Cristina Donà - Live @ Castello Sforzesco - Milano Live report, 09/05/1998

09/05/1998 di Renato Zanotti



Terza serata delle quattro previste per la manifestazione "Frontiere" svoltasi al Castello Sforzesco. Quattro giorni di incontri di/su musica, cinema, letteratura, danza, performances, arti marziali, etc. per confrontarsi sulle possibilità di un futuro migliore basato su nuovi modelli: umani, produttivo/economici, relazionali, comunicativi.

Il breve intervento di Cristina Donà e stato preceduto da un bellissimo omaggio a Neil Young con video e presentazione del libro con tutti i testi del grande rocker, fatta dagli autori, Davide Sapienza e Marco Grompi.

Azzerate le luci, la sala infiammata da pannelli su cui si muovevano flussi di colore ipnotici, è apparsa Cristina, sotto un riflettore, sola davanti al microfono, sola con voce e chitarra. Un modo di proporsi non nuovo per nessuno e nemmeno per lei, ma sempre difficile, a cui l'artista deve arrivare preparato e soprattutto con personalità, emozioni e passioni da trasmettere.

Poi una pausa musicale, magica, intensissima tra il prima e il dopo. Alla fine dei cinque pezzi previsti, un applauso interminabile ha invitato l'artista ad allungare la breve esibizine, per regalare l'ascolto di altri due pezzi (l'ultimo una cover di Jeff Buckley) ad un pubblico assolutamente ammaliato da una esibizione intensissima, di straordinaria capacità interpretativa, di potenti emozioni violacee, purpuree, sanguigne; esplosive senza mai essere prepotenti, e anzi dirette da una grazia delicatissima.

Due parole rivolte ai saggi: quella sera ci è stato proposto il fascino del vero artista in azione, innovatore, tenace, sicuro della propria visione e perciò svincolato dalle convenzioni e dalla banalità, impegnato nella rivoluzionaria riorganizzazione del reale secondo la sua creatività.

Ci è stata data una PRIMAVERA di bellezza originale, una creazione meravigliosa e straziante, sacra, come deve essere ogni creazione; sudata, sanguigna, ma sorridente, lirica e sorprendente, come ogni parto di novità.

Il primo disco di Cristina, "Tregua", fu una rivelazione, il tour che ne è seguito è stato una conferma della validità della proposta e delle capacità di organizzare un insieme di musicisti in grado di rispettare l'essenza del materiale. Ora la dimensione acustica evidenzia, come se non bastasse, potenzialità di proposizione totalmente autonoma e soprattutto completamente appagante. Sono potenzialità che non appartengono a tutti; erano di Jeff Buckley ad esempio, e sono di Eric Wood, due artisti che non a caso piacciono molto a Cristina.

Felice di averla tra noi.



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