Live Report: Amor Fou al Covo - Bologna Live report, 16/10/2009

19/10/2009 di

(Foto di Francesco Locane)

E ancora presto per parlare di un nuovo disco. La band continua a regalare piccole anteprime col contagocce: l'uscita dell'ep "Filemone e Bauci" lo scorso maggio, questa brevissima serie di concerti da condividere con la regista Ilenia Corti e il suo documentario "A parte quel silenzio che ci separa". A scorrere sotto le immagini qualche brano inedito, ma l'acustica del Covo è pessima e le canzoni si perdono in fretta. Tutto sarà più chiaro in primavera, ci dicono. Per ora vi raccontiamo il concerto dello scorso venerdì a Bologna. Di Sara Scheggia.



Un nuovo inizio, l'hanno definito così dal palco. Perché a primavera c'è un disco da far uscire e, alle spalle, canzoni da riscoprire e risuonare. Proprio come hanno fatto al Covo, in una serata bolognese da spartirsi con grossi concorrenti e che, purtroppo, ha scontato un'acustica pessima, che peggio non si poteva.

Gli Amor Fou arrivano con la loro dolcezza e intensità a far incastrare musica e immagini. La prima, è quella di sempre, condita da qualche novità sparsa, le seconde sono invece quelle di Ilenia Corti, giovane video artista milanese. Sullo schermo dietro Raina&co scorre infatti un cine-documentario dal titolo "A parte quel silenzio che ci separa", tutto in bianco e nero. Difficile trovare subito il filo logico che collega occhi e orecchie, ma piano piano tutto prende una forma ben precisa, godibile e che si ritaglia un suo spazio all'interno di una sala raccolta. Nelle immagini di Ilenia, girate tra Turchia, Inghilterra, Emirati Arabi, Islanda e anche Italia, ci sono soprattutto donne. Si ripetono poi sequenze, si vedono farfalle, insetti, c'è tanto verde, tanta acqua. Natura ed esseri umani, visti da molto vicino. Un po' come nelle canzoni degli Amor Fou, dove l'umanità è tanta e la natura è il normale scorrere delle note, una dietro l'altra, con armonia e classe. L'effetto ipnotico delle immagini si acuisce alla fine di molti pezzi, quando c'è posto solo per tante chitarre, per suoni belli pieni che non fanno altro che farti concentrare ancora di più, su ciò che vedi e ciò che ascolti. Ogni tanto si vede qualche frase, oppure occhi che piangono. Ricorda molto Silvano Agosti, o qualche produzione molto nouvelle vague. A tratti si può pensare anche ad un certo surrealismo. La sensazione addosso ai presenti è fatta di leggerezza, quasi ci si sente lì per lì per spiccare il volo. A disturbare la rotta, la vociaccia di quel Brunetta che si sgola dicendo "A lavorareee!". Applausi, amarezza. Finisce risucchiato da un muro di suoni, ben gli sta.

Qualche canzone nuova la concedono, peccato davvero l'acustica. Comunque, a primavera potrebbe arrivare qualcosa di molto minimal, di più levigato, di più elettronico e mixato a cadenze diverse dal solito. Tutto si conclude poi con un reading, "Milano dopo mezzanotte", tratto da un libro che parla, come scrivono nel loro blog, "di Patty, una ragazza di Parma che nel '70 arriva a Milano e in tre mesi si trasforma in una shakerina". Cioè, spiegano, "una di quelle splendide e ingenue fanciulle che vanno a ballare lo shake nei locali giusti, si innamorano dei tipi senza un soldo e fanno qualche marchetta per comprarsi vestiti alla moda da Fiorucci o all'Equipe 84". Una bella performance, molto teatrale, con Raina che legge tenendo il libro con una mano sola e fa fatica a sfogliare le pagine.

Ci vediamo a primavera, Amor Fou.



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