Tre Allegri Ragazzi Morti - Pasolini: diario di un incontro - Bologna Live report, 18/04/2008

29/04/2008 di

(Enrico dei TARM - Foto di Sara Scheggia)

Il Locomotiv club di Bologna ha ospitato l'ultima data del minitour che i Tre Allegri Ragazzi Morti hanno dedicato a Pierpaolo Pasolini. Uno spettacolo suggestivo, con Davide che disegnava in diretta mentre Enrico e Luca riproducevano in loop alcuni estratti dall'ultimo "La seconda rivoluzione sessuale". Una serata particolarmente bella, Sara Scheggia - occhi spalancati e bocca aperta - ci racconta.



I maestri sono fatti per essere mangiati. I maestri sono fatti per essere mangiati.

Pasolini un maestro lo era di sicuro, non solo di scrittura. E i Tre Allegri Ragazzi Morti gli hanno dedicato un mini tour di tre date tre, scegliendo città dalla giusta valenza simbolica: Trieste, in quel Friuli dove con la famiglia ha deciso di rifugiarsi negli anni della guerra; Roma, dove ha vissuto, lavorato e trovato la morte; Bologna, la sua città natale, in cui aveva passato anni cruciali come quelli del liceo e dell’università. Ma i TARM, dunque, che c’entrano? A Casarsa, vicino Pordenone, Pasolini passava molto tempo, dalla nonna. E Casarsa è una delle prime parole che si materializzano sui tanti fogli che Davide Toffolo riempie con i suoi pennelli.

Un foglio dietro l’altro, che dal bianco intenso, proiettato sullo schermo che hanno dietro le loro schiene, si accendono via via di colore e di forme: ciascuno racconta una storia, partendo da uno spunto, una frase, una faccia. Poi, intorno, si aggiungono altre frasi, altre facce, semplici pennellate. Ad un certo punto le sovrapposizioni si mescolano e si cumulano, una sull’altra, finché arriva un pennello più grande che col nero, nel giro di pochi secondi, porta via tutto. Sotto con un altro, mentre Enrico e Luca ripartono con un altro pezzo su cui continuare a girare per 6, 8, 10 minuti: abbiamo perso il conto. Siamo tutti a bocca aperta, a guardare come le registrazioni mandate tra una sessione e l’altra diventano sostanza materiale, in un batter d’occhio.

Bastano quattro tratti di bic e viene fuori il profilo, riconoscibilissimo, di quel Pasolini smilzo, quasi a mischiarsi, nel divenire delle mani di Toffolo, con la maschera dei Tarm, che come sempre i tre componenti tengono su. Un volto scavato, tratteggiato al ritmo di basi che conosciamo, e che ci fanno venire una certa ansia, perché diciamocelo, un po’ tutti ci aspettavamo che prima o poi il pezzo partisse. Che prima o poi Davide tirasse fuori un microfono e cominciasse a cantare. Le uniche parole che riempiono la sala del Locomotiv sono quelle dello scrittore, vecchie registrazioni in cui si sente che sono passati tanti anni, che il mondo è cambiato davvero.

Ci sediamo, quasi tutti. Continuiamo a sognare ad occhi aperti mentre i fogli continuano a riempirsi e a svuotarsi, le immagini e le frasi ad accumularsi. Niente si accartoccia, e Toffolo sembra un po’ un falegname, un artigiano, su quel piano di legno illuminato, con i suoi attrezzi intorno. Dopo quasi due ore, ci accorgiamo che i TARM non ci hanno mica raccontato una sola storia: hanno suggerito tanti piccoli episodi da rileggere e assemblare, bozzetti veloci, eterei, che scivolano e ci svolazzano intorno.

I maestri sono fatti per essere mangiati.

Pasolini era un maestro, di sicuro. E noi forse ce lo siamo mangiato.



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