendere che il cambiamento parta dalle band, che dovrebbero cominciare a ridurre la loro "produzione" di cover e puntare a "costruire" qualcosa, ma purtroppo in una societa' di apparente benessere e' ben difficile trovare ragazzi che puntino dritto l'incerta strada della musica come scelta di vita, meglio piuttosto trovarsi un buon lavoro e andare a divertirsi suonando roba precotta.

A questo punto il piu' grande indiziato rimane il pubblico... l'audience, la domanda di mercato, che influenza direttamente l'offerta... e' purtroppo questo il male vero della musica italiana... mancano "ascoltatori", la maggior parte delle persone "sente" (... non "ascolta"), accettando e incoraggiando le proposte del mainstream, facilmente assimilabili e senza troppo impegno.

E' normale, quindi, che un pubblico poco disposto all'attenzione verso la musica, sia predisposto a entrare in un locale solo se trova qualcosa che ha già digerito.

La tendenza alle cover da parte del pubblico e delle band e' poi ulteriormente accentuata dalla mancanza di una "concorrenza" da parte degli "autori reali" dei brani; Roma, come molte altre citta', viene spesso solo sfiorata dai tour nazionali, europei o mondiali delle grandi e piccole band.

La mancanza di spazi da destinare alla musica fa si che le grandi produzioni, per soddisfare la richiesta del pubblico, vengano polverizzate in tante sotto-offerte (...cover) in grado di sfamare la voglia di musica dal vivo... questo genera una forma di "concorrenza indiretta" con i gruppi emergenti che vengono scoraggiati fin dall'inizio a tentare nuove strade.

Ritengo questa situazione piuttosto deprimente, specie se rapportata al fatto che la cultura e l'arte italiana sono state, nei secoli, tra le piu' apprezzate a livello mondiale... possibile che la terra che ha dato i natali ai piu' grandi scultori, ai piu’ geniali scienziati, ai piu' grandi pittori e ai piu' grandi musicisti classici non riesca piu' a dimostrare le sue qualita' nel campo della musica moderna?

In fondo Galileo, Leonardo, Canova, Michelangelo, Vivaldi e tutti gli altri non andavano in giro a copiare opere di altri artisti... e devono comunque il loro successo, oltre che al loro genio, anche alle persone che, in vita o post mortem, sono state disposte ad ascoltarli, apprezzarli e a fargli pubblicita'... perche' non provarci anche con la scena musicale italiana dei giorni nostri?



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