MI AMI ANCORA: Il cappottino da ragazza bene

10/03/2008 di

(Banchetti - Foto di Marco Becker)

Roma - Milano in treno. Dopo: il freddo del Leoncallo, la confusione, facce nuove e qualcuna già conosciuta. Il MI AMI ANCORA visto da chi era una costretta all'angolo del vino del banchetto Rockit. Immagini e pensieri alla rinfusa. Elisabetta De Ruvo racconta.



Il mio MI AMI ANCORA è cominciato alle 4 del mattino del 1° Febbraio, alle 6 avevo il treno per Milano da Roma. "Tanto dormo in treno", ho pensato. E' freddissimo in stazione ed è ancora buio. Arriva, ovviamente in ritardo, il mio agognato treno da Agrigento e appena salita mi saluta il silenzio dei viaggiatori dormienti, senza scarpe. Sorrido: non sarà mai come quella volta durante un viaggio da Bari a Venezia, quando un lentigginoso ragazzetto di Lugano si tolse i suoi deliziosi scarponcini da trekking proprio nel mio scompartimento.

Ho dormito un po' alla fine, o forse sono svenuta, chi lo sa, ma c'è nebbia e pioviggina: sono a Milano!

Nonostante i buoni propositi arrivo abbastanza in ritardo al Leoncavallo, avevo le mappe dei tragitti, lunga vita a Google, ma alla fine ho cambiato tutti i miei giri. Scendo dal bus e la mia attenzione cade su un personaggio vestito di nero, sceso alla mia stessa fermata, che si guarda intorno. "Questo lo conosco…" lo seguo, ma lo perdo subito. Realizzerò dopo che si tratta di Paolo Flores di Urtovox. Devo chiedere informazioni. Il signore che m'aiuta è molto gentile, ma ci tiene ad avvertirmi che "…si tratta di un centro sociale…!", forse il mio cappottino spigato marrone da ragazza bene è fuorviante. Al banchetto di Rockit saluto chi conosco già e sorrido a chi incontro per la prima volta, mi ambiento nel freddo, decido di "accudire" il vino. "Sicure che ne venderete almeno un po', di vino?", lo sfottò non raccoglie reazioni. Cavoli, non bevo quasi più, non fumo quasi più, a domanda complementare rispondo che non compio quasi più neanche atti impuri, sono praticamente il funerale del "Sex, Drugs, (ma non Rock'n'Roll)", ergo, il cappottino s-f-igato fa proprio per me.

Posizione strategica la nostra. Messi al muro, incastrati da un lato dall'entrata del palco1, davanti a noi decine di banchetti. Etichette, gadgets, dischi, ciddì, perline, spillette, gruppi, amici, conoscenti, quelli che ti accreditano ai concerti, quelli che "…dai un ascolto a 'sto ciddì?", che a loro volta richiedono "accrediti di vino". Buono. Il vino.

Raggiungo il nascostissimo palco2, ancora non c'è nessuno, o forse la gente deve ancora trovarlo. Lo troveranno eccome, poi.

"Stati di allucinazione", chissà chi lo ricorda quel film con William Hurt dei primi anni '80: il mio liquido amniotico è rappresentato dalla musica, il posto privilegiato dove sono, riesce ad immergermi totalmente nelle note, alla faccia del mio cappottino spigato.

Il vino va via come il pane, dopo aver inondato anche la sala dei banchetti, alle 4 del mattino non sono ubriaca. No. Non lo sono per niente. La cosa più anticonformista che faccio è mangiare la torta al limone nell'auto di chi, gentilmente, m'accompagna a casa e che mi racconta delle passioni dell'italiano medio: calcio, figa e musica. L'ordine preciso non lo ricordo.

Sabato la situazione cambia, radicalmente. Per me. Sbarrata, ma non troppo la porta del palco1, nella sala dei banchetti si allestisce un terzo palco: concertone hip hop.

Sono la donna più felice del mondo. Non è vero per niente. L'hip hop proprio non riesco a comprenderlo, lo so, è un limite... Una volta c'erano I Messaggeri Della Dopa, gli OTR, ora non ci sono più. Faccio un giro tra i banchetti in cerca di alienazione. Non mi alieno, ma torno al mio posto con tanti regalini. E' il mio Natale personale, anche rifiutando anellini e collanine, che non uso, dall'alto della mia femminilità ben nascosta nel solito cappottino spigato. Eppure c'è una bellissima quantità di umanità. Coppie che comprano magliette uguali per dormirci insieme, un'esile donzella che non rinuncia al modello preferito nonostante sia rimasta un'unica XL, l'adatterà a maxi-shirt, tanto va di nuovo di moda. Una ragazza col pancione mi lascia un paio di demo, evito di chiederle se ha mangiato un bambino.

Ancora alle 4 in "organizzazione" si grida: "E' fatta!"
Vuol dire che è finita?

…to be continued…

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