Sanremo raccontato da dentro: the house of Remo, dj improbabili e il ritorno Beppe Vessicchio Live report, 10/02/2016

11/02/2016 di Alex Trecarichi

Vengo svegliato all'una del pomeriggio dal telefono che squilla. È il dj di Fred De Palma, mi chiede se gli posso mandare delle basi per il live ma sono ancora nel mondo degli unicorni. La telefonata mi porta comunque alla realtà, agli impegni milanesi e, ancor prima, a quelli sanremesi: oggi si parte per davvero.
Il cielo è finalmente terso, ci sono quasi venti gradi. Raggiungo a pranzo il mio editore, dei colleghi autori e Diego Calvetti, produttore - tra gli altri - dei Dear Jack e di Annalisa Scarrone, e commentiamo i risultati della prima serata. Alla fine è una gara e chi partecipa ci crede veramente. La sensazione è comunque strana perché è una gara senza rivalità: tutti ci tengono alla vittoria e a dare il massimo, ma non c’è la competizione nei confronti dell’avversario. Forse perché in un modo o in un altro ci si conosce davvero tutti, forse perché comunque si parla di musica che è un’arte e non di calcio che è un gioco.

Il pomeriggio vola via velocemente e arrivano in fretta le otto, l'ora in cui ci ritroviamo nella hall del nostro albergo per spostarci tutti insieme all'Ariston: in macchina con noi c’è anche “dirige il maestro Peppe Vessicchio”, una delle vere star del Festival. Condurrà lui l’orchestra per Valerio Scanu e gli dà consigli su come rilassarsi e concentrarsi al massimo prima di cantare.
Vado con tutta la crew nei camerini, è inutile andare subito in regia audio ed aspettare per un’ora e mezza il nostro turno.
La porta prima della nostra è quella di Clementino: sarà uno dei primi a salire su palco. Ci conosciamo da tempo, ha anche cantato un pezzo nel disco della mia band, ma non l’ho mai visto così teso. Non so neanche che cazzo dirgli che poi magari sbaglio il tipo di augurio e mi fa picchiare dalla bodyguard. Buona fortuna? In bocca al lupo? In culo alla balena ? Opto per uno spacca tutto e vado verso la regia audio.



Sulle scale incrocio Madalina Ghenea, che è davvero una fica spaziale: è circondata da venti persone tra bodyguard e collaboratori, sembra stiano portando in giro la Madonna. Quando arrivo in regia, si stanno sfidando le nuove proposte. Ci sono un sacco di miei colleghi, praticamente sono tutti lì. Valerio avrebbe dovuto cantare dopo il ramarro marrone di Patty Pravo e prima di Eros Ramazzotti ma Conti ha tirato un po’ lungo ed invertono la scaletta per fare esibire Eros subito dopo gli spot televisivi che non possono essere rimandati. Eros è davvero una macchina da guerra, non sbaglia una nota. Anche Valerio canta bene ed in tre minuti circa il mio lavoro è finito. Mi gira un po’ il cazzo per non essere riuscito a far sentire a palla i synth: quando si ha un brano con un arrangiamento elettronico bisogna sempre combattere per tirarlo fuori in situazioni televisive in cui non puoi mettere le mani sul mixer e devi dire a qualcun altro se alzare o abbassare uno strumento. Capisco che Sanremo abbia degli standard, capisco che alla signora Annunziata piaccia sentire i violini, ma se andiamo avanti così non ci si evolverà mai.

Raggiungo la crew nella Green Room e sulle scale incrocio gli Elio e Le Storie Tese, sono tutti vestiti di rosa e si stanno avviando verso il palco. Non si aspettavano di vedermi lì e sono grandi abbracci. Non ci si incontrava da tempo e se oggi faccio quello che faccio è per buona parte merito loro che mi hanno detto fiducia dall’inizio della mia carriera, quando non riuscivo a registrare i loro provini fino a quando abbiamo realizzato insieme il cd "Brulè".
Aspetto nella Green Room una mezz’oretta che Valerio finisca tutte le interviste. C’è davvero un sacco di gente che sembra non c’entri un cazzo col music business. È un delirio avere i pass ma sulle scale c’erano almeno 50 persone con un badge “BACKSTAGE” che asciugavano chiunque passasse per fare selfie o chiedere autografi; per assurdo sembra che la sicurezza nei camerini sia meno stretta che per accedere all’interno del Teatro.


Vado a cena con la crew ma cambio direzione quando si spostano verso il Dopo Festival: nel pomeriggio ho impiegato ore per recuperare il pass di Casa Sanremo, utile per scroccare da bere ed accedere ad un’area riservata del Pala Fiori dove propongono showcase degli artisti in gara. In tutto il resto del Pala Fiori ci sono stand di sponsor di ogni tipo, dal Grana Padano alla Regione Calabria. In molti regalano gadget quindi è pieno di vecchi che si ucciderebbero un sample di schiuma da barba.
La situazione è a dir poco atroce, al mio arrivo c’è tale Daniela Martani DJ che dopo l’esperienza al Grande Fratello ha coronato il sogno di una vita e fa finta di mettere i dischi con Traktor. Per non farsi mancare niente fa anche da vocalist sbraitando frasi come “dai ragazzi animiamo questo Sanremo!”. Il momento clou è quando invita sul palco il suo grande produttore, DJ Thor della Vegan Music. È un grasso cinquantenne con la barba che sale sul palco rappando in una lingua che sembra inglese: “YOU CAN DROP THE BASS IN THE HOUSE OF REMO”. Aiuto.

Approfittiamo dell’open bar diverse volte per dimenticare, intanto sul palco sale una cover band che suona le hit di Paolo Belli e Ivano Fossati. Un’agonia. A noi si unisce anche Zibba e ce la squagliamo verso una piazzetta sanremese dove tra un drink e un altro tiriamo le quattro del mattino. Sanremo è deserta, a quell’ora. L’Ariston e tutto Corso Matteotti hanno le luci spente, niente grida, niente flash, niente cartonati dei Dear Jack: sembra un luna park abbandonato.

Tag: Sanremo

Commenti (1)

  • Fra Bastia 12/02/2016 ore 23:02 @jfbgg

    Un articolo davvero avvincente

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