Mi piace la musica che ammazza la gente

Nelle canzoni (come nel cinema e l'arte in generale) si sono sempre raccontate le peggio cose, e va bene così. A fare schifo, semmai, sono i tentativi di addomesticare le parole e la caciara moralista e scaltra
21/01/2020 09:51

Era il 2017, al cinema code di adolescenti per intasare le sale e far sbancare al botteghino IT, il primo capitolo del film preso dal romanzo di Stephen King in cui, semplificando assai, un pagliaccio assassino simbolo del male cosmico, tortura e mangia i bambini. Tutto ok, no? Cioè, se togliamo il secondo capitolo brutto come una caduta dalle scale bendato, dico. Ricordate per caso i tweet dei politici per contrastare l'invasione di pagliacci cannibali venuti dallo spazio remoto? No e c'è un motivo: that's entertainment. Oggi, sotto Sanremo, imperversa ogni tipo di critica contro Amadeus, il suo direttore artistico che per fare il cerchiobottista ha fatto incazzare l'area progressista con le dichiarazioni bollate come sessiste e pure quella conservatrice inserendo in gara Junior Cally e i Pinguini Tattici Nucleari, rei di aver usato parole forti in passato nei testi. Con un certo stile, la risposta più raffinata alla faccenda sarebbe "E sticazzi?", ma poi continuerei a pensarci prima di dormire e allora vale la pena analizzare la cosa.

Lo storytelling è necessario in questo caso: da piccolo ascoltavo musica satanica e punk di quello davvero abrasivo, leggevo quasi esclusivamente romanzi horror, godevo guardando Twin Peaks (la storia di una ragazza prima violentata poi uccisa dal padre, se togli tutte le astrazioni del caso), mi appassionavo di tutto quello che fosse in qualche modo vietato e, incomprensibilmente, sono sempre a piede libero. Non ho mai avuto pulsioni che vadano sul penale, probabilmente sublimavo tutto con l'intrattenimento di un certo tipo.  

Il fatto che Junior Cally parli di Gioia che fa la troia, che beve e poi ingoia o che i PTN in Irene cantino Questa sera la faccia te la strapperei via, così faresti paura al mondo ma resteresti sempre mia, non mi fa né caldo né freddo. Si parla di arte e di intrattenimento, ognuno è libero di parlare di cosa vuole senza beccarsi la ramanzina dall'anziano di turno, portavoce di tutti i frustrati dell'internet. Sono cresciuto con gli Husker Du che in Diane descrivono la storia di un omicidio/stupro dal punto di vista dell'assassino, ho ascoltato i Motley Crue che in You're All I Need cantano su per giù la stessa cosa e non mi è mai venuto in mente di rimanere vittima del processo imitativo, esattamente come quando finisco un libro horror e non mi metto a uccidere gente a caso. Cazzo, avete ascoltato per una vita, Polly dei Nirvana, di cosa pensate che parli?

Se usate il metro di paragone: "Ma tu non sei influenzabile, alcune persone più sensibili etc etc", invece, divento matto. Suddette spugne fragili come porcellana, sarebbero influenzabili da qualsiasi messaggio e basterebbe guardassero un giorno il telegiornale per uscire a delinquere, ma non mi sembra ci siano stati tweet dei politici per la chiusura dei TG. Invece, come da prassi, ogni anno sotto Sanremo, un po' come sotto la finale di X Factor, la musica entra a far parte di quel bieco circo mediatico in cui tutti diventano opinionisti e, fottendosene allegramente di contesti e linguaggi, fanno un minestrone di merda.

Ci sono molti generi musicali, alcuni ben addomesticati, altri più selvatici, bradi, persino brutali. È un dato di fatto, non un'opinione. Se vai ad ascoltare il pop, nella maggioranza dei casi sai già che non sarà rivoluzionario. Il punk ha da sempre un messaggio, che può essere anche distruttivo, così come il metal estremo. Il rap si appropria del narrato dei vinti proprio come faceva il Verga, che ho portato agli esami di terza media come argomento a piacere facendo una certa figura, ma ne adatta il linguaggio in funzione delle persone che rappresenta. Fuori c'è una vita violenta? La descrive, la interpreta senza censure. Ma se nel 2020, dopo Eminem ospitone di Sanremo dalla Carrà, dopo l'idolatria mondiale nei confronti di Kanye West o di Nick Cave  (che ha scritto un quintale di Murder ballads), si va di pancia dietro ai tweet dei politici e degli opinionisti che parlano seguendo il trend topic del momento, siamo stronzi anche noi. Gente che dice "Questa non è musica, ascoltate Baglioni" senza conoscere il testo di Lacrime di marzo, non merita la nostra attenzione.

Viviamo un'era in cui si è persa anche la facoltà di distinguere opera da autore, in cui Fcebook censura anche i nudi nell'arte e allora serve pure sottolineare l'ovvio: la violenza sulle donne mi fa schifo come e più di tutte le altre forme di violenza. In questo caso, non si tratta di difendere Cally o i PTN, non rientrano neanche tra i miei preferiti. Piuttosto di smetterla di censurare a caso, difendendo volta per volta le donne, i bambini, il macroverso di Bibbiano, gli anziani, i pinguini, anzi, loro no. Salvini cita De André, non vi pare del tutto raggelante che si metta a parlare di musica pretendendo una certa cognizione di causa?

Il rap alla tv generalista non ha mai avuto un trattamento adeguato, semplicemente perché dietro le programmazioni ci stanno quelli che vogliono sì il rap, ma come lo faceva Jovanotti quando cantava Sono un ragazzo fortunato. Quello giovane e moderno, ma dal testo che al massimo possa dire "Sì col riso senza lattosio". Vi siete mai domandati perché tanti jingle pubblicitari usino il rap cantato dai bambini? Per il potere della filastrocca senza contenuto. Il rap invece è proprio quello, il Pasolini che nessuno legge più, aggiornato continuamente. Ma cosa censurate, cosa parlate di esempi, la musica è intrattenimento e uno, rispettando gli altri, si intrattiene un po' come gli pare. Per gli esempi veri e propri ci sono la famiglia, le istituzioni, la scuola, la politica, la religione. Ops. 

 

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L'articolo Mi piace la musica che ammazza la gente di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 21/01/2020 09:51

Tag: opinione

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