Mariposa cellula Rockit a Sanremo - pt. #3

08/03/2006

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A distanza, ecco alcune immagini, indelebili nella nostra mente, che hanno caratterizzato il nostro fugace passaggio sanremese.

Alex Britti e Max Gazzè, dopo la trombata, che, dalla veranda di un minuscolo locale del centro, si esibiscono in bluesacci di ogni sorta, cazzonismi funky e svisi ([...] senti come slega!) da applauso, mentre la piazza davanti sbavava di foto, bonus track e extra time d'ogni sorta. Tradunt, che, verso fine serata, il mondo mainstream e l'indipendente, si siano ritrovati sotto la veranda, nella figura del Ghirby, sassofonista dei Pedro Ximenex, lanciato in un assolo alcolico.


Per Carlo, come si sa, grande fan di Antonello


Durante i pomeriggi di Sanremoff, sorta di iniziativa-contenitore pomeridiana atta a sollazzare e distrarre il popolino fino-a-Sanremo-accorso, c'era anche lo spazio "Mei Days", 1 ora e mezzo (che a volte diventava una sola) di gruppi indipendenti richiamati dal MEI a presentare un mini-concerto in Piazza Colombo (a due passi dall'Ariston / "a settanta chilometri dal cèntro dopo un comodo sterrato") e presentati da noi del Mag Bis.

L'iniziativa, lodevole sulla carta ma passibile di necessari miglioramenti, portava le 15 band ad esibirsi in condizioni estreme: audience da piazza (dunque distratta, passeggera, rumorosa, over-60 e under 10 (vestiti da Carnevale), poco tempo per dire qualcosa (ma questo è anche un esercizio/un gioco), estrema concitazione nel backstage per non dire isteria e confusione e lisergia. Ma proprio nel backstage abbiamo potuto incontrare dei personaggi che non potremo facilmente dimenticare e che sarà difficile poter descrivere. Venivano da noi (novelli Aragozzini, patron di chissà quali dorate iniziative), a pregarci di farli esibire sul palco, ma guarda che abbiamo esperienza, ti lascio il nostro curriculum, non siamo mica al primo disco, ne abbiamo fatti di concerti, siamo attivi da anni, io sono un cantautore dai retta a me sono tutti degli stronzi qua; non meno che quarantenni con chitarra a tracolla e viso cubista, meticciato di sfiga e modelli televisivi impastati, reduci progressivi ancora attivi o menestrelli reduci da viaggi finiti poco bene, imitatrici improbabili di Mina o settantenni esibenti foto d'epoca "quando erano nei loro cenci", i cantanti decaduti venivano da noi nella speranza di trovare un canale amico quando noi eravamo meno di chiunque, e se ne tornavano via poco dopo, qualcuno stava un po' a guardare i concerti, di qualcuno se ne perdevano le tracce in un attimo.



Il pubblico di Sanremoff


Il festival rende scemi.

Così, come il recensore medio di indie-rock, sepolto dalla valanga di proposte discografiche odierne, piano piano, recensione dopo recensione, tende a perdere il senso della misura e rischia di finire per intravedere, alla prima minuscola novità, germi di epocale cambiamento e assolute innovazioni, così il giornalista musicale in trasferta a Sanremo, edizione dopo edizione, travolto dal piattume e dalla sostanziale omogeneità delle proposte, finisce per acquisire una sorta di sensibilità alle tonalità medio-basse/basse, che gli permette di discernere fra le infinite grane vocali di un Tiziano Orecchio, o di scoprire le numerose aperture formali delle canzoni di Anna Tatangelo, o indagare dell'interpretazione grintosa e umbratile di un Virginio. Questa sensibilità, assolutamente inutile, porta il giornalista, così come il recensore indie di cui sopra, a gridare al miracolo quando una canzone è almeno soltanto costruita con decenza. In ciò si spiega il premio della critica a Carlo Fava e Noa. A scardinare tutto ciò l'immagine di Paolo Zaccagnini, storico gionalista del Messaggero, che si aggira fra i tavoli della sala stampa urlando "Cosa applaudite! E' una truffa!".

Con ciò sia cosa che, abbiamo capito, in questi giorni, che al festival di Sanremo non si parla di musica. Non è un festival musicale. E' un grande spettacolo mediatico, sfarzoso, pompato, formale, istituzionale, italiota (tutti quei richiami al made in italy e all'eccellenza italiana!), di stato (i ben piazzati slogan contro la pirateria/di tutta l'erba un fascio), crudele, lungo, pesante, barocco, ipocrita. Ma non si parla di musica.

Questa stà in fondo, qualche volta emerge e ci sono degli spiragli, molto più spesso vola bassa (come i pennuti citati), si nasconde fra le pieghe delll'ultimo vestito della valletta, tra la pelata dell'inutile direttore d'orchestra, in mezzo alle urla ben pagate per il divo americano.

In macchina, sulla via del ritorno, ci siamo ascoltati i Transgender e i Maisie e siamo tornati sui binari.


Michele con il professor Calderoni da Imola, l'unico opinionista possibile del Festival Di Sanremo



Folli. Quando non li cerchi tu ti cercano loro. E senza volerlo e senza saperlo, coup de theatre!: un tocco di Mariposa e Rockit arriva a Sanremo. Ecco a voi la terza e conclusiva puntata. Rockit ringrazia i suoi due adorabili inviati e vi invita ad ascoltare la loro musica e le loro geniali trasmissioni radio. Dopo tanto battage lessicale, meglio tornare ad ascoltare in cuffia tanta roba bella, e vera

La seconda puntata
La prima puntata

Il blog di Magazzeno Bis
Il sito di Sanremo

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