Marta sui Tubi - Flog - Firenze Live report, 14/01/2006

19/01/2006 di Elena Lenzi



Dal nido alla Flog la strada è tutta dritta. La micro-machine è zeppa di un'insolita compagnia, le parole premono sui vetri chiusi dei finestrini assieme alle risate, l'aria frizza di spensieratezza come fosse cristallina appena versata in una bottiglia d'acqua insipida. Fuori in fila per il biglietto fanno almeno quattrosottozzero e tu ci avevi pensato a vestirti a mò di cipolla ché il calore (quello che ti sta dentro che più dentro non si può) va conservato gelosamente.

Quando entriamo Kama sta già suonando. La gente è rada e distratta, ancora coi cappotti addosso e un pò lontana dal palco, imponendo una distanza di penombra che purtroppo la sua musica non riesce a rischiarare. Ascoltiamo solo due canzoni, molto poco per qualsiasi giudizio. Sui saluti, già la gente arriva da ogni dove (ma dove vi eravate rimpiattati tutti quanti?) e il sottopalco e tutta quanta la pista si riempiono in un attimo, così finisce che rimaniamo troppo arretrati e oscurati dalla solita squadra di basket che ai concerti ti sta immancabilmente davanti.

La prima, “Via Dante”, è pure la prima dell'ultimo disco “C'è Gente Che Deve Dormire”. Com'è giusto che sia, una specie di assioma che non ha bisogno di dimostrazioni. E la cantano e la suonano bene, tanto per farti capire da subito che loro su quel palco ci sanno stare e che se lo meritano eccome di starci, e pure gli applausi e la gente che canta e tu che non ti sottrai e un pò ti sciogli in un mare di giuggiole e sorrisi ad ascoltare quel coro di "farò festa con te/saprai riconoscermi/e poi parlar di me", come se fosse egoisticamente tutto per te e ci fosse addirittura il Signor Dodiciottantotto a cantartela (ma non Mr Carnivoro auc!).

Quello che ti colpisce e ti atterra e un pò ti fa incazzare e ancora ti sorprende, sono le parole simili a raffiche di mitra, smangiucchiate qua e là e sputate fuori alla velocità della luce, che si incamminano a tutta forza su per il condotto auricolare e rimbombano e rintronano un po’ incomprensibili intorno al timpano. Quel che ti stupisce è la voce che non canta ebbasta: "suona" assolutamente come uno strumento musicale. Molto più che su dischetto. Molto meglio che su dischetto. Quel che ti rapisce è l'armonia perfetta che dal palco tracima sopra a tutte quelle teste rivolte e attente verso l'alto. Nonostante il chiacchiericcio delle retrovie, inevitabile al pari del raffreddore d'inverno.

Alla fine ti sembra che le abbian suonate "bene o bene" quasi tutte. In mezzo quelle più vecchie da “Muscoli e Dei”. “Le Cose Cambiano” che ci lasci un pezzetto di te per quel "plasmami come la sabbia di una spiaggia spoglia", “Sei Dicembre” e quanto è vero che "le parole sono bolle d'aria che si formano sotto la lingua", “Il Giorno del Mio Compleanno” pure se l'hanno suonata qualche minuto prima dei tuoi troppo puntuali trentanni, “Post” come un mezzo pugno nello sterno, “Muscoli e Dei” naturalmente, “Stitichezza Cronica”, “Vecchi Difetti”, “L'Equilibrista” ossia quello che "gioca con la gravità dei sogni che ha nell'anima" e ti ricorda troppi signori equilibristi.

Eppoi prima e dopo sparpagliate quelle nuove... “Via Dante”, “31 Lune” in solitario assolo, “Ti Mento” (ma non troppo), “Cenere” bella di un bello che fa beneemaletuttoinsieme ché parla di sogni e di comprarli e di magia e di fuoco ed è proprio tutto quello che ti servirebbe in questo momento, “L'Abbandono”, “Una Donna E La Sua Semplicità” (normalità!), “Perché Non Pesi Niente” che ti sei cantata a squarciagola in barba a chi ti stava intorno soddisfacendo il bisogno cronico di urlarlo quel "basta star bene per non stare male"... risultata poi la tua preferita pure se con milleeuno problemi tecnici e un microfono che non funzionava e un mezzo attacco d'ira unito a mezzo giro di rosario solo pensato... E di sicuro altro che la memoria s'è mangiato e ti restituirà anarchicamente quando le sembrerà il giusto momento-sbagliato.

Alla fine quando l'insolita compagnia torna a premersi nella micro-machine per lasciarsi dietro nella notte una serata spesa bene di musica goduta - dovremmo riempircene la vita - , tu hai solo un anno di più... solo uno, lo giuro...



Si, sono quelli siciliani, quei siciliani che ora abitano a Milano. Si, quelli che fanno le battute. Si, quelli che fanno quel cantautorato strozzato e obliquo... Si, si, si. Capito ora? Bene, ora che hai capito, possiamo offrirti questo report di Elena Lenzi. La lancetta che si mangia il contatore, una micro-machine e - se non si fosse capito - i Marta Sui Tubi

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